30/05/2006, 00.00
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Chiesa indiana: "Il Tamil Nadu dimostra l'inutilità delle leggi anti-conversione"

di Nirmala Carvalho

Il nuovo governo dello Stato meridionale, composto dai democratici del Dmk, ha dichiarato di voler abolire al più presto la legge che punisce le conversioni perché adottato solo come strumento politico contro le minoranze.

Delhi (AsiaNews) – La Chiesa indiana esprime "gioia e soddisfazione" per la decisione di abolire la Legge anti-conversione nel Tamil Nadu, presa dal nuovo governo di coalizione democratica del Dmk, e spera che "questo primo passo sulla strada giusta" venga intrapreso anche dagli altri Stati "ancora impastoiati da leggi di questo tipo".

"Accogliamo con gioia – dice ad AsiaNews p. Babu Joseph, portavoce della Conferenza episcopale indiana - la decisione del nuovo governo del Tamil Nadu. Ci è particolarmente gradito il fatto che il governo abbia dichiarato che la legge anti-conversione è inutile in quanto non ha altro scopo se non quello di molestare la popolazione, soprattutto i membri delle minoranze".

"La decisione del governo – aggiunge – è una prova evidente del fatto che leggi di questo tipo non si allineano ai valori di libertà di coscienza e tolleranza religiosa che da tempo immemore sono onorati in India". "Speriamo – conclude – che decisioni di questo genere siano prese anche da altri Stati indiani, ancora impastoiati da decreti di questo tipo".

Della stessa opinione il padre gesuita Cedric Prakash, noto attivista per i diritti umani e direttore del Centro "Prashanti", che ad AsiaNews spiega: "Questa decisione, presa dai democratici del Dmk, è un primo passo nella giusta direzione. E' la legge in sè, e la sua natura draconiana, che rifletteva il solo intento punitivo nei confronti di coloro che non appoggiavano il governo precedente. Lo stesso ex primo ministro del Tamil Nadu, la signora Jayalalitha, aveva capito il suo errore e cercato di abolirla, senza successo".

John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union [la più grande associazione di laici cattolici del Paese ndr], sottolinea come "la decisione presa dal Dmk evidenzia l'inutilità di leggi di questo tipo, che non nascono, come sempre dichiarato, in risposta a presunte conversione di massa, ma sono solo uno strumento politico dei nazionalisti indù per controllare con la violenza e la paura la macchina amministrativa dell'India e la sua popolazione".

"La legge – conclude l'attivista - è stata introdotta con lo spauracchio di una crescita della 'lobby' cristiana nello Stato: la sconfitta del Partito che ha agitato questa falsa bandiera alle prime elezioni utili dimostra che questo tipo di politica non paga".

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