27/05/2022, 12.38
TERRA SANTA
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Coordinamento vescovi: Gerusalemme patrimonio comune, non monopolio esclusivo

Per i presuli di Europa, America e Sudafrica membri dell'Holy Land Coordination la città santa è “ebraica, cristiana e musulmana”. Ai cristiani il compito di preservare e valorizzare “l’apertura e l’universalità”. L’incontro con i familiari della giornalista cristiana palestinese uccisa. L’auspicio di una ripartenza dei pellegrinaggi, risorsa fondamentale. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Gerusalemme è una città “ebraica, cristiana e musulmana” e deve restare “patrimonio comune” e non “monopolio esclusivo” di una sola religione. Con un richiamo alla molteplice identità della città santa, i vescovi europei, americani e dal Sud Africa del Coordinamento di Terra Santa (Hlc) aprono il documento finale a conclusione del pellegrinaggio annuale che si è tenuto dal 21 al 26 maggio scorso. Una occasione per richiamare il valore della solidarietà verso le comunità cristiane locali all’insegna delle 4P (preghiera, pellegrinaggio, pressione, presenza) ed esprimere vicinanza alla famiglia di Shireen Abu-Akleh, giornalista cristiana palestinese uccisa l’11 maggio scorso a Jenin.

Rilanciando il messaggio del patriarca Pizzaballa, hanno aggiunto i vescovi, “è nostro diritto e dovere, come cristiani, sostenerne l’apertura e l’universalità”. Il gruppo del “Coordinamento” è stato formato a Gerusalemme, su richiesta della Santa Sede, nell’ottobre del 1998. Alla visita di quest’anno secondo il tema “Gerusalemme, luogo dell’anima - Una madre che ci educa e ci fa crescere” hanno preso parte vescovi provenienti dal Regno Unito, dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Irlanda, guidati nell’occasione dal vescovo e presidente Hlc Declan Lang. 

“La comunità cristiana - sottolineano i vescovi del coordinamento - è essenziale per l’identità di Gerusalemme, tanto oggi quanto per il futuro. Ciononostante, la sua presenza è minacciata di continuo da occupazione e ingiustizia” che gli stessi prelati hanno visto e testimoniato “nelle persone che abbiamo incontrato”, vittime di “violenze e intimidazioni” dei coloni, di “restrizioni alla libertà” e di “divisione fra famiglie”. 

Uno dei momenti più significativi delle giornate in Terra Santa è stato l’incontro con i familiari della giornalista palestinese uccisa, con tutta probabilità, da proiettili esplosi dall’esercito israeliano durante uno scontro a fuoco con i palestinesi a Jenin. Una visita apprezzata dai parenti, come sottolinea il fratello Anton Abu Akleh che parla di “vicinanza” importante delle Chiese “in questo tragico momento”. Shireen, ha aggiunto, era una donna “generosa, umile, svolgeva la sua professione con grande capacità” e da questa tragedia “dovrà venire qualcosa di buono”. 

Nel comunicato finale i prelati affermano di condividere le “preoccupazioni” manifestate dalla comunità cristiana per le “restrizioni unilaterali”, quanto immotivate, imposte dalla polizia israeliana in occasione delle recenti celebrazioni pasquali. E parlano di “attacco vergognoso” a quanti partecipavano alle esequie della giornalista cristiana, una pagina buia che ha provocato anche la durissima reazione dei vertici cristiani della Terra Santa. 

Vi è poi il richiamo alla povertà acuita da due anni di restrizioni a causa della pandemia di Covid-19, legata anche e soprattutto alla mancanza di pellegrini e del turismo religioso che rappresenta una risorsa fondamentale per i cristiani della regione (il 30% opera o è collegato a vario titolo al settore del turismo e dell’accoglienza). Alcune famiglie, scrivono, sono state costrette a “lottare per permettersi un alloggio, del cibo o altri beni essenziali”. 

Pur fra queste enormi difficoltà, emergono anche dei segni di speranza che provengono da associazioni ed enti cristiani che operano a favore dei più bisognosi e nella società, compresi i giovani che nonostante le “violazioni quotidiane” vogliono restare per costruire il futuro. In conclusione, sottolineando l’importanza del ritorno dei pellegrini i vescovi rilanciano l’invito a sostenere i cristiani di Gerusalemme e Terra Santa e il valore della città santa che, come sottolinea lo stesso papa Francesco, “va oltre ogni considerazione su questioni territoriali”.

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