12/09/2022, 08.54
RUSSIA
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I cattolici di San Pietroburgo vogliono riattivare grande centro caritativo

di Vladimir Rozanskij

Palazzo storico cittadino diventerebbe la sede locale della Caritas. Un’iniziativa dell’ausiliare mons. Nikolaj Dubinin. In origine l’edificio era utilizzato come rifugio per i senzatetto cattolici; confiscato in era sovietica mantenne finalità assistenziali. Aiuterebbe i tanti centri di assistenza aperti dai cattolici della Russia europea, spesso in condizioni legali e logistiche ancora piuttosto precarie.

San Pietroburgo (AsiaNews) – I cattolici della “capitale del nord” intendono riattivare un grande centro caritativo nell’isola Vasilevskij Ostrov, al centro della città. Lo riporta il Kommersant Sankt-Peterburg. L’iniziativa della diocesi della Russia centrale, che ha la sua sede a Mosca, è guidata dall’ausiliare mons. Nikolaj Dubinin, il primo vescovo cattolico di nazionalità russa, a cui è affidata la zona pastorale pietroburghese.

I cattolici hanno presentato al Consiglio comunale la richiesta di restituzione gratuita di un edificio del XIX secolo, sulla 14ma linea del Vasilevskij. Al momento il complesso è occupato da due strutture assistenziali di eredità sovietica che si occupano di riabilitazione dalle dipendenze e di sostegno alle famiglie: si vorrebbe trasformarlo nel centro locale della Caritas con varie finalità e progetti ad ampio spettro.

Come spiega il giovane vescovo francescano, “dopo la restituzione potremo destinare i locali secondo gli statuti della Caritas, con finalità assistenziali e sociali, tenendo conto delle specificità storiche della struttura, che è stata sede della beneficenza dei cattolici per oltre un secolo”. Dubinin ha aggiunto che si farà “attenzione alle necessità e alle condizioni attuali dei cittadini di San Pietroburgo, cattolici e non”.

Il religioso ha ricordato che in origine l’edificio era utilizzato come rifugio per i senzatetto di confessione cattolica. Nel 1857 vi era installato anche un ostello femminile per orfane e nel 1859 i gestori avevano approvato lo statuto di “Casa di accoglienza per i poveri di confessione cattolica”. Il centro era amministrato da uno speciale comitato, animato dai parrocchiani della chiesa di Santa Caterina, il gioiello architettonico dei domenicani sulla prospettiva Nevskij, la via principale dell’allora capitale dell’impero russo. “Questo è stato il primo centro caritativo ufficiale dei cattolici russi”, precisa il vescovo ausiliare.

La richiesta di restituzione è divenuta possibile soltanto ora, grazie all’ampliamento delle norme sugli edifici ecclesiastici storici, modificate nel 2021. Nella nuova redazione si privilegia proprio la restituzione delle proprietà finalizzate all’assistenza materiale e spirituale della popolazione, come appunto le case per orfani e le mense per i poveri, molto diffuse anche nelle chiese ortodosse di San Pietroburgo, dove giungevano persone da tutta la Russia in cerca di lavoro e di aiuto.

La prima richiesta dei cattolici è stata presentata a marzo di quest’anno, ma la documentazione era stata ritenuta insufficiente. Dopo una ricerca più accurata, la pratica è stata riaperta con successo il 26 agosto, e si confida in una decisione positiva da parte del preposto ufficio comunale, che ha preventivamente informato sulla libertà da vincoli legali o economici della struttura.

L’ampio edificio è disposto su tre piani per un’area di 350 metri quadri non destinati ad abitazione, attualmente vi si trovano anche un ristorante e diversi uffici e si potrebbero liberare alcuni appartamenti. Non vi sarebbe comunque una immediata evacuazione dei locali da chi attualmente li occupa, ma un trasferimento graduale (entro sei anni) con sistemazione adeguata per essi, senza danni alle persone fisiche e giuridiche. Lo stesso Dubinin rassicura sugli accordi in questo senso: “Agli attuali usufruttuari verranno offerte alternative più adatte e confortevoli, questo è un edificio storico che necessita comunque di consolidamento e ristrutturazione”.

Il decanato nord-occidentale della diocesi, curato da mons. Dubinin, conta su una trentina di parrocchie, sulle 67 totali compresa la zona centrale di Mosca, più una ventina nell’enclave baltica di Kaliningrad, il decanato cattolico nord-orientale. La nuova Caritas pietroburghese aiuterebbe i tanti centri di assistenza aperti dai cattolici della Russia europea, spesso in condizioni legali e logistiche ancora piuttosto precarie.

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