22/12/2020, 08.48
TURCHIA
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Diyarbakir, l’ex deputata curda Leyla Güven condannata a 22 anni di prigione

Per i giudici è colpevole di “appartenenza” e “propaganda” a favore di un gruppo terrorista (il Pkk). Nel 2018 aveva scontato una analoga condanna a un anno di carcere. A giugno il Parlamento aveva votato il decadimento dalla carica. Fra le “prove” l’essere co-presidente del Congresso per una società democratica (Dtk).

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale di Diyarbakir, nel sud-est della Turchia, ha condannato a 22 anni e tre mesi di prigione l’ex deputata curda Leyla Güven, con l’accusa di appartenenza al Partito curdo dei lavoratori (Pkk), illegale nel Paese. Secondo i giudici la leader politica e attivista è colpevole di legami di “terrorismo” e dovrà tornare in cella, a soli due anni di distanza dalla libertà condizionata. 

Decaduta a giugno dalla carica parlamentare, la 56enne leader curda è finita a processo per “appartenenza” e “propaganda” a favore di un gruppo terrorista (Pkk). Fra le “prove” usate ai fini della condanna, l’essere co-presidente del Congresso per una società democratica (Dtk), un organismo che il governo di Ankara accusa di essere legato al Partito curdo dei lavoratori. 

La difesa ha già annunciato ricorso contro una sentenza definita ingiusta e basata su fatti pretestuosi. A poche ore dal verdetto la figlia Sabiha Temizkan ha diffuso una nota sui social: “Mia madre - ha scritto - è stata condannata per le sue attività a favore del Dtk, che in altre occasioni è stato riconosciuto come interlocutore autorevole dalle autorità stesse”. 

“Questa condanna - ha aggiunto la collega deputata Ebru Günay, portavoce del Partito Democratico dei Popoli (Hdp), è l’esempio concreto dell’applicazione di un diritto nemico dei curdi”. La decadenza da parlamentare a giugno era conseguenza diretta di una precedente condanna, sempre con l’accusa di “appartenenza a una organizzazione terroristica armata”.

Leyla Güven era stata arrestata nel gennaio 2018 dopo aver criticato l’offensiva militare turca in atto nell’enclave a maggioranza curda di Afrin, nel nord della Siria. L’aver definito l’operazione una “invasione” le è costata la carcerazione di un anno, non interrotta nemmeno quando viene eletta in Parlamento e può beneficiare dell’immunità.

A novembre dello stesso anno aveva promosso uno sciopero della fame, per protestare contro la condizione carceraria del leader curdo Abdullah Öcalan, fondatore del Pkk e considerato nemico numero uno dal presidente Recep Tayyip Erdogan. La leader curda è uscita di prigione nel gennaio 2019, dopo aver scontato la sentenza di condanna. 

Ankara accusa l’Hdp di essere una sorta di “vetrina politica” del Pkk. Affermazione respinta al mittente dal partito filo-curdo, che si dichiara vittima di una repressione voluta in primis dal presidente turco. Selahattin Demirtas,il suo emblematico e carismatico ex leader, è detenuto dal novembre 2016 con l'accusa di “terrorismo”.

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