09/03/2015, 00.00
RUSSIA
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Dopo l'incriminazione di due uomini, si rafforza la pista cecena dietro l'omicidio di Nemtsov

di Nina Achmatova
Uno di loro, ex tenente della polizia, si è riconosciuto colpevole, ma i collaboratori dell'oppositore politico ucciso rimangono scettici e per approvare il lavoro degli inquirenti aspettano ancora l'identificazione dei mandanti.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) - Due dei cinque uomini fermati nei giorni scorsi, perché sospettati di essere coinvolti nel caso dell'omicidio di Boris Nemtsov, sono stati incriminati l'8 marzo a Mosca, rafforzando la tesi della 'pista cecena' dietro la morte dell'oppositore politico. Lo ha reso noto Anna Fadeyeva, la portavoce del tribunale distrettuale di Basmanny, che ha convalidato l'arreso dei cinque. I due accusati di "omicidio e traffico illegale di armi" sono stati entrambi fermati il 7 marzo in Inguscezia, una delle repubbliche del Caucaso russo. Si tratta di  Anzor Gubashev (33 anni) e Zaur Dadayev (suo cugino, ex ufficiale della polizia, 34 anni). Quest'ultimo, come ha riferito il giudice Natalia Mushnikova, ha confessato la sua colpevolezza. Ma non in tribunale, bensì durante gli interrogatori, hanno sottolineato le agenzie russe. Cosa che fa sospettare possibili torture o pressioni sul detenuto (difeso da un avvocato d'ufficio). Gubashev, invece, si è dichiarato innocente. Come anche gli altri tre fermati: Shagid Gubashev (31, fratello di Anzor e cugino di Dadayev). Tamerlan Eskirkhanov e Hamzad Bakhaev, arrestati alla periferia di Mosca, l'8 marzo.

Tutti e cinque sono cittadini russi di origine cecena, quasi tutti imparentati tra loro, come già successo in altri omicidi politici in Russia, ad esempio quello della giornalista Anna Politkovskaya. Un sesto uomo del commando, Beslan Shabanov (30 anni), assediato dalle forze speciali a Grozny, si è invece fatto saltare in aria il 7 marzo con una granata. I cinque rimarranno in carcere fino al 28 aprile.

Dadayev era un ex tenente del Battaglione Nord (Sever) della polizia cecena, ma licenziato. A parlarne su Instagram  è stato lo stesso leader di Grozny, Ramzan Kadyrov, anche creatore del Sever come parte della sua guardia personale, poi inquadrato nel ministero degli Interni russo. Kadyrov è stato anche il primo a dare la notizia del licenziamento di Dadayev, che invece fino a poco fa risultava essere ancora in servizio. Lo stesso Kadyrov ha ora chiesto indagini approfondite sul perché del licenziamento dell'uomo, da lui definito "un vero patriota della Russia, che ha lottato contro i terroristi". A detta di Kadyrov, Dadayev era anche un "uomo profondamente religioso", rimasto scioccato dalle vignette pubblicate dal giornale Charlie Hebdo. Il leader ceceno non ha preso posizione sulla colpevolezza o meno dell'uomo - che dice di conoscere - limitandosi ad affermare che "non avrebbe potuto fare un passo contro la Russia".

Proprio a Grozny, dopo la strage di gennaio a Parigi, Kadyrov aveva guidato una manifestazione di quasi un milione di persone riunite sotto lo slogan "Giù le mani da Maometto". Secondo il Comitato investigativo russo, Nemtsov avrebbe ricevuto minacce "in relazione alle sue posizioni". Ucciso in un agguato al centro di Mosca il 27 febbraio, l'oppositore aveva difeso i vignettisti di Charlie Hebdo, ma non si era mai esposto troppo sulla vicenda. Gli inquirenti hanno subito detto di seguire anche una possibile pista islamista (si pensa anche al coinvolgimento di guerriglieri islamici). Che, però, convince poco i collaboratori dell'oppositore ed ex vice premier di Eltsin. A loro dire, il Cremlino vuole guadagnare dalla morte dell'uomo.

Vladimir Putin ha condannato fortemente l'omicidio definendolo "politico" e prendendo sotto sua diretta responsabilità le indagini. Tutti i media di Stato, l'8 marzo, hanno coperto in modo approfondito l'udienza per la convalida dell'arresto dei cinque caucasici sospettati, prova dell'impegno delle autorità per scoprire i responsabili del crimine.

Sostenitori di Nemtsov, come Ilya Yashin, avvertono però che non si diranno soddisfatti del lavoro degli inquirenti, fino a che non si farà luce sul mandante e non solo sugli esecutori del delitto. E su questo punto, ancora, non vi è stata una parola da parte del comitato investigativo. Altri omicidi eccellenti, come quello della Politkovskaya del 2006, sono stati attribuiti a uomini armati dalla Cecenia o da altre regioni del turbolento Caucaso russo, mentre i mandanti continuano a rimanere ignoti.

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