20/07/2023, 10.52
LANTERNE ROSSE
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I debiti delle amministrazioni locali: un macigno sulla ripresa post Covid in Cina

di John Ai

Gli enormi debiti di città e province ostacolano la ripresa, riducendo per Pechino le possibilità di stimolo dell'economia. Il caso emblematico del Guizhou che ha un tasso di indebitamento del 61,8% dopo enormi investimenti in strutture turistiche rimaste vuote. L'Ufficio finanziario municipale di Wuhan ha pubblicato un annuncio sul giornale per chiedere alle agenzie governative di saldare i debiti arretrati col fisco. 

Pechino (AsiaNews) - Il Prodotto interno lordo cinese nel secondo trimestre 2023 è cresciuto del 6,3% su base annua, ma solo a causa della bassa base di confronto: nello stesso periodo del 2022 la Cina era ancora nel pieno del lockdown. Gli analisti ritengono che questa crescita non rifletta affatto le reali condizioni economiche della Cina. Anche perché nel frattempo l'inflazione si è stabilizzata a causa della debolezza della domanda, i prezzi alla produzione hanno subito un brusco calo del 5,4% (sono ai minimi degli ultimi sette anni), le esportazioni sono crollate del 12,4% a giugno. Tutti dati che evidenziano la fragilità della ripresa.

Se raffrontata al primo trimestre la crescita del Pil è dello 0,8%, ben al di sotto delle aspettative. Il tasso di disoccupazione tra i 16 e i 24 anni è salito al 21,3% a giugno, un nuovo record. E lo stesso portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica cinese Fu Linghui ha ammesso che la Cina si trova ad affrontare un complesso contesto geopolitico ed economico internazionale, pur sostenendo che il Paese possa ancora raggiungere l'obiettivo di crescita annuale del 5% per il 2023.

Al di là del quadro internazionale c’è però un elemento tutto cinese che contribuisce a frenare la ripresa: i debiti delle amministrazioni locali. La costruzione di infrastrutture come principale motore di stimolo stanno diventando infatti insostenibili. L'istituto di ricerca indipendente Rhodium Group ha condotto un'indagine su 205 città e sui rapporti finanziari annuali di 2892 veicoli di finanziamento delle amministrazioni locali e i risultati mostrano che almeno 102 città cinesi si trovano in difficoltà finanziarie. La metà delle 205 città esaminate ha pagamenti di interessi che rappresentano almeno il 10% delle proprie risorse fiscali, una soglia che fa pensare a difficoltà nella gestione dei costi del debito.

La crisi immobiliare e la campagna di riduzione del debito stanno ossessionando gli enti locali, le cui condizioni finanziarie sono state aggravate dal crollo delle entrate fiscali durante il Covid. Secondo il rapporto di Rhodium è proprio la debolezza delle finanze delle amministrazioni locali a impedire a Pechino di utilizzare la politica fiscale per sostenere la ripresa.

Gli analisti prevedono un aumento dei rischi nelle regioni interne meno sviluppate. Il rapporto mostra che l'anno scorso gli oneri per interessi di Lanzhou (nord-ovest) e Guilin (sud-ovest) hanno superato la loro capacità fiscale. In alcune regioni, i governi locali stanno sollecitando le banche a prorogare le scadenze e a ridurre i tassi di interesse a causa dell'aumento degli obblighi di debito. Vi sono anche obbligazioni nascoste emesse dai governi locali per gli investimenti in infrastrutture e tenute fuori bilancio per evitare la supervisione del governo centrale. Tutto questo ha portato a far crescere in diverse province le preoccupazioni degli investitori sui rischi legati al debito municipale.

Gli stessi governi locali hanno portato pubblicamente alla ribalta il problema del debito. Ad aprile, la provincia sud-occidentale del Guizhou ha chiesto apertamente aiuto a Pechino. Con un tasso di indebitamento del 61,8%, si teme che il Guizhou possa essere la prima provincia cinese a dichiarare bancarotta. Essendo una delle province più povere della Cina, negli ultimi anni si era concentrata sulla costruzione di infrastrutture per accelerare la propria crescita. Nel settore del turismo, sono state costruite opere in luoghi panoramici che non sono però riusciti ad attrarre turisti, lasciando dietro di sé edifici incompiuti e città vuote. In un'altra provincia sudoccidentale, lo Yunnan, alcuni governi locali hanno dichiarato che le entrate fiscali potevano garantire solo gli stipendi dei dipendenti. 

All'inizio di quest'anno, migliaia di pensionati sono scesi in strada a Wuhan, la città dove è scoppiato il Covid, perché il governo ha tagliato la loro assistenza sanitaria. La protesta ha mostrato la pressione dell'invecchiamento della popolazione sul sistema di sicurezza sociale cinese. La politica "zero Covid" ha ulteriormente peggiorato le cose, poiché i test universali e i lockdown hanno esaurito i fondi sanitari, oltre a prosciugare le entrate fiscali del governo. A maggio, l'Ufficio finanziario municipale di Wuhan ha pubblicato un annuncio su un giornale locale per esortare i debitori (molti dei quali erano agenzie governative e aziende statali) a pagare immediatamente.

Nonostante molte città siano intrappolate nella palude dei debiti, i funzionari di Pechino dichiarano all’agenzia di stampa statale Xinhua che lo stato finanziario generale è sano e sicuro e il tasso di indebitamento non elevato. Il ministero delle Finanze cinese a gennaio aveva assicurato che non è stato effettuato alcun salvataggio per i debiti nascosti delle amministrazioni locali. Ma nei mesi successivi si è verificato il default dei debiti delle amministrazioni locali di diverse province.

Sebbene Pechino abbia ammesso i debiti nascosti - emersi a partire dalla crisi economica globale del 2008 - il governo centrale cinese oggi sceglie di ignorarli. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che i debiti delle amministrazioni locali siano passati da 40mila miliardi di yuan (5mila miliardi di euro) del 2019 ai 66mila miliardi di yuan (8.260 miliardi di euro) della fine dello scorso anno. 

Goldman Sachs ha stimato a maggio che il debito pubblico totale della Cina raggiunge i 23mila miliardi di dollari, pari al 126% del Pil; e il sistema bancario cinese detiene circa 94mila miliardi di yuan (11.760 miliardi di euro) di debito degli enti locali. Proprio a causa dei massicci debiti degli enti locali, Goldman Sachs ha declassato il rating di alcune banche statali cinesi, avvertendo che l'esposizione ai prestiti e le perdite del portafoglio potrebbero danneggiare i profitti. Il quotidiano statale cinese Securities Times ha replicato sostenendo che il declassamento si basa su "ipotesi pessimistiche".

 

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