Dopo 50 anni riaffiora un'altra fossa con 800 vittime dei Khmer Rossi
Il ritrovamento degli abitanti di Koh Romduol mentre piantavano banani nel terreno, nei pressi di un vecchio cimitero. Autorità prevedono di trovare altre ossa sepolte nelle fattorie circostanti. Obiettivo preservare le prove storiche, in attesa del trasferimento al Museo del Genocidio di Tuol Sleng.
Phnom Penh (AsiaNews) - I resti di quasi 800 persone sono stati rinvenuti all’inizio di questo mese a Koh Romduol, città di Takhmao, nella provincia di Kandal. Il Dipartimento della Cultura della provincia e il Museo del Genocidio di Tuol Sleng hanno inviato una squadra per recuperare i resti il 4 maggio 2026.
Almeno 1,7 milioni di cambogiani morirono durante il regime dei Khmer Rossi, dal 1975 al 1979, per fame, lavori forzati, malattie ed esecuzioni. A mezzo secolo di distanza si continuano a rinvenire i corpi delle vittime di quei sanguinosi anni.
Le spoglie sono state rinvenute in un vecchio cimitero sull’isola di Koh Romduol, nota come Koh Kor, scoperte da alcuni abitanti che stavano piantando banani sul terreno. Le autorità sono state successivamente allertate del ritrovamento. “Dal 4 al 6 maggio, la nostra squadra di lavoro ha raccolto i resti di quasi 800 vittime dei Khmer Rossi”, ha affermato Muong Sarim, direttrice del Dipartimento. “Sono stati rinvenuti e raccolti anche alcuni indumenti delle vittime”. Gli scavi hanno interessante anche altre tombe nelle fattorie della zona. “Ci aspettiamo di trovare altre vittime dei Khmer Rossi sepolte lì”, ha continuato.
Sarim ha spiegato che l’obiettivo principale della missione di recupero è raccogliere e preservare prove storiche, compresi i resti e gli indumenti delle vittime morte durante il regime dei Khmer Rossi. I resti raccolti sono attualmente custoditi in una pagoda buddista locale, in attesa di essere consegnati al Museo del Genocidio di Tuol Sleng a Phnom Penh, per essere conservati e catalogati. Il Museo offre infatti una testimonianza unica di quello che fu il genocidio cambogiano. Sorto nella struttura denominata “S-21”, uno dei numerosi luoghi di prigionia e tortura utilizzati dal 1975 al 1979.
Alcune stime alzano il numero di vittime fino a 3 milioni. Un’epurazione che non ha precedenti. I crimini commessi dal regime di Pol Pot furono sottoposti a giudizio nel 2006, con l’istituzione di un Tribunale misto, cambogiano e internazionale, coordinato dalle Nazioni Unite. Dopo la caduta del regime furono rinvenute numerose fosse comuni, come le 129 trovate nel 1980 nell’area di Choeung Ek. I resti di 8985 persone, ordinati per sesso ed età, sono esposti al Memorial Stupa, a 15 km da Phnom Penh. I resti rinvenuti delle vittime continuano a crescere col passare del tempo.
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