21/06/2007, 00.00
HONG KONG - CINA
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Il 1° luglio confermata la marcia per il voto universale

Il Consiglio legislativo respinge a maggioranza una mozione dei democratici di appoggio e adesione alla marcia del 1° luglio. Ma i cittadini saranno comunque in piazza, per chiedere il suffragio universale che Pechino aveva promesso per il 2008 e ora rinvia.

Hong Kong (AsiaNews/agenzie) – Il Consiglio legislativo (Legco) di Hong Kong ha respinto ieri la proposta di una marcia unitaria il 1° luglio -10° anniversario dell’unione di Hong Kong alla Cina continentale- per “dimostrare il potere del popolo”. Ma parlamentari e cittadini pro-democrazia la faranno comunque per insistere sulla necessità del suffragio universale e per ricordare che il potere risiede nel popolo.

I parlamentari pro-democrazia prevedevano il voto contrario del Legco, il cui meccanismo elettorale permette a Pechino di influenzare la scelta della maggioranza dei seggi. Ma è stata un’occasione per parlare della riforma elettorale, che vogliono preveda l’elezione libera e a suffragio universale sia per la nomina del capo dell’Esecutivo che dei parlamentari. Hanno espresso “preoccupazione” per le recenti dichiarazioni di Wu Bangguo, vicepresidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, per cui Hong Kong non ha alcuna autonomia propria dato che il potere politico appartiene solo a Pechino, che lo delega nella misura che ritiene. Il parlamentare Martin Lee Chu-ming ha sottolineato che “senza la piena democrazia, facciamo solo chiacchiere vuote”.

I consiglieri che hanno votato contro non hanno, comunque, contestato il principio del voto universale, ma solo dichiarato che la marcia non è “la via migliore” per la democrazia.

Ma i parlamentari pro-democrazia confermano la marcia del 1° luglio e protestano per le restrizioni imposte dalla polizia. Per esempio il parlamentare Fernando Cheung Chiu-hung definisce “inaccettabile” che la polizia voglia limitare a 10 gli invalidi con sedia a rotelle.

La marcia per la democrazia è una tradizione dal 1° luglio 2003, quando oltre 500mila persone scesero in piazza per contestare una bozza di legge anti-sedizione e criticare i fallimenti del primo governatore scelto dalla Cina, l’armatore Tung Chee-hwa. Quest’anno la popolazione marcerà per chiedere il suffragio universale entro il 2012. Nel 1997 al momento della riunificazione era previsto per il 2008, ma Pechino, pur avendolo allora accettato, lo ha ora rimandato a data da destinarsi.

A luglio è prevista la pubblicazione della Carta Verde sull’evoluzione costituzionale, elaborata da una commissione parlamentare. I cittadini avranno tre mesi per fare osservazioni.

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