30/04/2015, 00.00
INDONESIA - FILIPPINE - ONU
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Cristiani filippini e indonesiani in festa per Mary Jane. Sulle esecuzioni Onu contro Jakarta

Gioia e soddisfazione nelle Filippine per la domestica condannata a morte e risparmiata all’ultimo minuto. I condannati hanno affrontato il patibolo cantando “Amazing Grace”. Parenti, attivisti e gruppi religiosi - anche cristiani - indonesiani hanno pregato in concomitanza con le esecuzioni. Dura nota di Ban Ki-moon: “nel 21mo secolo non vi è posto” per la pena di morte.

Jakarta (AsiaNews) - Le Filippine hanno celebrato con feste di piazza e veglie di preghiera la decisione del governo indonesiano di risparmiare la vita di Mary Jane Fiesta Veloso; la 30enne domestica madre di due figli era stata condannata a morte - sebbene presunta innocente - per traffico di droga internazionale, ma con una decisione “dell’ultimo minuto” Jakarta ha fermato il boia. Per il momento la fucilazione è stata rimandata, a differenza degli altri otto condannati che sono stati giustiziati secondo programma.

Il governo indonesiano ha concesso del tempo alla donna, perché possa testimoniare nel processo che verrà istruito contro colei che l’avrebbe reclutata, inconsapevole, per il trasporto di eroina mettendole lo stupefacente nel bagaglio. A poche ore dalla fucilazione della 30enne filippina, Maria Kristina Sergio - questo il nome della donna ora alla sbarra - si è consegnata di propria volontà alla polizia e ora si trova a Manila, in regime di custodia preventiva e sottoposta a ulteriori indagini. 

Intanto emergono nuovo dettagli sulle fucilazioni avvenute ieri, nelle prime ore della notte. Gli otto condannati hanno affrontato il patibolo intonando all’unisono “Amazing Grace”; essi hanno rifiutato di essere bendati e hanno cantato fino a che le squadre hanno aperto il fuoco.

All’esterno, sulle acque che circondano la cittadina di Cilacap, punto di partenza per raggiungere l’isola carcere di Nusakambangan, parenti, attivisti, religiosi hanno promosso una fiaccolata, cantando anch’essi “Amazing Grace” in solidarietà con i condannati. Fra i presenti vi erano anche gruppi cristiani indonesiani (nella foto una suora) che hanno tenuto una veglia di preghiera, per accompagnare gli otto prigionieri nel loro ultimo viaggio. Essi hanno anche ringraziato il Signore per aver fermato la mano del boia, risparmiando la vita di Mary Jane. Un fatto definito da tutti “un miracolo”. 

Sulle fucilazioni avvenute ieri è intervenuto anche il segretario generale Onu Ban Ki-moon, il quale ha espresso “profondo rammarico”. Nonostante le pressioni diplomatiche internazionali e gli appelli dei governi coinvolti - degli otto giustiziati, sette erano stranieri - Jakarta ha dato il via libera al boia, risparmiando (per ora) solo la vita di Mary Jane Fiesta Veloso. In un comunicato ufficiale Ban Ki-moon afferma che “non vi è posto nel 21mo secolo” per la pena capitale e ha rivolto un richiamo urgente all’Indonesia, perché risparmi gli altri prigionieri nel braccio della morte. 

In risposta, Jakarta difende la propria linea di tolleranza zero contro il traffico di droga e ricorda che le fucilazioni sono parte di questa politica. Il procuratore generale di Jakarta gen. Prasetyo sottolinea che “le esecuzioni non sono una cosa piacevole. Non sono certo un divertimento”. Egli aggiunge anche che “dobbiamo farlo, per salvare la nazione dai pericoli della droga”. 

Fra le persone giustiziate ieri mattina vi erano due cittadini australiani - Andrew Chan e Myuran Sukumaran - e un cittadino brasiliano, Rodrigo Gularte affetto da gravi problemi mentali.

Il governo di Canberra, fra i più stretti alleati dell’Indonesia, ha richiamato il proprio ambasciatore per protesta. Il premier Tony Abbot ha definito il trattamento riservato ai due australiani “crudele e inutile”, parlando di “momento buio” nelle relazioni fra i due Stati. “Rispettiamo la sovranità dell’Indonesia - ha aggiunto - ma deploriamo la vicenda, che non può essere considerata un fatto come tanti altri”. 

Brasilia ha espresso “profondo rammarico” e minaccia azioni in risposta all’esecuzione del secondo cittadino brasiliano in Indonesia in meno di tre mesi.

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