Dagli avvocati ai poliziotti, ‘campagna senza precedenti’ nega l’Eid agli ahmadi
Festa del sacrificio negata per la minoranza musulmana in Pakistan. Un movimento formato da gruppi diversi, comprese organizzazioni estremiste ed organi dello Stato, sta boicottando le celebrazioni. Portavoce Jamaat Ahmadiya ad AsiaNews: “Trattamenti discriminatori e violazioni dei nostri diritti fondamentali”.
Lahore (AsiaNews) - In concomitanza con la festa del Sacrificio (l’Eid-ul-Adha 2026), la comunità ahmadi in Pakistan si trova ancora una volta ad affrontare una minaccia imminente e grave a sfondo confessionale; una persecuzione religiosa, spiegano gli esperti, che è in parte agevolata dallo Stato che non interviene per arginare una deriva violenta e in rapida escalation. Nei giorni scorsi, infatti, si è registrata la nascita di un movimento variegato formato da ordini di avvocati di almeno nove distretti e quattro province, da organizzazioni estremiste, da associazioni di categoria e funzionari di polizia di oltre 35 distretti. L’obiettivo è avviare una “campagna senza precedenti”, che coinvolge diversi attori, per impedire agli ahmadi di celebrare il Qurbani e le preghiere previste nella seconda ricorrenza più importante del calendario musulmano dopo la fine del Ramadan, il mese di digiuno e preghiera islamico.
Il vice commissario di Nankana Sahib ha annunciato pubblicamente sui social media ufficiali che alla minoranza musulmana, considerata “eretica” dall’islam ufficiale, non sarà permesso celebrare il Qurbani. Al contempo le informazioni raccolte sul campo, distretto per distretto, dai membri della comunità ahmadi documentano azioni specifiche e identificate da parte della polizia e delle autorità amministrative in oltre 35 distretti di tutte e quattro le province e nell’Azad Kashmir.
In diversi distretti sono state documentate cauzioni imposte dalla polizia. Gli ordini degli avvocati di Lahore, Kasur, Zafarwal, Balakot, Peshawar, Khushab, Daska, Karachi, Azad Kashmir hanno presentato richieste formali alla polizia per bloccare le celebrazioni. Organizzazioni estremiste tra cui il Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp) e altre reti attiviste, hanno lanciato campagne di incitamento all’odio online. Un’associazione di macellai di Rawalpindi ha ordinato ai propri membri di rifiutare qualsiasi servizio ai membri della comunità. Secondo gruppi pro diritti umani, questa campagna coordinata e che coinvolge molteplici attori è preoccupante e richiede una risposta urgente e decisa da parte del governo federale perché lesiva degli stessi diritti costituzionali.
Gli ahmadi (circa il 2% della popolazione pakistana) sono un movimento religioso ispirato all’islam sorto alla fine dell’800, il cui fondatore, Mirza Ghulam Ahmad, si riteneva un profeta apparso dopo Maometto, per questo i sunniti li considerano eretici. Sono la comunità più perseguitata nel Paese. Secondo un rapporto del 2018, tra il 1984 e il 2017 sono stati uccisi 260 fedeli, demoliti 27 luoghi religiosi, altri 33 chiusi, 22 dati alle fiamme o danneggiati, 17 occupati con la forza.
Nel 2025 sono stati registrati quattro procedimenti penali a carico di ahmadi per aver compiuto i sacrifici dell’Eid nei distretti di Sargodha, Faisalabad, Gujranwala e Gujrat. L’anno precedente erano state presentate denunce e richieste contro membri della comunità musulmana in oltre 50 località in tutto il Paese. Inoltre, in 18 distretti le autorità di polizia avrebbero ottenuto dagli ahmadi delle fideiussioni, richiedendo loro di garantire che non avrebbero compiuto i sacrifici dell’Eid mentre in altre 20 località hanno riscontrato difficoltà e ostacoli nell’organizzare incontri.
Interpellato da AsiaNews Aamir Mahmood, portavoce della Jamaat Ahmadiya nel Paese, ha dichiarato: “In Pakistan, gli ahmadi continuano a subire restrizioni alla libertà religiosa. Nonostante queste difficoltà, la comunità ahmadi ha sempre praticato le proprie tradizioni religiose. Tuttavia, negli ultimi anni - prosegue - è emersa una nuova e preoccupante tendenza: gli ahmadi hanno dovuto affrontare procedimenti legali per aver compiuto i sacrifici dell’Eid, sono stati costretti a firmare impegni scritti o gli è stato persino impedito di recitare le preghiere dell’Eid”. Questi sviluppi, sottolinea, riflettono “una crescente preoccupazione riguardo alla tutela della libertà religiosa nel Paese. Chiediamo pertanto allo Stato, in conformità con l’art. 20 della Costituzione, di difendere e garantire la libertà religiosa degli ahmadi e di tutti i cittadini pakistani, affinché ogni individuo possa avere il diritto di vivere e praticare la propria fede in pace e dignità”.
“Se si studia la storia del Pakistan, risulta chiaro che gli ahmadi non sono mai stati coinvolti in atti di violenza o disordini civili, né hanno mai cercato di minare la pace e la stabilità” ha aggiunto Aamir Mahmood. “Rispettiamo la Costituzione e rimaniamo impegnati ad agire nel rispetto della legge. Allo stesso tempo, ci riserviamo il diritto di far sentire la nostra voce in modo pacifico contro i trattamenti discriminatori e le violazioni dei nostri diritti fondamentali. La comunità ahmadi non è mai stata coinvolta in alcuna attività di terrorismo o estremismo. Siamo una comunità pacifica e crediamo nella convivenza, nel dialogo e nella lealtà verso la nostra patria. Speriamo - conclude - che anche lo Stato ci tratti con equità e compassione, faciliti la pratica pacifica delle nostre tradizioni religiose e garantisca piena protezione e sicurezza alla comunità e alla libertà religiosa”.
21/06/2024 14:03
26/07/2021 10:39





