30/05/2018, 09.03
BANGLADESH
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Dhaka, guerra alla droga: uccisi 103 spacciatori e 12mila arrestati

di Sumon Corraya

La campagna è partita il 3 maggio. Difensori dei diritti umani lamentano omicidi extra-giudiziali. La lotta alla droga in Bangladesh paragonata a quella condotta nelle Filippine dal presidente Duterte. In tutto il Paese vi sono tra i sette e gli otto milioni di tossicodipendenti.

Dhaka (AsiaNews) – È di almeno 103 persone uccise tra spacciatori e trafficanti e di 12mila arrestati il bilancio della campagna anti-droga lanciata dal governo di Dhaka all’inizio di maggio. L’elevato numero dei decessi ha spinto i critici a paragonare il giro di vite contro il traffico di sostanze stupefacenti in Bangladesh a quello compiuto dal presidente Rodrigo Duterte delle Filippine, e a sollevare sospetti sull’esistenza di omicidi extra-giudiziali. D’altro canto, esperti che lavorano nel recupero dalle tossicodipendenze accolgono con favore l’iniziativa del governo.

L’obiettivo delle autorità è frenare lo spaccio di una particolare pillola dal nome “yaba”, stupefacente a basso costo che combina metamfetamina e caffeina. Conosciuta come “droga della pazzia”, la sua assunzione provoca allucinazioni, euforia, aggressività e dipendenza. Lo scorso anno sono state sequestrate circa 40 milioni di pillole, ma sul mercato bengalese si stima che ne circolino  250-300 milioni di pasticche.

La polizia riferisce che nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 10 spacciatori. Le morti sono avvenute durante raid condotti dagli agenti della Rab (Rapid Action Battalion), forza d’elite della polizia di Stato, o in sparatorie tra poliziotti e narcotrafficanti.

La campagna di lotta alla droga ha preso il via lo scorso 3 maggio, ma gli omicidi sono il frutto delle ultime due settimane di operazioni in tutto il Paese. Asaduzzaman Khan, ministro dell’Interno, ha dichiarato che “la guerra alla droga continuerà fino a quando non avremo il completo controllo”. Nel frattempo 12mila persone sono state accusate di spaccio e processate in tribunali speciali. Alcuni di loro – ma non si hanno conferme sul numero esatto – dovranno scontare pene carcerarie da sette giorni a sei mesi.

In Bangladesh si calcola che esistano almeno sette milioni di tossicodipendenti. Patrick Rodrigues, cattolico, dirigente di Bangladesh Rehabilitation and Assistance Center for Addicts (Baraca), tra i progetti di punta di Caritas Bangladesh, commenta ad AsiaNews: “Credo che sia positiva la decisione del governo di arrestare i trafficanti e i loro corrieri. Ma le autorità devono essere neutrali. Se non arrestano anche i politici di partito [che li sostengono], l’operazione non avrà reali frutti”. Egli preferisce non rilasciare commenti sulle vittime, ma sostiene: “Le autorità sanno chi sono i trafficanti e gli spacciatori. Se davvero volessero, potrebbero acciuffarli tutti”. Poi riferisce che anche tra i cristiani ci sono numerosi tossicodipendenti che respingono un percorso di recupero.

Amdadul Haq, musulmano, professore alla North South University di Dhaka, ritiene che “la situazione in Bangladesh sia ancora peggio di quella delle Filippine. Dati del 2016 riportano che [in quest’ultimo Paese] il numero dei dipendenti dalle droghe era di 1,8 milioni. In Bangladesh invece si contano dai sette agli otto milioni”. Il docente apprezza gli sforzi del governo centrale, ma sottolinea che la polizia dovrebbe arrestare anche i boss della droga.

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