14/09/2023, 09.57
MYANMAR-RUSSIA
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Yangon impone ai lavoratori migranti di versare le rimesse nelle banche della giunta

A coloro che non si adeguano alla nuova norma verrà impedito di operare all’estero per tre anni dopo la scadenza del permesso di lavoro. I rappresentanti militari hanno annunciato che verrà implementato il sistema di pagamento con carta di credito russo, chiamato Mir. Mentre l'esercito è criticato per l'utilizzo di bombe a grappolo, Mosca invia il primo lotto di jet da combattimento.

Yangon (AsiaNews) - La giunta golpista del Myanmar ha chiesto ai lavoratori birmani che si recheranno all’estero - in particolare in Thailandia - di versare almeno il 25% delle loro rimesse attraverso il sistema bancario nazionale. La misura, entrata in vigore il primo settembre, è stata imposta dai militari a corto di liquidità attraverso la CB Bank, scrive il sito The Irrawaddy, testata locale che ha continuato a monitorare la situazione del Myanmar anche dopo il colpo di Stato del febbraio 2021. In quella data l’esercito birmano ha preso il potere spodestando il governo guidato da Aung San Suu Kyi dando avvio a un brutale conflitto civile.

A coloro che non si adeguano alla nuova norma, continua il comunicato della banca, verrà impedito di lavorare all’estero per tre anni dopo la scadenza del permesso di lavoro. D’ora in poi chi migrerà all’estero, prima di poter partire sarà costretto ad aprire un conto congiunto presso la Banca centrale del Myanmar, dove dovrà essere versato almeno un quarto dello stipendio. 

La decisione rischia, però, di impoverire i lavoratori migranti e le famiglie che in patria ricevono le rimesse a causa dell’utilizzo dei tassi di cambio ufficiali, ben diversi da quelli di mercato utilizzato per inviare denaro in via informale attraverso l’intermediazione hundi (a volta chiamata anche hawala), la pratica asiatica attraverso cui un fiduciario si fa carico di trasferire denaro da una persona a un’altra. Al momento, un dollaro americano vale ufficialmente 2.100 kyat, mentre il valore di mercato lo attesta a 3.400 kyat. Stessa cosa vale quindi per le valute asiatiche: un baht thailandese (in Thailandia lavorano legalmente circa 2 milioni di cittadini del Myanmar) viene convertito a 100 kyat nel mercato informale, contro i 56 che vengono cambiati dall’esercito birmano. Dal colpo di Stato 400mila persone hanno lasciato il Myanmar per la Thailandia con un permesso di lavoro regolare.

I portavoce dell’esercito hanno inoltre annunciato che dal mese prossimo potrebbe entrare in funzione il sistema di pagamento russo Mir (parola che si traduce con “pace”), in un contesto in cui i legami tra i rappresentanti dell’esercito birmano e i funzionari russi si fanno sempre più stretti. La comunicazione è arrivata da Kan Zaw, ministro degli Investimenti e delle Relazioni economiche estere della giunta, che lo ha dichiarato a margine del Forum economico orientale a Vladivostok, in Russia, aggiungendo poi che i due Paesi stanno valutando la negoziazione di un accordo sulla conversione reciproca delle valute nazionali.

Il Mir è un sistema di pagamento con carta analogo ai circuiti Visa e MasterCard, ed è stato istituito dalla Banca centrale russa nel 2017 in risposta alle sanzioni occidentali. 

In una settimana ben cinque funzionari della giunta golpista birmana sono andati in Russia, dopo che la settimana scorsa sono ripartiti dopo 30 anni i voli diretti tra Yangon, Mandalay e Novosibirsk. Nei prossimi giorni il ministro degli Esteri della giunta, Than Shwe, si recherà anche in Bielorussia, che come Mosca vende armi al regime birmano.

Al momento, infatti, gli scambi più floridi tra i due Paesi sono quelli che riguardano le armi: il ministro del Commercio della giunta militare, Charlie Than, ha dichiarato all’agenzia statale di stampa russa RIA Novosti che l’esercito birmano ha ricevuto il primo lotto di due aerei da combattimento russi Su-30, dopo che a settembre 2022 Mosca e Yangon hanno firmato un accordo per la fornitura di sei jet in totale.

Sono gli stessi jet da combattimento responsabili dell’uccisione di centinaia di civili birmani. Un recente rapporto redatto dalla Cluster Munition Coalition ha criticato l’utilizzo in diverse occasioni (la più recente a giugno) di bombe a grappolo da parte della giunta militare birmana negli Stati del Paese in cui si concentrano le roccaforti della resistenza anti-golpe. Si tratta di armamenti analoghi a quelli utilizzati dalla Russia in Ucraina e che, secondo l’indagine, nel corso del 2022 hanno ucciso o ferito i civili nel 95% dei casi.

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