14/03/2022, 10.47
IRAQ - IRAN
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Dalla Chiesa irachena al mondo arabo, condanna per l’attacco iraniano a Erbil

Secondo alcune fonti sarebbero morti quattro agenti del Mossad, altri sette sono rimasti feriti. Il patriarcato caldeo rilancia il “dialogo” per risolvere le controversie e l’urgenza di un “governo nazionale”. Lega Araba e monarchie del Golfo parlano di “attacco terroristico” per mano iraniana. Secondo Haaretz rende “pubblica” la “guerra segreta” a colpi di droni fra Iran e Israele. 

Baghdad (AsiaNews) - Dal patriarcato caldeo al mondo arabo, in queste ore emerge unanime la condanna per l’attacco iraniano a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove nella notte fra il 12 e il 13 marzo sono piovuti almeno 12 missili balistici che hanno lambito il consolato Usa. Secondo alcune fonti, l’obiettivo dei Guardiani della rivoluzione (i Pasdaran iraniani) era un “centro strategico” israeliano, una struttura di “primo piano” usata dal Mossad e non un elemento secondario come riferito nelle ore successive al lancio. Alcuni “testimoni autorevoli” rilanciati dall’emittente pan-araba al-Mayadeen affermano inoltre che sarebbero morti “quattro funzionari israeliani”, mentre altri sette “sono rimasti feriti, quattro dei quali in condizioni critiche”. 

Fra quanti esprimono preoccupazione e condanna per l’attacco nel Kurdistan iracheno, una zona relativamente più tranquilla rispetto al resto del Paese sebbene non siano mancati in passato episodi di violenza, vi è la Chiesa irachena. I razzi, afferma una nota del patriarcato caldeo inviata ad AsiaNews, hanno “terrorizzato” i civili e provocato “danni materiali” alle abitazioni di “alcuni cittadini”. Problemi e controversie vanno affrontati con il “dialogo civile” per un futuro migliore per tutti e non “attraverso armi catastrofiche”. 

Rivolgendosi alla comunità, i vertici della Chiesa invitano alla calma e a “serrare i ranghi”, unendo gli sforzi per “accelerare la formazione di un governo nazionale” che sia capace di garantire l’unità e “preservare la sicurezza dei cittadini”. Una urgenza ancora più evidente oggi che Baghdad “ha ripreso le relazioni con molti Paesi”, soprattutto dell’area, con la speranza che si possano “evitare guerre e raggiungere pace e stabilità nel mondo”, dall’Iraq all’Ucraina dove è in atto l’offensiva russa con relative vittime e devastazioni. 

In queste ore diverse nazioni arabe - dall’Egitto alla Giordania, dal Bahrain allo Yemen - hanno condannato Teheran per l’attacco a Erbil. La diplomazia di Amman parla di “attacco terroristico”, mentre il ministero egiziano degli Esteri stigmatizza “nel modo più assoluto” una operazione che ha messo in pericolo la sicurezza del Paese. Nayef Al-Hajraf, segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), utilizza anch’egli la definizione di “terrorismo”, mentre l’omologo della Lega araba Ahmed Abuol-Gheit conferma “il pieno sostegno” agli sforzi messi in campo da Baghdad nell’affrontare “atti criminali” che minano “la stabilità e la sicurezza dell’Iraq”. 

In merito all’attacco, il primo ministro Mustafa al-Kadhimi ha annunciato l’apertura di una inchiesta per far luce sui responsabili. Intanto in queste ore il sito di informazione iracheno Sabereen News riferisce di due centri del Mossad colpiti dai razzi iraniani. Al-Mayadeen aggiunge che la base, situata in Masif-Saladin street, è stata “completamente rasa al suolo” e diversi elementi sono stati “uccisi o feriti nell’attacco di precisione”. Il quartier generale sarebbe stato utilizzato in passato per operazioni “di intelligence e offensive” contro “obiettivi iraniani”. L’ultima risalirebbe al 14 febbraio scorso, quando sei droni partiti dalla base nel cuore del Kurdistan iracheno hanno colpito un centro di addestramento iraniano a Kermanshah, causando “perdite significative”. Il quotidiano israeliano Haaretz, in un approfondimento pubblicato oggi, parla di “guerra segreta” a colpi di “droni” fra Israele e Iran, "diventata pubblica” con il “lancio di missili sull’Iraq”. 

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