01/06/2007, 00.00
INDIA
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Clima di guerra civile nel Rajasthan, isolato dal Paese

di Nirmala Carvalho
Quarto giorno di proteste e blocchi stradali dei tribali Gujjar. La polizia spara ancora sui dimostranti. Mentre il governo non riesce a trovare un accordo, la tribù Meenas minaccia di scendere in piazza contro i Gujjar. Esperti: è l’esito di una politica corporativa che non tutela i diritti della popolazione più povera.

New Delhi (AsiaNews) – Continua per il 4° giorno la protesta dei tribali Gujjar nel Rajasthan, tagliato fuori dal resto del Paese. I numerosi scontri tra polizia e manifestanti hanno causato almeno 22 morti dal 29 maggio e il ministro dell’Interno del governo centrale ha disposto il “massima allerta” per l’esercito nello Stato ma anche in Haryana, Delhi e nell’Uttar Pradesh.

La comunità Gujjar chiede lo status di Scheduled Tribe - status che darebbe loro accesso a posti di lavoro pubblici e una quota di posti nelle scuole e nei collegi statali - e blocca il traffico sulle strade nazionali che congiungono Delhi a Mumbai e all’India centrale. Molti treni interstatali sono stati cancellati o deviati altrove. Ieri la polizia ha sparato sui dimostranti nei distretti di Jaipur e Sawai Madhopur causando almeno 4 morti e numerosi feriti.

Gli incontri tra rappresentanti del governo e dei Gujjar non hanno portato esiti. Crescono anche le tensioni tra i Gujjar e i Meenas, unica tribù dello Stato riconosciuta come Scheduled Tribe. I Meenas si oppongono al riconoscimento di questo status ai Gujjar e minacciano di intervenire per “rimuovere i blocchi stradali” se non lo farà il governo. I leader Gujjar accusano il governo di “istigare” i Meenas contro di loro. 

I dimostranti bruciano ritratti del capo ministro del Rajasthan, Vasundhara Raje, che accusano di non aver mantenuto la promessa di farli diventare Scheduled Tribe . La contestazione è tale che è intervenuto Prakash Javadekar, portavoce del Partito Bharatiya Janata (Bjp) che è al governo, per dire che la Raje ha operato a favore dei Gujjar. “E’ il governo centrale – ha detto – che deve decidere lo status dei Gujjar nell’intera Nazione”.

Joseph D. Souza, presidente dell’All India Christian Council, e John Dayal, presidente dell’All India Catholic Union, denunciano le responsabilità della polizia per avere sparato sui manifestanti e l’attuale incapacità del governo a controllare la situazione. Ricordano che nelle precedenti tragedie di Hyderabad (Andhra Pradesh, dove la polizia ha sparato sugli islamici vittime di un attentato esplosivo) e del Nandigram (Bengala Occidentale, quando ha sparato sui contadini che si opponevano alla requisizione delle terre), il capo ministro dello Stato è subito intervenuto, mentre nel Rajasthan la situazione è “molto grave”, anche perché “elementi politici del governo cercano di mettere i diversi gruppi l’uno contro l’altro per stornare l’attenzione dal loro fallimento politico”. “Il governo del Bjp nel Rajasthan ha fomentato e aumentato la divisione tra i gruppi, come già questo Partito ha fatto nel Punjab”.

Gli esponenti cattolici denunciano che molti “governi, specie quelli che sostengono un monopolio religioso e culturale, hanno più volte cambiato le regole a danno della popolazione. Ai cristiani appartenenti alle Scheduled Caste sono negati i loro diritti”. “Ci sono state volontarie manipolazioni per ridurre la presenza di gruppi tribali, come gli Oraon e altri tribali cristiani nel Chhattisgarh e nel Madhya Pradesh, per aumentare i benefici ai gruppi leali alla loro [del governo] ideologia”. “Invitiamo il governo a mostrare una sincera volontà di riconciliazione e pace attraverso un sincero confronto con i leader Gujjar”, anche tramite “un adeguato risarcimento economico alle famiglie di chi è stato ucciso dalla polizia”.

Souza nota che i Gujjar dello Jammu e del Kashmir sono già stati ammessi tra le Scheduled Tribe e che nel Rajasthan questo status è stato riconosciuto ai Meenas che hanno una situazione simile ai Gujjar. Denuncia il rischio “corporativo”, dato che i governi non investono adeguate risorse nell’istruzione e nelle scuole i posti sono scarsi rispetto alle esigenze, cosa che favorisce una volontà di privilegiare solo alcuni gruppi.

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