20/06/2022, 08.54
KIRGHIZISTAN-TAGIKISTAN
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Continuano gli scontri di confine tra tagiki e kirghisi

di Vladimir Rozanskij

Epicentro della tensione è il passo di Kekh. Le due parti si scambiano accuse sulla responsabilità della situazione. Su 972 km di frontiera, solo 519 sono determinati e riconosciuti in modo ufficiale da Dušanbe e Biškek.

Mosca (AsiaNews) – A giugno si sono verificati diversi scontri e sparatorie tra le guardie di frontiera tagiche e kirghise della località di Kekh, a 15 chilometri dal džamoat (centro agricolo) di Vorukh, parte della città tagika di Isfar; l’ultima schermaglia ha avuto luogo il 14 giugno. A Kekh sono dislocate soltanto le stazioni di frontiera dei militari, e a Vorukh spesso non arrivano neanche gli echi degli incidenti armati, tranne poi assistere a manovre improvvise di nuove disposizioni di soldati sul territorio.

Un abitante del luogo, Zukhron Tešaev, racconta a Ozody che “non riusciamo a capire che cosa accada laggiù, vediamo arrivare nuove unità militari che vengono a dare il cambio al distaccamento di frontiera e capiamo che stanno nuovamente combattendo, prima si facevano più trattative tra le due parti, ora sembrano sempre più agitati”. Gli abitanti sono continuamente in ansia, qualunque rumore fuori dalla porta di casa crea preoccupazione, e nel paese nessuno riesce più a dormire. A ogni incidente, raccontano i locali, muore almeno una o due persone: “Noi vogliamo far crescere i nostri figli, non coltivare i fiori per le tombe, che la smettano”, dice Zukhron.

Diversi abitanti di Vorukh sono stati testimoni di almeno tre scontri armati al confine nell’ultimo mese, dove entrambe le popolazioni rivendicano l’appartenenza del passo di Kekh. I tagiki affermano che “da secoli qui non solo coltiviamo la terra e pascoliamo le greggi, ma è anche un luogo di svago e riposo”.

I čabany, i pastori locali, temono la dispersione degli animali per il territorio. Secondo un altro abitante del luogo, Rufokhudža Rakhimov, “i kirghisi vogliono trasformare questa zona in un campo di battaglia, e continuano a portare a Kekh il personale degli altri ‘auly’ [fortezze di frontiera] mentre con i residenti di origine kirghisa da tempo non avevamo mai avuto problemi”. Lo scontro più sanguinoso si è avuto ad aprile del 2021, e da allora il terrore non ha mai abbandonato la vita della gente di queste parti.

Un analista tagiko, Nehmatullo Mirsaidov, ritiene che le autorità del Kirghizistan non sono mai riuscite a inserire la provincia di confine di Leilek (regione di Batken) nelle vie di comunicazione del Paese, e cercano di risolvere i loro problemi logicistici a spese dei tagiki, invadendo parti sempre più ampie dei pascoli storici della zona di Kekh e cercando di assicurarsi gli accessi alle acque e ai passaggi cruciali delle strade.

Nell’ultimo scontro ha perso la vita il 26enne Murodbek Makhmadkulov, un soldato tagiko di frontiera, e il ministero degli Esteri di Dušanbe ha dichiarato che “in seguito a questa ingiustificata aggressione, il comandante delle forze tagike di frontiera di Kekh è stato ferito e trasportato al pronto soccorso di Vorukh; le sue condizioni appaiono piuttosto critiche”. I kirghisi ribattono che sono stati i tagiki a fare fuoco per primi, e questa dinamica di reciproche accuse si ripete ormai per tutti gli incidenti degli ultimi mesi.

Il 3 giugno le guardie tagike avevano aperto il fuoco, secondo i testimoni, dopo che i soldati kirghisi avevano invaso il territorio senza preavviso né giustificazione, ignorando ogni avviso e intimazione a fermarsi e tornare indietro. I kirghisi lamentano che sono piuttosto i tagiki a sconfinare spesso oltre i limiti, e pare che non si trovi un modo per accordarsi sul controllo della strada che unisce Vorukh a Isfar, in cui ogni curva viene rivendicata da entrambe le parti.

I governi dei due Paesi avevano dichiarato di aver determinato i confini su 664 chilometri dei 972 totali che uniscono Tagikistan e Kirghizistan, ma in realtà a essere pienamente garantiti sono attualmente 519 km, mentre tutto il resto rimane conteso.

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