Colombo: nuove minacce di morte a Sandhya Ekneligoda (mentre processo resta bloccato)
La moglie del giornalista scomparso nel 2010 ha denunciato di aver ricevuto altre intimidazioni da un uomo definitosi "un generale dell'esercito in pensione". Ha scritto al presidente Dissanayake ricordando anche i continui rinvii del procedimento giudiziario contro nove ufficiali accusati per la vicenda.
Colombo (AsiaNews) - “Negli ultimi 16 anni ho ricevuto minacce da varie persone, da quando mi batto per ottenere giustizia per mio marito. Ma questa telefonata mi spaventa moltissimo. Mi sorprende che arrivi anche sotto il regime del presidente Anura Kumara Dissanayake”.
Sandhya Ekneligoda, attivista per i diritti umani e moglie del giornalista scomparso Prageeth Ekneligoda, commenta così ad AsiaNews la nuova minaccia di morte ricevuta in questi giorni. Sandhya ha chiesto al presidente Anura Kumara Dissanayake di garantire la sua sicurezza, in seguito a una telefonata minatoria ricevuta il 16 gennaio da una persona che si è presentata come “un generale di brigata dell’esercito in pensione”. Da un numero di cellulare da lei reso pubblico, l’interlocutore l’ha minacciata intimandole di tacere, altrimenti avrebbe fatto la stessa fine di suo marito. “Mi è stato detto che il numero di telefono non è registrato. Ma sono certa che la polizia possa risalire ad alcune informazioni”, ha affermato.
Ekneligoda dice di temere per la propria vita se i sospettati arrestati in relazione alla scomparsa del marito venissero rilasciati su cauzione dal tribunale. Ha inoltre riferito di essere rimasta ulteriormente scioccata nello scoprire che uno degli imputati sotto processo per il rapimento di Prageeth era stato promosso dall’esercito. “Potrei persino essere assassinata in un finto incidente stradale o in modo simile - commenta ad AsiaNews -. Ma ho voluto informare il pubblico e i media prima che ciò accada e chiedere loro di starmi accanto”.
Oltre a scrivere al presidente, Sandhya ha presentato denuncia alla Divisione per l’assistenza e la protezione delle vittime di reato e dei testimoni della Polizia dello Sri Lanka. Ha inoltre scritto ad altre organizzazioni internazionali, come l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR). Finora non ha ricevuto alcuna risposta da parte del presidente.
Sandhya Ekneligoda lotta per ottenere giustizia per suo marito, rapito il 24 gennaio 2010, due giorni prima delle elezioni presidenziali del 2010, dalle quali Mahinda Rajapaksa uscì vincitore. Noto critico del governo, è stato visto per l’ultima volta nei sobborghi di Colombo, capitale dello Sri Lanka. Come vignettista e columnist per il sito di notizie Lanka e News, Ekneligoda utilizzava la sua piattaforma per denunciare la corruzione e gli abusi di potere. La sua scomparsa è avvenuta in un periodo segnato da diffuse violenze contro i giornalisti.
Nove anni dopo la scomparsa di Ekneligoda, nel 2019, un Tribunale Speciale (Trial-at-Bar) ha notificato atti d’accusa contro nove ufficiali dell’esercito per “rapimento e cospirazione finalizzata all’omicidio” del giornalista Prageeth Ekneligoda, per fatti avvenuti tra il 25 e il 27 gennaio 2010.
Tra gli imputati figurano il tenente colonnello Shammi Arjun Kumararatne, R.M.P.K. Rajapaksa alias Nadan, W.W. Priyantha Dilanjan Upasena alias Suresh, S.M. Ravindra Rupasena alias Ranji, Y.M. Chaminda Kumara Abeyratne, S.M. Kanishka Gunaratne, Aiyyasami Balasubramaniyam, D.G.T. Prasad Gamage e T.E.R. Peiris, accusato nel caso per il rapimento. Tuttavia, il processo davanti al tribunale speciale di Colombo per l’assenza di due dei tre giudici. Il caso, esaminato il 2 febbraio, è stato rinviato al 4 maggio. Sandhya ha sollecitato il presidente Dissanayake ad adottare misure per nominare i giudici del processo e portarlo a conclusione entro quest’anno.
Sandhya Ekneligoda ha ricevuto nel 2017 il premio internazionale International Women of Courage. Da anni si batte per migliaia di persone scomparse nello Sri Lanka.
08/01/2018 11:13
21/01/2019 12:34





