10/04/2026, 13.21
ISRAELE - PALESTINA
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Cisgiordania: Netanyahu ha approvato 34 nuovi insediamenti, +80% dal 2022

Il via libera del governo arrivato senza pubblicità nei giorni scorsi proprio mentre aumentavano le violenze dei coloni. Dall'inizio della legislatura le nuove autorizzazioni sono diventate 103 (prima dell’attuale legislatura gli insediamenti riconosciuti erano in tutto 127). Cambiano anche le procedure di realizzazione, che mostrano la volontà di “accelerare” il processo di occupazione dei terreni. Sondaggi: Likud in calo, ma maggioranza del Paese contraria alla tregua. 

 

Gerusalemme (AsiaNews) - Decine di nuovi insediamenti in Cisgiordania e un crescendo di attacchi dei coloni ebraici nei Territori occupati, che non hanno risparmiato nemmeno i cristiani come denunciato a più riprese dal parroco di Taybeh. All’ombra delle guerre in Medio oriente, dall’Iran al Libano, e nel silenzio della comunità internazionale il governo di ultra-destra di Israele sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso - ma è rimasto segreto per diversi giorni - come rivela Peace Now: secondo il movimento pacifista israeliano sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati dall’esecutivo, gran parte dei quali avamposti in aree lontane del territorio montuoso, che portano il dato complessivo di quelli approvati dall'insediamento dell'attuale governo da 69 a 103. 

Inoltre, secondo alcune fonti il governo israeliano avrebbe previsto la realizzazione di infrastrutture energetiche, idriche ed elettriche ancora prima di aver completato l’iter procedurale relativo alla regolamentazione dei fondi in cui sorgeranno le nuove colonie. Una procedura che appare decisamente inusuale rispetto al passato e che, secondo gli esperti, testimonia un cambiamento significativo nella progettazione, finalizzato ad “accelerare” la nascita degli insediamenti stessi e garantire loro una immediata sopravvivenza in un’area contesa. 

Secondo gli attivisti il governo si sarebbe astenuto dal rendere pubblica la notizia per non irritare gli alleati statunitensi durante i combattimenti contro l’Iran, ma ora che è stato raggiunto un cessate il fuoco si è subito affrettato a pubblicarla. Una forzatura che contrasterebbe anche con gli inviti alla cautela avanzati dai vertici delle Forze armate (Idf), i quali avrebbero manifestato ferma contrarietà al piano dei nuovi insediamenti per ragioni di sicurezza. Un ampliamento, infatti, comporta maggiori oneri in termini di protezione, andandosi ad aggiungere a quanti sono già presenti e attivi.

“Il governo israeliano - denuncia in una nota Peace Now - è in preda alla frenesia in vista delle elezioni, cercando di creare il maggior numero possibile di fatti compiuti sul terreno e di lasciare Israele in una situazione di terra bruciata. Oggi è già chiaro a tutti - e l’Idf lo sottolinea ripetutamente - che la creazione di insediamenti danneggia la sicurezza, pone un carico anomalo sulle forze armate e mina la possibilità di risolvere il conflitto. E di raggiungere - conclude la dichiarazione del movimento anti-occupazione - qualsiasi forma futura di sicurezza e pace”.

I 34 insediamenti approvati si aggiungono ai 68 nuovi insediamenti decisi dal governo in precedenza, portando a 103 il numero totale dei nuovi insediamenti che questo governo ha deciso di riconoscere dall’inizio dell’attuale legislatura. Un dato senza precedenti, come indicano le statistiche ufficiali: prima della formazione dell’attuale esecutivo [che ha al suo interno leader pro-occupazione e pro-coloni], in Cisgiordania vi erano 127 insediamenti ufficiali. L’aggiunta di altri 103 insediamenti negli ultimi anni rappresenta un aumento pari a circa l’80%. 

Una mappa pubblicata da i24news e relativa ai nuovi piani di sviluppo mostra insediamenti nei dintorni di Jenin, a sud di Nablus, nella fascia tra Betlemme e Hebron, e in altre aree dove finora non vi era stata alcuna presenza israeliana. Tra questi vi sono sia insediamenti completamente nuovi sia avamposti illegali esistenti che saranno formalizzati come insediamenti ufficiali (uno di questi è Yishuv Hada’at a nord di Turmusaya). A quanto risulta a Peace Now, questa decisione non riguarda la creazione di insediamenti nelle Aree A e B, come sostengono alcune fonti, quanto piuttosto l’Area C, adiacente alle Aree A e B. Alcuni degli insediamenti esistevano già come “quartieri” di altri insediamenti e hanno ottenuto lo status di insediamento indipendente; altri erano avamposti illegali che hanno avviato il processo di legalizzazione come insediamenti indipendenti; altri ancora, infine, sono insediamenti nuovi.

Di fatto, spiegano alcune fonti, quasi in ogni blocco di insediamenti in Cisgiordania ne sorgerà uno nuovo nell’ambito di questa decisione senza precedenti, inclusi punti vicini alla Linea Verde e insediamenti che creeranno una separazione tra Beitunia e Modi’in Illit. Nella zona nord della Samaria, considerata fra le più sensibili, si prevede la costruzione di 6 nuovi insediamenti: Noa (il più rilevante), Emek Dotan, Aloné Shomron, Ta’anakh, Rom Gilboa e Ma’ayanot.

