Dall'Ucraina al Myanmar: così le bombe a grappolo uccidono per decenni
Soto i riflettori oggi perché sganciate dai razzi iraniani su Tel Aviv, continuano a essere utilizzate nei conflitti contemporanei da tanti Paesi non firmatari della Convenzione che le vieta. Nel 2024 almeno 314 civili sono stati uccisi o feriti, quasi la metà erano bambini. Il pericolo maggiore resta quello delle submunizioni inesplose, che continuano a provocare vittime per decenni. A settembre di quest'anno, il Laos, il Paese ancora oggi più contaminato al mondo, ospiterà la terza Conferenza di revisione.
Milano (AsiaNews) - Cadono in pochi secondi, ma continuano a uccidere per decenni. Le bombe a grappolo, vietate da un trattato internazionale del 2008, sono sempre più utilizzate nei conflitti contemporanei, soprattutto dai Paesi non firmatari della Convenzione.
Oltre all’Iran, che le ha utilizzate contro Tel Aviv negli ultimi giorni, uccidendo una coppia di settantenni, lo stesso Israele non rientra tra i Paesi firmatari e le ha utilizzate in conflitti recenti, per esempio in Libano. Anche Stati Uniti, Russia, Ucraina, Cina, India, Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e le altre monarchie arabe del Golfo, Corea del Sud, Corea del Nord, Egitto e Turchia - solo per citare i Paesi principali - non fanno parte della Convenzione, entrata in vigore nel 2010. Sono proprio queste nazioni, oggi, a utilizzarle nelle guerre moderne, dando contro all’idea diffusa che il diritto internazionale non possa più avere una sua utilità.
La Convenzione del 2008 sulle bombe a grappolo, infatti, vieta l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di questi armamenti, e prevede la bonifica dei residuati, l’assistenza alle vittime, alle famiglie dei feriti e alle comunità colpite. Più di 40 Stati parte hanno distrutto il 100% delle proprie scorte, distruggendo quasi 1,5 milioni di munizioni a grappolo e 179 milioni di submunizioni. Il Perù è stato l'ultimo Stato parte a completare la distruzione dei propri arsenali, nel dicembre 2023.
Progettate per disperdere decine di ordigni su vaste aree, le bombe a grappolo colpiscono simultaneamente più obiettivi, ma il loro impatto più devastante emerge negli anni successivi alla fine della guerra, dopo che le munizioni inesplose hanno trasformato strade e città in campi minati per i civili.
Secondo il Cluster Munition Monitor 2025, il più recente rapporto sul tema, solo nel 2024 almeno 314 persone sono state uccise o ferite da queste armi, anche se il numero reale è probabilmente molto più alto. Il 42% delle vittime - sia per attacchi diretti che per ordigni inesplosi - erano bambini.
Il numero più elevato di morti si è finora registrato in Ucraina, dove le bombe a grappolo sono state impiegate sia dalle forze russe (che hanno impiegato armamenti prodotti in Corea del Nord) sia da quelle ucraine. Solo nel 2023 almeno 116 persone sono state uccise o ferite, anche a causa degli ordigni inesplosi rimasti nei campi agricoli e nelle aree abitate. Dal 2022, anno dell’invasione russa, oltre 1.200 civili sono stati in qualche modo vittime delle munizioni a grappolo.
Ma l’Ucraina non è un caso isolato. Il Cluster Munition Monitor documenta l’uso recente di queste armi anche in Myanmar, dove la giunta militare al potere le ha utilizzate contro i gruppi armati che compongono la resistenza pro-democrazia, mentre in Siria sono state impiegate durante la guerra civile scoppiata nel 2011 e oggi sono una minaccia per la popolazione civile.
Il recente conflitto in Medio Oriente sta mostrando come anche Israele e Iran utilizzino missili dotati di testate a grappolo in grado di disperdere submunizioni anche in aree urbane. Anche la Thailandia sembra aver ammesso di aver utilizzato munizioni a grappolo nel conflitto di confine con la Cambogia nel luglio 2025. Anche in questo caso, nessuno dei due Stati è parte della Convenzione.
Oggi circa 29 Paesi e territori risultano contaminati da residuati bellici. Per molte comunità la fase più letale inizia proprio quando le armi tacciono, perché le operazioni di bonifica sono lunghe, costose e rischiose, e spesso richiedono decenni. Il Laos è il Paese più contaminato al mondo ancora oggi, a oltre 50 anni di distanza dalla guerra del Vietnam. Decine di casi riportati in Afghanistan e in Yemen confermano che i civili restano esposti al rischio quotidiano di esplosioni accidentali.
Già prima della recente ripresa del loro utilizzo, i civili rappresentavano oltre il 90% delle vittime. Le ragioni sono strutturali. Le bombe a grappolo non sono fatte per distinguere tra obiettivi militari e spazi civili. Al contrario, sono pensate per avere un impatto su un’area vasta, che le porta a colpire abitazioni, scuole e altre infrastrutture, occupando gli ambienti della vita quotidiana senza distinzioni.
Il Cluster Munition Monitor nasce da un tentativo della società civile di responsabilizzare i governi rispetto agli obblighi legali assunti in materia di mine antiuomo e munizioni a grappolo, ma di fatto, negli anni, è diventato l’ente che monitora il rispetto del trattato.
Nel 2024 gli Stati parte hanno bonificato poco più di 100 km² di campi minati, distruggendo almeno 83.452 residuati bellici, il numero più alto degli ultimi cinque anni, nonostante diversi Paesi, come Afghanistan, Iraq, Libano, Sud Sudan, Ciad e Somalia, non abbiano registrato progressi a causa del calo dei finanziamenti o dello scoppio di nuovi conflitti.
Tra il 14 e il 18 settembre 2026 si terrà a Vientiane, in Laos, la terza Conferenza di revisione degli Stati parte della Convenzione sulle bombe a grappolo, da cui a marzo dello scorso anno si è ritirata la Lituania.
A differenza delle riunioni annuali degli Stati firmatari (di cui l’ultima si è tenuta a settembre 2025 a Ginevra), questo summit serve a valutare i progressi, le violazioni e le sfide future in materia di disarmo e protezione dei civili. Il ciclo attuale della Convenzione copre il periodo 2021–2026, quindi la Conferenza di quest’anno sarà un momento chiave di bilancio e rilancio del rispetto del trattato.





