26/08/2020, 08.27
BIELORUSSIA-RUSSIA
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Il Patriarcato di Mosca cambia il metropolita della Bielorussia

di Vladimir Rozanskij

Il metropolita Pavel è sostituito da Venjamin. Nelle scorse settimane, Pavel si era dapprima congratulato con Lukashenko, poi si è corretto, poi ha appoggiato le richieste dei cattolici al governo. La Chiesa ortodossa ha proibito ai fedeli di partecipare a manifestazioni pubbliche e ad immischiarsi di politica. Kirill teme una conclusione simile a quella ucraina.

Mosca (AsiaNews) - Il Santo Sinodo del patriarcato di Mosca ha preso una clamorosa decisione: nei giorni delle grandi proteste di massa in Bielorussia, è stato sostituito l’Esarca patriarcale a Minsk, capo degli ortodossi in Bielorussia. Al posto del metropolita Pavel (Ponomarev, v. foto), è stato nominato il metropolita Venjamin (Tupeko, foto 2), già vescovo di Borisov, in provincia di Minsk. Venjamin, 52 anni, vescovo da un decennio, è alla guida del settore editoriale e catechetico dell’esarcato bielorusso, ed è anche il primo vescovo di nazionalità bielorussa a occupare la cattedra di Minsk, dove finora venivano inviati vescovi dalla Russia, come lo stesso Pavel.

Nel comunicato del portavoce del patriarcato russo, Vladimir Legojda, si legge che “il Sinodo ha accolto la richiesta del metropolita Pavel di essere sollevato dall’incarico, e lo ringrazia per l’impegno profuso in questi anni”. Pavel, già vescovo di Rjazan nella Russia centrale, era stato nominato nel 2013, dopo le dimissioni per età avanzata dello storico metropolita Filaret (Vakhromeev), uno dei più importanti gerarchi ortodossi del periodo sovietico, grande teologo e fautore del rinnovamento della vita ecclesiastica. L’esarca è il “luogotenente patriarcale”, guida autonoma della Chiesa locale, ma sottomesso all’autorità del patriarca di Mosca, e partecipa al Sinodo patriarcale come membro permanente.

La decisione di sostituire Pavel con Venjamin è legata agli eventi dei giorni scorsi, dove l’ex-capo degli ortodossi locali era andato molto in confusione: dapprima si è congratulato con Lukashenko per la vittoria elettorale; poi ha ritirato le congratulazioni, correggendo ulteriormente le sue dichiarazioni più volte. Pavel si era poi in parte allineato alla linea dell’arcivescovo cattolico Mons. Kondrusiewicz, rivolgendo un appello al presidente per far finire le violenze contro i manifestanti, e ai cittadini affinché conservino la moderazione e la saggezza; il metropolita aveva anche visitato alcuni feriti in un ospedale. In seguito, un comunicato della Chiesa ortodossa bielorussa ha vietato ai propri fedeli di partecipare a qualunque dimostrazione pubblica, e ha esortato a non immischiarsi nella vita politica del Paese, come ha chiesto a gran voce lo stesso presidente Lukashenko in un comizio a Brest dello scorso 23 agosto.

La sostituzione di Pavel indica una presa di distanza degli ortodossi dall’attivismo dei cattolici, pr sostenere il presidente Lukashenko. Nella memoria del patriarca Kirill (Gundjaev) gioca il ricordo dei drammatici eventi ucraini, che hanno portato all’istituzione della Chiesa ortodossa ucraina autocefala, con la rottura tra Mosca e Costantinopoli. In Bielorussia non vi sono al momento pretese di autonomia da Mosca, ma la nomina di un metropolita locale, leale all’ordine costituito, vuole prevenire future sorprese.

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