13/02/2021, 09.13
RUSSIA-VATICANO
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Cinque anni dopo L’Avana. Mosca e Vaticano davanti all’ateismo della pandemia

di Vladimir Rozanskij

Un raduno on-line su “Chiesa e pandemia” per ricordare lo storico incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill. Le sofferenze vissute dalle persone e la morte di molti “pongono la questione dell’esistenza di Dio in modo più drammatico di qualunque teoria filosofica illuminista”. Ilarion: Aprirsi ““alle nuove possibilità missionarie”. La rivista Civiltà Cattolica in russo.

Mosca (AsiaNews) - Ieri 12 febbraio, erano cinque anni dallo storico incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev), nell’aeroporto dell’Avana a Cuba. Per commemorarlo, i rappresentanti delle due Chiese si sono incontrati in una conferenza on-line sul tema “Chiesa e pandemia”. Negli anni scorsi l’incontro era stato ricordato con analoghe conferenze a Roma e Mosca e in altre località.

Nell’occasione, il patriarca Kirill ha osservato che nella società a causa della pandemia si sono rianimati gli stereotipi della propaganda ateista, ben noti nell’ex-Unione Sovietica. Molte persone sono state “spinte a dubitare dell’esistenza di Dio di fronte alla tragedia del Covid-19”. Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha confermato dicendo che “le tragiche sofferenze e la morte di una tale quantità di persone pongono la questione dell’esistenza di Dio in modo più drammatico di qualunque teoria filosofica illuminista”.

Koch ha paragonato la catastrofe della pandemia con il terremoto di Lisbona del 1755, quando morirono 100mila persone, che “fece dubitare della bontà e dell’onnipotenza divina”. Egli ha invitato a vedere il tempo della pandemia come “l’esodo quarantennale del popolo ebraico nel deserto, quando Israele esprimeva la sua insoddisfazione verso Dio, desiderando tornare al paganesimo precedente”.

Il metropolita Ilarion (Alfeev), capo del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del patriarcato di Mosca, ha osservato a sua volta che “questa tragedia globale ha messo in luce un’intera serie di acute diseguaglianze internazionali e sociali, per il superamento delle quali è necessaria ora più che mai la testimonianza comune, e anche le azioni comuni dei cristiani… Oggi siamo chiamati a prendere coscienza delle sfide che stanno davanti a noi, ed essere in condizione di mostrare le vie del superamento di queste difficoltà, condivise dalle maggiori Chiese cristiane”.

Durante l’ultimo anno, l’uso massiccio delle nuove tecnologie ha costretto anche alla “partecipazione virtuale alle celebrazioni liturgiche”. Per Ilarion tutto questo non deve limitare l’azione pastorale della Chiesa, ma “aprire alle nuove possibilità missionarie”, permettendo a masse enormi di persone si partecipare ad iniziative a cui fisicamente non potrebbero essere presenti neanche in tempi di sicurezza sanitaria. In questo contesto “assume un particolare significato la predicazione in un senso molto più ampio, utilizzando gli spazi mediatici per la proclamazione della parola di Dio”, rendendo più cosciente la partecipazione alla vita della Chiesa in tutte le sue dimensioni.

In Russia è stata accolta con grande favore anche un’altra iniziativa legata al quinto anniversario dell’Avana, e cioè il lancio della edizione russa della Civiltà Cattolica. Il suo direttore, padre Antonio Spadaro SJ, ha rilasciato una lunga intervista alla corrispondente dell’agenzia Tass Vera Sherbakova, spiegando che la data è stata scelta apposta, per “l’incredibile significato ecumenico” dell’incontro tra il papa e il patriarca, di cui il progetto della rivista in russo vuole significare “la prosecuzione del cammino iniziato allora”. Secondo padre Spadaro, in quell’incontro “ancora più dei motivi teologici, vale la tensione a rispondere alle sfide della storia”. La storica pubblicazione potrà ora “partecipare all’enorme spazio culturale” della Russia, non soltanto per “condividere le nostre idee, ma anche per ascoltare quelle degli altri”.

Spadaro ha spiegato che la Civiltà Cattolica, fondata nel 1850 per volontà di Pio IX e affidata ai gesuiti, dal 2017 si è trasformata in una pubblicazione internazionale con 15 corrispondenti che scrivono da tutti i continenti; dallo scorso aprile esce anche in lingua cinese, e da novembre in giapponese, un anno dopo la visita di papa Francesco in Giappone.

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