Il Workers’ Party contro il premier a Singapore: Singh resta leader dell’opposizione
Il primo ministro Lawrence Wong aveva chiesto di indicare un altro deputato. Alla base della vicenda una condanna penale a carico di Singh per aver esercitato pressioni su una ex parlamentare che aveva denunciato - per poi ritrattare - la polizia. Le opposizioni difendono l’operato del leader e denunciano l’uso politico della magistratura da parte del governo.
Singapore (AsiaNews) - Il Workers’ Party ha respinto la richiesta del primo ministro Lawrence Wong di nominare un altro deputato eletto alla carica di leader dell’opposizione (LO). È quanto annuncia in una nota diffusa oggi sul proprio sito internet il movimento, il quale spiega di aver ufficializzato la risposta al capo del governo aggiungendo che è legittimo considerato il capo del più grande partito di opposizione quale leader naturale dell’opposizione stessa.
Ad innescare lo scontro fra le parti - in una controversia che riveste questioni di carattere giudiziario ed evidenzia i limiti della democrazia locale - la decisione del premier il 15 gennaio scorso di rimuovere il capo del Wp Pritam Singh dalla carica. Alla base della decisione presa dal leader dell’esecutivo vi sarebbero le condanne penali riportate dallo stesso Singh e una mozione parlamentare che lo riterrebbe “inadatto” al ruolo.
In una lettera al primo ministro Wong che riporta la data di oggi i vertici del Workers’ Party affermano che il partito “non può accettare” la richiesta di nominare un altro deputato eletto alla carica, poiché ha le proprie procedure consolidate per l’elezione dei propri leader. “A Singapore, la carica di LO - spiega la nota - è una nomina discrezionale spettante al primo ministro”. Tuttavia, prosegue la dichiarazione, pur non esistendo “criteri di eleggibilità costituzionali o statutari” il solo candidato idoneo è “un membro del Parlamento che sia il leader del più grande partito di opposizione in Parlamento”. Questo approccio rispecchia anche “il voto dei cittadini” i quali scelgono i propri rappresentanti in Parlamento, mentre vi sono altri sistemi in cui la scelta del capo dell’opposizione è stabilito per legge e “non è prerogativa” del premier o del governo.
Nel 2020, l’allora primo ministro Lee Hsien Loong aveva nominato Singh come leader dell’opposizione, carica confermata dall’attuale primo ministro Wong all’indomani delle elezioni generali del maggio scorso. Per il Workers’ Party l’istituzione della carica di leader dell’opposizione ha rappresentato un passo in avanti fondamentale nello sviluppo politico e di democratizzazione di Singapore. “Continuiamo a concentrarci - conclude la nota - sul nostro compito principale, ovvero lavorare per i singaporiani e fornire un controllo razionale, responsabile e rispettabile sul governo”.
Il 14 gennaio scorso un voto del Parlamento, dominato in larga maggioranza dal Partito d’Azione Popolare (Pap) al potere, aveva privato Pritam Singh del titolo di leader dell’opposizione, con una decisione confermata il giorno successivo dal premier. La decisione fa seguito alla condanna per aver mentito sotto giuramento davanti a una commissione parlamentare, sebbene lo stesso Singh abbia sempre proclamato la propria innocenza nella vicenda. Egli rimane membro del Parlamento e segretario generale del più grande partito di opposizione, ma non dovrebbe più godere dei privilegi legati alla carica fra cui il diritto di prima replica durante i dibattiti, più tempo a disposizione per i discorsi e un’indennità doppia di normale deputato.
Il caso di Singh è peculiare, perché si tratta di una delle poche condanne penali contro un parlamentare dell’opposizione in carica anche se, per i critici, si tratta di una mossa del governo che usa la magistratura per colpire gli oppositori politici. Una accusa peraltro rispedita al mittente dalle autorità, nell’ambito di una controversia divampata nel 2021 quando la parlamentare del Wp Raeesah Khan aveva denunciato il (presunto) comportamento scorretto della polizia nei confronti di una vittima di violenza sessuale. In seguito l’accusatrice ha ritrattato affermando che la vicenda non era vera e, in un’audizione parlamentare, avrebbe rivelato che i capi del partito, compreso Singh, le hanno imposto di “continuare” con le accuse alle forze dell’ordine, pur sapendo che era un falso.
Da allora Khan si è dimessa dal partito e dal Parlamento e le è stata comminata una multa per aver mentito di fronte alla giustizia e abusato dei privilegi di parlamentare. In un secondo momento è stato avviato un procedimento penale contro l’attuale leader dell’opposizione per aver mentito sotto giuramento davanti alla commissione parlamentare durante le udienze sul caso di Khan. Lo scorso febbraio un tribunale lo ha dichiarato colpevole affibbiandogli una multa di migliaia di dollari. I giudici hanno inoltre stabilito che le azioni di Singh erano “fortemente indicative” del fatto che non aveva voluto che Khan ritrattasse le false accuse. Di contro, il leader dell’opposizione si è sempre dichiarato innocente durante il processo e ha precisato che, con la sua posizione, voleva solo concedere del tempo a Khan per affrontare una questione “delicata”. A dicembre lo stesso Singh ha perso il ricorso contro la condanna.
25/01/2022 12:36




