07/09/2022, 08.56
ARMENIA-AZERBAIGIAN
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Erevan festeggia l’indipendenza del Karabakh

di Vladimir Rozanskij

Quest’anno presente una delegazione non ufficiale dall’Armenia. Rimangono le tensioni con l’Azerbaigian, che rivendica il territorio a maggioranza armena.  Per Baku continuano a sussistere pretese territoriali da parte di Erevan. Secondo gli armeni, gli accordi di Bruxelles, non hanno stabilito status della regione.

Mosca (AsiaNews) – A Stepanakert, città armena del Nagorno Karabakh, si sono tenuti i solenni festeggiamenti per il Giorno dell’indipendenza della regione. Per la prima volta, peraltro, da Erevan non è giunta una delegazione ufficiale nel territorio conteso con l’Azerbaigian, anche se non sono mancati i rappresentanti della dirigenza politica del Paese.

Già lo scorso anno, il primo dopo la guerra dei 44 giorni con Baku, l’Armenia aveva rinunciato a inviare rappresentanti del governo in Nagorno Karabakh, ma a Stepanakert era comunque presente una folta delegazione parlamentare dell’Assemblea nazionale, guidata dal vice speaker Ruben Rubinyan. Quest’anno il Parlamento non ha inviato una rappresentanza ufficiale, ma tutti e tre i gruppi dei partiti rappresentati hanno inviato una propria delegazione.

Dal gruppo di maggioranza di “Accordo civile” sono giunti in Karabakh il 2 settembre due deputati, Lilit Stepanyan e Rustam Bakoyan, che hanno dichiarato di essere inviati da tutto il gruppo parlamentare: “Sarebbero voluti venire tutti, ma non era possibile e quindi noi siamo fieri di essere in Artsakh”, usando il nome armeno della regione. Bakoyan ha anche attribuito la rinuncia alla delegazione ufficiale dell’Assemblea alla speaker Alena Simonyan, la quale non ha voluto dare spiegazioni ai giornalisti.

Ai festeggiamenti per l’indipendenza vi erano i dirigenti presenti e passati del Karabakh armeno: il presidente Araik Arutjunyan, lo speaker del Parlamento locale Artur Tovmasyan e l’ex presidente Bakoyan Sajakyan. I deputati di Erevan sono stati salutati solo come “ospiti della repubblica dell’Armenia”.

Il primo ministro armeno Nikol Pašinyan ha inviato un messaggio augurale per  i 31 anni dalla proclamazione del Nagorno Karabakh indipendente, ricordando che “tutte le dichiarazioni circa la non esistenza dell’Artsakh come unità territoriale, e la soluzione ormai definita dei problemi sulla composizione di questo territorio, sono del tutto fuori luogo, finché non verranno garantite la sicurezza e la difesa dei diritti dei cittadini armeni, e solo allora si potrà parlare dello status definitivo del Nagorno Karabakh”.

Da Baku sono giunte espressioni duramente critiche nei confronti delle manifestazioni a Stepanakert, soprattutto dopo la visita del segretario del Consiglio di sicurezza di Erevan, Armen Grigoryan, che si è tenuta due giorni dopo la festa dell'indipendenza. Il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha diffuso una nota in cui si considera questa visita “un’ennesima provocazione da parte dell’Armenia”, che “danneggia gli sforzi di normalizzazione dei rapporti tra i due Stati”.

Secondo gli azeri, questi gesti provocatori sono stati “effettuati consapevolmente” dopo l’incontro ufficiale dei leader dei due Paesi a Bruxelles, per rimettere nuovamente in discussione gli accordi raggiunti. Tutto questo “dimostra in modo lampante la mancanza di sincerità della controparte armena nel processo di regolazione del conflitto”, e che continuano a sussistere pretese territoriali da parte di Erevan, a cui “verranno date le risposte necessarie” da parte di Baku.

Il ministero degli esteri di Erevan ha risposta a sua volta alle lamentele azere, che considera “speculazioni riguardanti gli accordi di Bruxelles, che non hanno assolutamente chiuso la definizione dello status del Nagorno Karabakh”. La sensazione è che la disputa a questo proposito non si concluderà in tempi brevi.

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