Il Turkmenistan dei due presidenti
Da quattro anni ormai il quarantenne Serdar Berdymukhamedov ricopre la carica di presidente ad Ashgabat, ma il padre Gurbanguly continua a mostrarsi in ogni occasione - in patria e all'estero - come il vero "leader nazionale del popolo turkmeno". Il figlio sarebbe anche più preparato del padre nell’ambito della politica e della diplomazia, ma si limita a presiedere le riunioni del governo a beneficio di telecamera.
Ashgabat (AsiaNews) - Sono ormai quattro anni che Serdar Berdymukhamedov ricopre la carica del presidente del Turkmenistan, succeduto a quarant’anni al padre sessantenne Gurbanguly, che di fatto continua a essere il vero presidente Arkadag, “padre della patria” e amministratore del Paese. Anche se i due si alternano nella partecipazione ad eventi internazionali, nessun turkmeno nutre dubbi su chi sia il vero rappresentante della nazione. Come afferma Galja Ibragimova su Azathabar, “prima o poi, se non altro con l’avanzare dell’età, Serdar dovrà assumersi maggiori responsabilità, governando davvero il Paese senza il sostegno del padre”.
Quanto più il figlio si appoggia su di lui, tanto più sarà difficile dimostrare la sua piena affidabilità, e d’altra parte non si vedono al momento iniziative che allontanino Gurbanguly, che si è preso la poltrona di presidente del Khalk Maslakhat, il “Consiglio del Popolo” (il Senato turkmeno), dal controllo del potere. Quando Serdar si reca in visita in Paesi dove il padre non era mai stato, o incontra dei leader stranieri che Gurbanguly non conosce personalmente, poco dopo il presidente-padre si reca a sua volta a incontrare queste personalità e a visitare questi luoghi.
Nell’autunno del 2025, Serdar si è recato a Pechino e si è accordato con Xi Jinping sull’aumento delle consegne di gas turkmeno, e a marzo di quest’anno Gurbanguly è andato a sua volta in Cina per parlare di collaborazione nel settore del gas come presidente del Senato, una struttura da lui creata proprio per conservare il potere. Le trattative si sono svolte di nuovo con Xi Jinping, a dimostrazione che i cinesi riconoscono la sua autorità alla pari del figlio.
L’Arkadag viene definito il “Leader nazionale del popolo turkmeno”, e la sua voglia di dimostrare in ogni occasione la sua superiorità porta anche a dei fraintendimenti, come avvenuto a febbraio di quest’anno. Gurbanguly si era diretto negli Usa per discutere delle prospettive di collaborazione economica; invece di arrivare a Washington, però, era andato in Florida, proprio mentre Donald Trump stava aprendo la seduta del Board of Peace da lui istituito, nella sua residenza di Mar-a-Lago. Il Turkmenistan non era stato invitato, e Gurbanguly ha cercato di partecipare offrendo investimenti turkmeni per i campi da golf americani, ma al Board non è stato fatto entrare. Da ex-presidente egli non poteva non sapere quanto siano minuziose le trattative per aderire a eventi internazionali di quel tipo, ma il suo vero scopo non era evidentemente la discussione delle relazioni tra Ašgabat e Washington, quanto la conferma della sua importanza da ribadire dopo gli incontri precedenti del figlio Serdar con Trump, ritenuti dei successi diplomatici.
A ottobre 2025, Serdar aveva partecipato a una cena nell’ambito del formato “Asia Centrale-Usa” alla Casa Bianca, e si era seduto al fianco di Trump, senza particolari colloqui intimi, ma la sua presenza a fianco dell’imperatore americano aveva fatto scattare l’invidia del padre, che ha quindi cercato di fissare a sua volta l’immagine a fianco di Donald, che però non ha assecondato la bramosia di Gurbanguly alla stregua del presidente cinese. Alla fine è stato licenziato l’ambasciatore del Turkmenistan negli Usa, evidentemente per non aver saputo organizzare l’incontro tanto desiderato.
All’interno del Paese, Gurbanguly continua a comportarsi come il vero padrone, e si ritiene che tutte le decisioni importanti siano prese da lui, mentre Serdar si limita a presiedere le riunioni del governo a beneficio di telecamera, con dichiarazioni e repliche concordate secondo il ruolo a lui assegnato di Arkadagly Serdar, il “figlio di Arkadag”. A differenza del padre, Serdar non ama molto mettersi in mostra, e non si mette a fare il dee-jay alle riunioni governative come il padre, che faceva ballare tutti i ministri cantando a squarciagola. D’altra parte, il figlio è molto più preparato del padre nell’ambito della politica e della diplomazia, dopo gli studi a Mosca e a Ginevra, cosa che gli permette di avere buoni rapporti con tutti i leader stranieri. Ora deve riuscire a conquistare definitivamente anche i turkmeni.
Photo: Turkmenistan state media
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