26/03/2026, 14.28
VIETNAM - VATICANO
Invia ad un amico

Il 'Cammino della speranza' del card. Văn Thuận, 50 anni dopo

A Roma un convegno rilegge i 1001 messaggi scritti dalla prigionia in Vietnam. Giunti alla famiglia rifugiata in Australia, copiati a mano dai boat people. Dichiarato venerabile da Francesco nel 2017, il porporato fu esempio straordinario di mitezza e amore per Cristo. Card. Tagle: "Non c'era traccia di odio in lui". Presente la sorella Élisabeth: pubblicata una nuova biografia.

Roma (AsiaNews) - “Un testimone che ha annunciato il Vangelo quando non aveva più una Chiesa, una diocesi, o una libertà esteriore”. È un ritratto polifonico del cardinale vietnamita F. X. Nguyễn Văn Thuận (1928-2002) quello composto ieri pomeriggio a Roma presso il Palazzo Apostolico Lateranense in occasione del convegno per il 50esimo anniversario della stesura dei pensieri raccolti in “Cammino della speranza”, libro che raccoglie le riflessione scritte durante i 13 lunghi anni di prigionia. È stata l'occasione per constatare quanto il porporato dichiarato venerabile da papa Francesco nel 2017 continui ancora oggi a trasmettere l’amore per Cristo attraverso questi suoi 1001 “brevi messaggi spirituali”, diffusi come un “testamento spirituale” che è un profondo messaggio di speranza. 

A introdurre l’incontro - organizzato nella Sala dei Trattati Lateranensi dove nel 2013 avvenne la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione - è stato un messaggio di papa Leone XIV firmato dal card. Parolin e indirizzato al card. Michael Czerny. Il pontefice parla di Văn Thuận come di “intrepido discepolo del Vangelo e generoso pastore, il cui esempio è carico di attualità”; il porporato vietnamita “ricorda che la speranza cristiana nasce dall’incontro con Cristo, e prende forma in un vita donata a Dio e al prossimo”. 

Il convegno - arricchito da musiche e letture ispirate alla esemplare esistenza di fede di F. X. Nguyễn Văn Thuận - è stato moderato dal giornalista dei media vaticani Alessandro De Carolis che ha ricordato come quella del cardinale sia “la storia di un uomo che sulla sua pelle ha riscritto un Vangelo clandestino straordinario”, mentre era prigioniero in un campo di rieducazione del regime vietnamita degli anni 70. Successivamente alla liberazione del 1988 divenne presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Portò con lui anche nel servizio a Roma il segno visibile di quella prigionia: una “croce pettorale di legno e filo elettrico”, realizzata con l’aiuto delle sue guardie che, toccate dalla sua profonda umanità, diventarono suoi amici.

Il card. Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha ricordato che fu il suo predecessore card. Vallini ad avviare la causa di beatificazione nella sua fase diocesana. Reina ha condiviso l’incontro nel 1995 con un libretto del card. Văn Thuận che, capitatogli tra le mani, lesse “avidamente”, rimanendo colpito dalla “figura straordinaria” del pastore vietnamita. Aggiungendo che l’evento di ieri invita a raccogliere “l’eredità del Giubileo” da poco concluso, passando da “pellegrini” a “testimoni” di speranza. 

Dopo di lui è intervenuto il card. Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Văn Thuận fu suo “illustre predecessore”, prima che questo organismo assumesse il nome odierno. “Continua ad illuminare e ispirare il nostro lavoro”, ha detto. Ricordando che segni della sua presenza sono la sala conferenze del Dicastero, che porta il suo nome, e il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa - suo “contributo principale a livello mondiale” - commissionatogli da papa Giovanni Paolo II.  Czerny ha ricordato il suo impegno instancabile verso le persone malate di lebbra, così come i suoi sforzi “per la riconciliazione in un Paese diviso”, convinto che la “Chiesa dev’essere incarnata”.

