20/02/2012, 00.00
EGITTO
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Il Parlamento egiziano difende i copti dalla minaccia salafita

Una Commissione parlamentare annulla la sentenza di espulsione per 8 famiglie copte del villaggio di Sharbat (Alessandria) emessa dal tribunale locale, vicino ai salafiti. Lo scorso 27 gennaio i cristiani erano stati attaccati da oltre 3mila estremisti per false accuse contro un cristiano. Musulmani moderati premono per una legge contro le discriminazioni.

Il Cairo (AsiaNews) - Il parlamento egiziano cancella l'ordine di espulsione per 8 famiglie copte dal villaggio di Sharbat, distretto di el-Ameriya (Alessandria). Una corte locale guidata da membri dei Fratelli musulmani e salafiti aveva  emesso lo scorso 1° febbraio. Dai primi di febbraio, una Comissione parlamentare indaga sulle violenze commesse dai salafiti contro la comunità copta del villaggo, in seguito alle false accuse contro un giovane sarto cristiano. Ieri, in una riunione speciale del parlamento, la Comissione ha giudicato nulla la sentenza del tribunale locale. Essa ha chiesto al governo di  risarcire le famiglie a cui sono stati incendiati abitazioni e negozi, invitando la polizia ad individuare ed arrestare gli autori dell'assalto.

Secondo p. Rafic Greiche portavoce della Chiesa cattolica egiziana, l'indagine mostra l'unità dei musulmani moderati che desiderano difendere i copti dalle minacce dei partiti islamisti. A capo della commissione vi è Mohamed Sadat, figlio del defunto presidente Anwar al-Sadat. "Egli ha chiesto al governo di risarcire le famiglie vittime delle violenze - afferma il sacerdote - sottolineando che i cristiani egiziani devono essere rispettati. Sadat ha anche sollevato l'urgenza di una legge contro le discriminazioni, per difendere i cristiani da questo tipo di attacchi, che spesso restano impuniti".

Lo scorso 27 gennaio circa 3 mila salafiti hanno attaccato il villaggio di Sharbat bruciando abitazioni e negozi cristiani. Ciò è avvenuto in seguito alla denuncia da parte di alcuni musulmani contro Mourad Samy Guirgis, sarto cristiano, accusato di tenere nel suo cellulare foto "illecite" di una donna musulmana. Dopo l'attacco, i salafiti si sono rivolti al tribunale guidato da estremisti islamici chiedendo l'espulsione di 62 famiglie cristiane, l'intera comunità copta del villaggio. A tutt'oggi non vi sono prove contro il giovane copto e la sua famiglia, ma il 1° febbraio la corte ha arrestato Guirgis e ordinato l'espulsione e il congelamento dei beni della sua e di altre sette famiglie. L'uomo è stato rilasciato su cauzione lo scorso 15 febbraio.

Le paure di cristiani e musulmani moderati sono aumentate con la vittoria degli islamisti alle elezioni, dove Fratelli musulmani e salafiti hanno guadagnato circa il 73% dei seggi, pari a 358 su 498. Per evitare di perdere consensi, i leader di Giustizia e libertà - formazione politica dei Fratelli musulmani - hanno più volte rassicurato le minoranze religiose sul loro futuro, garantendo parità di diritti. Legittimati dal risultato elettorale, i salafiti hanno invece continuato a definire i cristiani "infedeli", promettendo di cacciarli dal Paese. Fonti di AsiaNews affermano che slogan e dichiarazioni contro i copti appaiono tutti i giorni su programmi televisivi, radio e siti internet. 

Casi di violenze contro le minoranze cristiane si registrano in tutto il Paese.  Lo scorso 12 febbraio circa 2mila salafiti hanno attaccato la chiesa di St. Mary e St. Abram, bruciato la casa del parroco e diversi edifici e auto della comunità copta, nel villaggio di Meet Bashar (provincia di Sharqia, circa 50 km a nord est del Cairo). (S.C.)

 

 

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