Corsa agli armamenti: Asia in continua espansione, Medio Oriente stabile
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In Asia la crescita è trainata da Cina, Giappone, India e Taiwan, a causa di rivalità strategiche e incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. In Medio Oriente cala la spesa di Israele, ma crescono Turchia e Arabia Saudita.
Stoccolma (AsiaNews) – La spesa militare continua a crescere a livello mondiale, ma a determinare l’aumento sono sempre più i Paesi dell’Asia e del Medio Oriente. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Sipri (Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma), nel 2025 il la spesa globale ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari, pari al 2,5% del PIL mondiale, in crescita per l’undicesimo anno consecutivo. A livello percentuale, l’aumento è stato "solo" del 2,9%, ma a causa di un rallentamento negli Stati Uniti: senza di loro, la crescita sarebbe stata del 9,2%.
Dietro il dato complessivo emergono dinamiche regionali molto diverse: se in Europa l’impennata continua a essere legata alla guerra in Ucraina (facendo registrare un +14%), in Asia e Medio Oriente si sta consolidando la tendenza a rafforzare l’apparato militare come risposta alle crescenti rivalità nell’area e a un ordine internazionale percepito come sempre più instabile.
Con 681 miliardi di dollari nel 2025 (+8,1%), l’Asia e Oceania hanno registrato l’aumento più rapido dal 2009. Il dato conferma però una tendenza già consolidata: da oltre tre decenni, infatti, la spesa militare dell’Asia è in crescita. La Cina resta il principale attore, con una spesa stimata di 336 miliardi di dollari (+7,4%), pari al 12% del totale mondiale e un dato coerente con la una strategia di modernizzazione militare che punta a rafforzare tutte le componenti delle forze armate entro il 2035. E la crescita della spesa cinese non ha subito rallentamenti nonostante le campagne anticorruzione che hanno preso di mira alcuni vertici militari.
Il Giappone ha aumentato la spesa del 9,7%, raggiungendo il livello più alto in rapporto al Pil dal 1958. Ancora più marcato l’aumento di Taiwan (+14%) in risposta alle esercitazioni militari cinesi intorno all’isola. Taipei ha annunciato l’obiettivo di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2030, anche su pressione degli Stati Uniti.
Nel subcontinente indiano, la rivalità tra India e Pakistan continua a influenzare le politiche di difesa. L’India, quinto Paese al mondo per spesa militare, ha registrato un aumento dell’8,9%, mentre il Pakistan ha incrementato dell’11%. Una diretta conseguenza del conflitto di maggio dello scorso anno, durante il quale le due potenze nucleari hanno messo in mostra i loro nuovi armamenti, ma di fatto non nessuna delle due è emersa come vincitrice. Al contrario i governi continuano ad alimentare la propaganda interna e il nazionalismo, soprattutto ora che il Pakistan è sotto i riflettori internazionali per i tentativi di mediazione tra Stati Uniti e Iran.
Ma oltre alle tensioni regionali pesa anche il fattore politico: gli analisti del Sipri sottolineano che l’incertezza sull’impegno statunitense nella regione sta spingendo gli alleati di Washington a cercare di proteggersi da soli.
Nel Medio Oriente la spesa militare appare stabile (+0,1%), attestandosi a 218 miliardi di dollari. Tuttavia, Israele nel 2025 ha ridotto la spesa del 4,9%, passando a 48,3 miliardi di dollari, in seguito alla diminuzione dell’intensità della guerra nella Striscia di Gaza anche se i livelli sono comunque quasi il doppio rispetto al 2022.
L’Arabia Saudita si conferma il maggiore acquirente della regione, con 83,2 miliardi di dollari (+1,4%), mentre la Turchia ha registrato uno degli aumenti più importanti, del 7,2%, trainato sia dalle operazioni militari all’estero sia dagli investimenti nell’industria bellica nazionale.
In controtendenza l’Iran, dove la spesa è diminuita del 5,6% in termini reali, a causa dell’elevata inflazione (42%). Tuttavia, il dato ufficiale non riflette pienamente la realtà: una parte significativa dei programmi militari, in particolare missili e droni, è finanziata attraverso entrate petrolifere che non appaiono nei bilanci ufficiali, secondo il Sipri.
Nel complesso in Asia prevale l’insicurezza e la sfiducia nel sistema internazionale, spingendo gli Stati a continuare la propria corsa verso gli armamenti, una dinamica che non sembra possa arrestarsi nel breve periodo: “le crisi attuali e gli obiettivi di lungo periodo dei governi indicano che la crescita della spesa militare continuerà anche nei prossimi anni”, si legge nel rapporto. Il rischio, già evidenziato in precedenti analisi, è quello di una spirale di riarmo che alimenta a sua volta nuove tensioni, sottraendo risorse allo sviluppo economico e alle politiche sociali.
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