Vi è poi una ulteriore accelerazione nel piano di costruzione delle cosiddette “mura” attorno a Jerico: tre nuovi insediamenti, infatti, completeranno l’accerchiamento della città palestinese su tutti i lati: Tzuri, Elisha e Dia. Quest’ultimo in particolare è previsto che “sorga sulla cresta montuosa a ovest, su terreni statali regolarizzati. La posizione dell’insediamento, in un punto dominante sull’intera area della città, consente il controllo - conclude il documento governativo - della zona del confine orientale. Inoltre, il nuovo insediamento è destinato a creare una continuità territoriale tra Mevo’ot Yericho e Tamra a nord e Vered Yericho e Mitzpe Yericho a sud”. 

Il piano di espansione territoriale dell’esecutivo di ultra-destra israeliano non riguarda solo la Cisgiordania. In questi giorni, infatti, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’insediamento di Maoz Tzur, il ministro delle Finanze pro-colonie Bezalel Smotrich ha affermato che l’allargamento dei confini comprenderà anche Gaza, il Libano e la Siria. “Ci sarà una tappa politica a Gaza che espanderà i nostri confini, ci sarà una tappa politica conclusiva in Libano che espanderà i nostri confini al [fiume] Litani con confini difendibili e ci sarà una tappa politica conclusiva in Siria con la corona di Hermon e una zona cuscinetto. Questo - ha concluso - è ciò che è necessario per garantire la nostra sicurezza”.

Il governo spinge sull’acceleratore nel piano di espansione territoriale, ma il partito Likud del premier Benjamin Netanyahu registra una battuta d’arresto nell’elettorato, come emerge da una serie di sondaggi pubblicati in questi giorni. Al contempo, gli studi mostrano come l’opinione pubblica israeliana sia in maggioranza favorevole alla politica di guerra permanente dichiarandosi contraria al cessate il fuoco con l’Iran (e il Libano), segno di una crescente ossessione per la sicurezza a dispetto delle conseguenze del conflitto. A fronte di un calo del Likud, i partiti sionisti contrari a Netanyahu si avvicinerebbero, ma non riuscirebbero a ottenere la maggioranza dei 120 seggi della Knesset in caso di voto odierno (le elezioni sono previste entro ottobre), secondo le rilevazioni di Kan, Channel 12 e di Channel 13. 

La rilevazioni di Kan ha attribuito ai partiti sionisti anti-Netanyahu 59 seggi, Channel 12 ne ha attribuiti 60 e Channel 13 ne assegna 55. Kan ha attribuito al Likud 25 seggi, in calo rispetto ai 28 della scorsa settimana, mentre il partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha ottenuto 10 seggi, in aumento rispetto agli otto della scorsa settimana. Il partito sefardita ultra-ortodosso Shas è stabile a nove seggi, mentre il partito ashkenazita ultra-ortodosso United Torah Judaism ne ha ottenuti sette, in calo dagli otto della settimana scorsa. L’ultimo partner di coalizione del Likud, il partito Sionismo Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, non è riuscito a superare la soglia elettorale.

Il sondaggio di Kan ha inoltre assegnato 19 seggi - gli stessi della scorsa settimana - al partito di destra dell’ex primo ministro Naftali Bennett. Altri 14 seggi, in aumento rispetto ai 13 della scorsa settimana, sono andati al partito centrista Yashar dell’ex capo dell’Idf Gadi Eisenkot. I Democratici, alleanza di sinistra guidata dall’ex vicecapo Idf Yair Golan, hanno ottenuto 11 seggi, in aumento rispetto ai nove della scorsa settimana, mentre il partito Yisrael Beytenu del falco e deputato di lungo corso Avigdor Liberman ne ha ottenuti nove (otto all’ultimo rilevamento). A completare il quadro dei partiti sionisti dell’opposizione, il partito centrista Yesh Atid del leader dell’opposizione Yair Lapid ha ottenuto sei seggi, in calo, mentre l’altro partito centrista, Blu e Bianco, di Benny Gantz, non è riuscito a superare la soglia di sbarramento.

In totale, il sondaggio di Kan ha assegnato 51 seggi alla coalizione di Netanyahu e 59 seggi ai partiti sionisti dell’opposizione, il che significa che ciascun blocco dovrebbe fare affidamento sui transfughi dell’altro blocco o sul sostegno dei partiti arabi per raggiungere i 61 seggi necessari per un governo di maggioranza. La maggioranza in tutti e tre i sondaggi disapprovava la tregua con l’Iran, con il 56% degli intervistati da Kan, il 53% degli intervistati da Channel 12 e il 51% degli intervistati da Channel 13 contrari al cessate il fuoco di due settimane. Channel 12 ha anche chiesto agli intervistati se Israele dovesse continuare ad attaccare Hezbollah in Libano. Una larga maggioranza, il 79%, ha sostenuto il proseguimento della guerra.

(Credit photo: Peace Now)

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