16/09/2022, 12.54
MEDIO ORIENTE-UCRAINA
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I timori del Golfo sulla sfida per l’energia

L’emiro del Qatar lancia un appello “urgente” a Russia e Bruxelles per la fine del conflitto in Ucraina. Secondo Al Thani le scorte non bastano per “sostituirci” al gas russo, che resta “essenziale per il mercato globale”. Una partita che attira anche l’interesse (e la propaganda) dell’Iran, pronta ad aprire i rubinetti con la cancellazione delle sanzioni. 

Doha (AsiaNews) - L’emiro del Qatar ha lanciato un appello “urgente” a Russia e Occidente, affermando che Doha - seppur ricca di materie prime - non può sopperire essa sola alle richieste europee in tema di gas ed energia, dopo il crollo nelle forniture di Mosca in risposta alle sanzioni di Bruxelles per la guerra in Ucraina. Una richiesta che evidenzia, una volta di più, le preoccupazioni delle nazioni del Golfo - e del Medio oriente in generale - rispetto al conflitto, che mette in serio pericolo sia le scorte alimentari (in primis grano e cereali) quanto l’approvvigionamento energetico, rischiando di affossare l’economia globale già in affanno per la pandemia di Covid-19. 

In una intervista a Le Point Tamim bin Hamad Al Thani ha confermato il pesante impatto della guerra russa in Ucraina, sebbene le catene di approvvigionamento di gas e petrolio fossero già in una situazione di criticità anche in una fase precedente. “Vogliamo aiutare l’Europa, e forniremo - ha detto l’emiro - gas negli anni a venire. Ma non è vero che siamo in grado di sostituirci al gas russo”. Perché, ha aggiunto, esso “è essenziale per il mercato globale”. 

Il Qatar dispone di una delle maggiori riserve mondiali di gas naturale, ma al momento la gran parte delle forniture è indirizzata verso il mercato cinese e asiatico. L’emiro non risparmia nemmeno una stoccata alle politiche attuate dall’Occidente, a colpi di sanzioni contro il Cremlino: “Dobbiamo essere cauti - ha aggiunto - rispetto alle tipologie di sanzioni adottate, perché possono complicare la situazione al mondo intero”. Egli ha infine lanciato un appello per la fine del conflitto: “La cosa più importante - ha concluso - è che stiamo tutti soffrendo per la situazione, sia in termini di energia che di cibo. Ecco perché dobbiamo porre fine a questa guerra in Ucraina”. 

Le parole dell’emiro del Qatar mostrano una volta di più gli effetti del conflitto innescato da Mosca su scala globale e l’attenzione con cui vengono seguiti i risvolti nell’area mediorientale, la prima ad essere interpellata in materia di forniture energetiche, compreso il petrolio. In quest’ottica il bisogno dell’Unione europea di ricorrere ad altre fonti ha rilanciato il ruolo primario e l’importanza strategica dei Paesi del Golfo, dal Qatar agli Emirati, diventati oggi preziosi interlocutori e partner sul piano economico, energetico e politico.  

Le difficoltà attraversate dall’Europa e la prospettiva di un inverno di tagli e razionamenti diventa occasione per cercare di aprire nuove porte. Nei giorni scorsi anche l’Iran ha mosso le pedine per entrare nella partita, dicendosi pronta a soddisfare il fabbisogno energetico in cambio del rilancio dell’accordo nucleare del 2015 - cancellato da Trump e da tempo oggetto di una trattativa per il ripristino, che oggi sembra essersi arenata - e della rimozione delle sanzioni a Teheran. Il portavoce del ministero iraniano degli Esteri Nasser Kanani, rilanciato dalla Mehr, ha sottolineato che “i Paesi europei stanno affrontando problemi nelle forniture dell’energia” e “se il negoziato avrà successo e le sanzioni unilaterali contro il nostro Paese saranno rimosse, l’Iran potrà soddisfare gran parte delle esigenze dell'Europa”. “La Repubblica islamica - conclude il funzionario - è uno dei Paesi più importanti per la fornitura di energia” e “ha mantenuto la sua presenza sul mercato, nonostante le dure sanzioni”. Parole dettate dalla propaganda e dall’opportunismo, certo, ma che rivelano quanto sia fondamentale la partita dell’energia e quanti gli attori - e i fattori - in campo. 

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