Coprifuoco per i monasteri, mentre i generali elargiscono offerte ai monaci
Dopo le manifestazioni contro il caro benzina, le autorità limitano ad un’ora le uscite dei monaci buddisti per ricevere le offerte e impongono il coprifuoco. Intanto i media statali esaltano i militari che donano soldi e olio da cucina ai monasteri, ma ancora non si scusano per la violenza usata a Pakokku.
Yangon (AsiaNews) – Continua il braccio di ferro tra i monaci buddisti e la giunta militare in Myanmar. Secondo media legati alla dissidenza birmana, il governo ha limitato a solo un’ora la rituale uscita dei religiosi per ricevere l’elemosina dai fedeli e imposto un coprifuoco (dalle 9 di sera alle 4 di mattina) a diversi monasteri. Tra di questi il monastero di Gandayone e quello di Alodawpyi a Sittwe, nello Stato occidentale di Arakan.
I quotidiani ufficiali, come The New Light of Myanmar, invece, da due giorni danno ampio spazio alle iniziative “caritatevoli” di alcuni funzionari di Stato, come le donazioni di olio da cucina e denaro a 102 monasteri di Mandalay elargite dal generale maggiore Khin Zaw, capo della giunta per la regione centrale. Il tentativo è quello di tenere alta l’immagine delle autorità, incrinata con la repressione violenta delle manifestazioni popolari contro il caro benzina.
Ai moti di piazza si sono uniti di recente anche i monaci: una manifestazione pacifica a Pakokku la settimana scorsa è stata dispersa con la forza. Ma i religiosi non hanno intenzione di rimanere in silenzio e ora chiedono scuse ufficiali e la scarcerazione dei prigionieri politici. Finora la giunta si è limitata a risarcire (con 30mila Kyat) chi ha subito percosse a Pakokku. Se entro il 17 settembre non arriveranno anche scuse ufficiali, i monaci minacciano un boicottaggio delle offerte dei militari. L’elemosina è un importante dovere spirituale per un buon buddista: segno di rispetto agli antenati, mezzo di purificazione dalle cattive azioni e per la conquista di meriti in vista della reincarnazione. Il suo rifiuto da parte dei monaci indica una forte riprovazione morale, in qualche modo paragonabile ad una scomunica.
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