Il 'lutto per i Ming' e le narrazioni sulla Cina di oggi
Tre storie che hanno dominato il dibattito sul web in Cina a fine anno - ma anche le stesse discussioni di oggi sulle crisi in Venezuela e in Iran - riflettono una voglia di risveglio nell’opinione pubblica cinese e la sete di un ritorno alla verità dei fatti, al di là della prosperità artificiale propagandata dalle autorità di Pechino.
Milano (AsiaNews) - All’inizio del nuovo anno, i bruschi cambiamenti della situazione in Venezuela e in Iran hanno raffreddato sul web di lingua cinese alcuni temi caldi che avevano dominato il dibattito alla fine del 2025: la “visione storica del 1644”, che usa il passato per alludere al presente; la cosiddetta “linea di eliminazione americana”, che ha suscitato ansia riguardo alla fragilità economica; l’incidente del Museo di Nanchino, che ha sollevato interrogativi sui privilegi.
Sono tre temi che hanno toccato questioni profonde della società, provocando ampie risonanze sia nel mondo intellettuale sia tra la popolazione. Ora l’attenzione della rete si è spostata, ma crediamo che il pubblico cinese non dimenticherà l’effetto di “risveglio” che questi dibattiti hanno prodotto. Allo stesso modo, le crisi di Venezuela e Iran, considerati stretti amici del governo cinese, funzionano come uno specchio che riflette in modo concreto le aspettative collettive dei cittadini cinesi rispetto al cambiamento sociale e ai percorsi di transizione.
1. La “visione storica del 1644” e il paradosso della legittimità
La “visione storica del 1644” rappresenta una forte irruzione della storiografia popolare. Questa narrazione, affermatasi negli ultimi anni, considera il 1644 (l’anno della caduta della dinastia Ming e dell’ingresso delle truppe Qing ndr) come uno spartiacque della storia cinese, anticipando a quell’anno l’inizio dell’epoca moderna. La sua logica consiste nel definire la dinastia Qing come un “regime coloniale dell’Asia interna”, sostenendo che il dominio di una minoranza etnica abbia interrotto la continuità della civiltà cinese e che la rigidità istituzionale dei Qing abbia portato all’arretratezza della Cina moderna.
Si tratta di un pensiero alternativo rispetto alla narrazione ufficiale tradizionale, che colloca l’inizio della storia moderna nel 1840, con la Guerra dell’Oppio, sostenendo che da quel momento la Cina sia passata da una società feudale a una semi-coloniale e semi-feudale. Come affermato da Mao Zedong nel saggio Sulla Nuova Democrazia del 1940, solo una rivoluzione di nuova democrazia guidata dal Partito comunista avrebbe potuto rovesciare le “tre grandi montagne”: imperialismo, feudalesimo e capitalismo burocratico.
Parallelamente alla “visione del 1644” si è sviluppato un curioso fenomeno popolare di “lutto per i Ming”. Da un lato, vi è la rilettura simbolica del Sogno della camera rossa - uno dei romanzi più importanti della letteratura cinese, pubblicato nel 1792 - che adesso viene reinterpretato come un’opera piena di codici politici e come un “lamento per la dinastia Ming”. Lin Daiyu viene associata all’imperatore Chongzhen (l’ultimo imperatore della dinastua Ming ndr), Jia Baoyu al sigillo imperiale, e l’intero romanzo sarebbe scritto per “piangere la caduta dei Ming e denunciare le colpe dei Qing”. Dall’altro lato, vi è una proiezione spaziale: cittadini si recano spontaneamente al Parco Jingshan, il luogo in cui l’imperatore Chongzhen si suicidò, per deporre fiori, trasformandolo in una sorta di luogo simbolico e carico di allusioni politiche, che riflette le sottili aspettative del pubblico nei confronti del senso di responsabilità e della consapevolezza storica dei governanti odierni.
Il 17 dicembre 2025, i canali ufficiali della propaganda (come l’account WeChat del Dipartimento della propaganda del Comitato provinciale dello Zhejiang) sono intervenuti espressamente criticando la “visione del 1644” per aver “alterato il ritmo”, ignorato il quadro storico complessivo, violato il contesto storico e negato la resilienza della continuità della civiltà cinese. Le autorità temono che questa narrazione si discosti dal discorso dominante e metta in pericolo l’identità nazionale.
Il paradosso storico, tuttavia, sta proprio qui: Sun Yat-sen sostenne la legittimità della Rivoluzione del 1911 con lo slogan “scacciare i Manciù e restaurare la Cina”. Sia il Kuomintang sia il Partito comunista hanno sempre rivendicato di essere i veri eredi della sua eredità. Una critica totale alla visione del 1644 solleverebbe quindi una questione delicata: se l’“anti-mancese” fosse sbagliato, dove risiederebbe la legittimità della Rivoluzione del 1911? Questo dilemma logico mette in luce il problema delle radici della legittimità dell’attuale potere.