A ripercorrere la sua biografia è stato il dott. Waldery Hilgeman, postulatore della causa di beatificazione. Ricordando che uno dei momenti maggiormente noti della sua vita è la celebrazione dell’Eucarestia in cella “con poche gocce di vino e un frammento di pane” sul palmo della mano. “Quella speranza non nasce in prigione. Ha radici profonde”, ha spiegato. Nato nel 1928 a Phú Cam, arcidiocesi di Huê, Vietnam Centrale, Văn Thuận annovera tra i suoi antenati anche “martiri della fede”; la loro memoria “segnerà profondamente la sua formazione spirituale”. Hilgeman ha ricordato il ruolo della madre, che gli insegnò a vivere la fede “come una relazione viva con Dio”. Dei 13 anni di prigionia, 9 furono in isolamento; nel carcere gli altri 250 prigionieri erano quasi tutti non cattolici: “Privato di tutto, scopre che nulla può separarlo da Cristo”. Pregava così: “Signore, tu mi mandi qui per essere il tuo amore in mezzo ai miei fratelli, nella fame, nel freddo, nel lavoro”. 

Ospite del convegno è stata una delle sorelle, Élisabeth Nguyễn Thị Thu Hồng. L’evento è stata l’occasione per presentare una nuova biografia di Văn Thuận, edita in Italia da Città Nuova: “Uomo di gioia e di speranza”, scritta con Stefaan Lecleir, esperto di Chiesa in Asia. Nel suo intervento ha sottolineato la “comunione” con tutta la famiglia presente “in diversi angoli del mondo”, dove si diffuse dopo la fuga a Sydney, in Australia. Văn Thuận finì di scrivere le sue meditazioni esattamente 50 anni fa, il 19 marzo 1976, giorno di San Giuseppe, ha ricordato. Quei messaggi dalla prigionia arrivarono in Australia, copiate a mano dai boat people vietnamiti, che fuggirono per sopravvivere altrove. Quei 1001 messaggi spirituali, poi editi, giunsero oltremare, accolti dalle “lacrime di gioia e gratitudine verso Dio” della madre.

Hanno concluso il convegno le testimonianze meno “istituzionali” dei cardinali Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, e Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. I porporati hanno condiviso “l’amicizia e l’affetto” che li legava a Văn Thuận. You Heung-sik ha ricordato che “sapeva evangelizzare in ogni circostanza”, anche con “un tocco di humor e amore per il paradosso”, che lo avvicinava alle persone. Ha condiviso la testimonianza di un compagno di prigionia buddhista, che ha ricordato di quando, all’inizio della reclusione, Văn Thuận affermava: “Saremo spogliati di quasi tutto, però c’è una cosa che nessuno ci può togliere, ed è la nostra fede in Dio”. 

Tagle ha invece condiviso il suo primo incontro con F. X. Nguyễn Văn Thuận, avvenuto a Manila nel 1995, durante la prima Gmg dell’Asia. Da quel momento Văn Thuận gli chiese di chiamarlo “zio”. In quel contesto Tagle tenne un intervento davanti ai vescovi della FABC, radunati per il 25esimo anniversario dalla fondazione. Al termine era agitato; il venerabile gli si avvicinò facendogli i complimenti. “La sua voce rimaneva calma, il suo volto sereno. Non c’era traccia di amarezza, o di odio, in lui”, ha raccontato. Da lì nacque un’amicizia, coltivata negli anni successivi con incontri avvenuti a Roma, dove Văn Thuận morì all’età di 74 anni nel 2002. Era stato creato cardinale l’anno prima. 

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Condanna a 14 anni di carcere per il blogger Hoang Duc Binh
06/02/2018 15:22
Governo contro il dissenso: condannati altri quattro attivisti
05/02/2018 12:28
Card. Tagle: La missione in Asia è incontro e dialogo, anche nella persecuzione
16/10/2015
Card. Tagle: Fede e musica, segreti della Chiesa filippina che sempre rinasce dai disastri
16/01/2015
Leone XIV, Solennità dell'Assunta: 'No a logica del conflitto e delle armi'
15/08/2025 13:50


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”