Haryana: condanna in tribunale per una chiesa profanata
Dopo una battaglia durata anni la comunità di Ambala Cantonment ha ottenuto giustizia per un episodio di oltraggio e vandalismo avvenuto nella notte di Natale del 2021. Decisiva la resilienza della comunità locale e la solidarietà degli altri gruppi religiosi. "Questa sentenza riaffermi il valore del rispetto reciproco tra le diverse comunità".
Mumbai (AsiaNews) - Dopo un lungo percorso giudiziario durato quattro anni in India, il tribunale ha finalmente emesso una sentenza nel caso di profanazione di un luogo di culto cristiano, la chiesa cattolica del Santo Redentore di Ambala Cantonment, nello Stato dell’Haryana. Il 9 marzo, i due imputati, Sandeep Kumar e Ravinder Singh, sono stati condannati a cinque anni e sei mesi di reclusione per una serie di reati previsti dal Codice penale indiano, tra cui promozione dell’ostilità, violazione di domicilio, danneggiamento di luogo di culto e atti vandalici.
L’episodio risale alla notte di Natale del 2021, quando due individui si introdussero di notte illegalmente nel complesso della chiesa scavalcando il cancello di ingresso. Nell’arco di un’ora compirono atti gravemente offensivi: urinarono all’ingresso, distrussero le decorazioni natalizie e abbatterono una statua del Sacro Cuore di Gesù alta circa un metro e settanta, profanandola prima di fuggire.
L’intero atto fu ripreso dalle telecamere di sorveglianza, elemento decisivo per l’avvio delle indagini. Il parroco, p. Patras Mundu, denunciò immediatamente l’accaduto il giorno successivo, permettendo alla polizia di identificare e arrestare i responsabili entro tre giorni. Nonostante la rapidità delle indagini, il processo giudiziario si è però protratto per anni, richiedendo determinazione e costanza.
P. Mundu ha seguito il caso con perseveranza, sostenuto da un team legale composto dall’avvocata Sneha Gill e dall’avvocato Amarjeet Singh. Il sacerdote ha sottolineato come la sentenza rappresenti non solo una vittoria legale, ma anche un segnale forte contro ogni forma di profanazione religiosa. “Il verdetto – ha spiegato - dimostra che la legge è in grado di tutelare la dignità dei luoghi di culto e di punire chi li viola”.
Anche mons. Ignatius Mascarenhas, vescovo emerito di Simla, ha accolto con favore la decisione del tribunale, definendola una conferma della giustizia e un monito per chiunque intenda compiere atti che disturbano l’armonia sociale. Ha evidenziato come la sentenza non solo attribuisca responsabilità ai colpevoli, ma riaffermi anche il valore del rispetto reciproco tra le diverse comunità religiose.
Il vescovo ha inoltre ricordato la forte reazione della comunità all’indomani dell’accaduto. Dopo aver appreso dell’incidente, convocò una riunione di leader cristiani che portò all’organizzazione di una fiaccolata silenziosa. L’iniziativa, nata come gesto di preghiera e riflessione, si trasformò in un momento di grande solidarietà interreligiosa: persone di diverse fedi si unirono spontaneamente al corteo, creando un’immagine significativa di unità e condivisione.
Edwin P., presidente del consiglio parrocchiale, ha definito l’accaduto un grave attacco alla sacralità del luogo e ai sentimenti religiosi della comunità. Ha elogiato la leadership di p. Mundu, sottolineando come la sua determinazione, unita a una profonda fede, abbia rappresentato un punto di riferimento durante tutto il processo.
La sentenza del tribunale viene oggi interpretata come un messaggio chiaro e inequivocabile: qualsiasi atto di profanazione o di offesa verso i luoghi di culto sarà perseguito con fermezza. Allo stesso tempo, il caso evidenzia l’importanza della resilienza e della fiducia nel sistema giudiziario.