Quando la storiografia ufficiale non riesce a fornire un’interpretazione coerente e capace di abbracciare la complessità della realtà storica, le narrazioni popolari tendono naturalmente a contendersi il diritto di interpretazione. Con l’apertura degli archivi e l’adozione di prospettive di storia globale, le letture alternative guadagnano popolarità, ma spesso a caro prezzo personale. Il caso dello storico Gao Hua, autore del saggio Come è sorto il sole rosso, ne è un esempio: pur essendo un’autorità riconosciuta nella storia del Partito, rimase ai margini del mondo accademico e non poté pubblicare le sue opere in patria.
Oggi la “visione del 1644” non ha un autore preciso: è diventata un coro collettivo della rete. Questi frammenti di verità non ufficiali, al di fuori delle grandi narrazioni, sono strumenti potenti per comprendere la realtà e decostruire l’autorità ideologica dello Stato, ed esprimono, attraverso gesti concreti come il “lutto per i Ming”, l’insoddisfazione verso il sistema esistente e le condizioni di vita attuali.
2. La “linea di eliminazione americana”
La “linea di eliminazione” (kill threshold) è un’espressione che proviene originariamente dai videogiochi e indica la soglia di punti vita che attiva il colpo mortale. Il 7 dicembre un creatore di contenuti su Bilibili (una piattaforma social cinese ndr) lo ha applicato alla realtà, descrivendo la fragilità della classe media statunitense: persone apparentemente benestanti, di fronte a eventi improvvisi come la perdita del lavoro o una grave malattia, superano la “soglia” e precipitano nei debiti, perdendo tutto e senza possibilità di riscatto.
Il dibattito si è rapidamente diffuso, sostenuto da dati ufficiali (come il fatto che il 37% degli americani non disponga di 400 dollari per le emergenze) e dalle carenze strutturali del sistema sanitario e abitativo degli Stati Uniti. E i media ufficiali lo hanno amplificato trasformandolo in una critica sistemica al capitalismo.
Al di là della solidità o meno di queste argomentazioni, il fenomeno merita riflessione. Parlare di una “linea di eliminazione cinese” toccherebbe evidenti linee rosse, mentre discutere di quella americana in Cina risulta sicuro e politicamente corretto. Alcuni vi hanno letto uno spostamento dei meccanismi psicologici di compensazione sociale: si è passati dalla domanda “sei felice?”, alla glorificazione delle storie di riscatto individuale, fino alla narrazione attuale che ammette le difficoltà generali nel Paese ma sottolinea che “l’America sta peggio”. Queste narrazioni mirerebbero, in sostanza, a spostare e rielaborare la sofferenza, guidando l’opinione pubblica.
3. Il caso Jiangnan Spring del Museo di Nanchino
Nel dicembre 2025, la notizia dell’apparizione in un’asta del dipinto Primavera a Jiangnan di Qiu Ying, stimato 88,88 milioni di yuan (quasi 19 milioni di euro), ha riportato alla luce decenni di scandali del Museo di Nanchino.
Dopo il cambio di regime negli anni Cinquanta, la famiglia Pang, un tempo tra le più ricche del Jiangnan, fu privata dei suoi beni e costretta a donare 137 opere al museo. Recentemente, i discendenti hanno scoperto che cinque di queste non figuravano più negli inventari.
Il museo ha dichiarato che tali opere erano state giudicate false negli anni Sessanta e riallocate negli anni Novanta. Tuttavia, sono emerse anche rivelazioni inquietanti: direttori che si erano opposti agli abusi fecero una fine tragica, mentre un dirigente senza competenze specifiche è rimasto al potere per oltre trent’anni, durante i quali numerosi tesori sono scomparsi.
Il caso ha scatenato indignazione nazionale, rafforzando la percezione della corruzione istituzionale e l’avidità delle élite privilegiate.
Conclusione
Questi tre temi di fine 2025 sono una potente metafora: dalla rilettura della storia all’ansia per la sopravvivenza, dal crollo della giustizia all’arroganza del privilegio. Di fronte al risveglio dell’opinione pubblica e alla verità dei fatti, ogni narrazione di prosperità artificiale appare fragile. L’auspicio è che la storia non sia più un semplice strumento del potere, che la realtà non abbia più “linee di eliminazione” improvvise e che la giustizia possa davvero diventare una barriera contro il saccheggio dei privilegi.




