Il card. Poola nuovo presidente della Conferenza dei vescovi indiani
Il presule dalit, arcivescovo di Hyderabad, scelto da papa Francesco nel 2022 come cardinale è stato eletto alla guida della CBCI, l'organismo collegiale che riunisce insieme le diocesi di rito latino, siro-malabarese e siro-malankarese. Mons. Chandra Nayak ad AsiaNews: "Scelto per i suoi meriti: dai vescovi un messaggio per l'intera società indiana". Durante l'Assemblea presentata anche la nuova traduzione del messale in konkani, la lingua locale di Goa.
Bengaluru (AsiaNews) - Il card. Antony Poola, arcivescovo di Hyderabad, è stato eletto nuovo presidente della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India (CBCI), l’organismo che riunisce insieme i vescovi di ogni rito delle 174 diocesi dell’India (comunità latine, siro-malabaresi e siro-malankaresi). L’elezione si è svolta il 6 febbraio, durante l’assemblea generale della CBCI in corso presso il St John’s Medical College di Bengaluru, nello Stato del Karnataka.
Il card. Poola succede al siro-malabarese Andrews Thazhath, arcieparca di Thrissur, che ha guidato l’organismo collegiale dal 2022. Assume la guida dell’organismo di coordinamento dei vescovi cattolici in India in un momento di significative sfide sociali, pastorali e costituzionali che la Chiesa e la nazione stanno affrontando.
Il card. Poola ha 64 anni ed è originario di Poluru, nella diocesi di Kurnool, di cui è stato vescovo dal 2008 prima di essere nominato nel 2020 arcivescovo di Hyderabad. Nato da una famiglia mista di dalit con padre cattolico e madre indù, sin da piccolo ha sperimentato in prima persona l’emarginazione dei “fuori casta”. Proprio per questo la scelta di papa Francesco di crearlo cardinale nel 2022 è stata molto significativa per l’India, dove anche all’interno della Chiesa a volte permangono i retaggi di questo sistema di disuguaglianza. Ed è un aspetto importante anche in questa sua elezione alla guida della CBCI.
Lo sottolinea il vescovo di Berhampur mons. Sarat Chandra Nayak, presidente all’interno della Conferenza episcopale della Commissione per le caste e gli altri gruppi svantaggiati: “L’elezione del presidente avviene tramite voto segreto, secondo gli statuti consolidati da lungo tempo - ha commentato ad AsiaNews -. Scegliendo il card. Poola per i suoi meriti i vescovi hanno inviato un messaggio chiaro e profetico a coloro che portano ancora con sé la logica delle caste (sia come perpetratori sia come vittime): i dalit e i tribali possono essere leader nella Chiesa a tutti i livelli. In Dio non c’è parzialità. Lo spirito sinodale e il discernimento dovrebbero aiutare la CIl card. Poola hiesa cattolica a godere della pienezza della gioia promessa da Cristo, liberandosi dei residui della mentalità di casta e accettando l’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati”.
Nel frattempo l’incontro dei vescovi indiani a Bengaluru in questi giorni è stata l’occasione anche per un altro gesto significativo: la pubblicazione ufficiale della nuova edizione del Messale in lingua konkani, l’idioma più parlato tra gli abitanti di Goa. Il libro liturgico - che ha ricevuto l’approvazione da parte del dicastero vaticano per il Culto divino - è il frutto di un lavoro durato 16 anni promosso dalla CCBI (la conferenza che riunisce i i vescovi di rito latino dell’India), Si tratta di un passo importante per rafforzare la vita liturgica dei fedeli, consentendo loro una più piena partecipazione alla celebrazione eucaristica nella loro lingua madre.
Il Messale è redatto sia in scrittura romi (alfabeto latino) sia in scrittura kannada (abugida della famiglia delle scritture brahmiche), per “garantire una più ampia accessibilità alle comunità del Karnataka, di Goa e delle regioni limitrofe, preservando al contempo il patrimonio linguistico e culturale del konkani nella vita della Chiesa”, si legge in un comunicato diffuso dalla CCBI.
Il konkani è la lingua madre dei goani, gli abitanti di Goa, parlata anche nelle zone costiere del Karnataka, del Maharashtra e del Kerala. È anche una lingua ufficiale dello Stato, riconosciuta dalla Costituzione indiana. È stata storicamente influenzata da altre lingue dravidiche locali - come il kannada, il tulu, il kodava e il marathi - a causa delle continue migrazioni della comunità. Anche i fedeli di diverse religioni - tra cui cristianesimo, induismo, islam - hanno influenzato, arricchito e contribuito al suo sviluppo.
Il konkani è una lingua indo-ariana appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee parlata da oltre 2 milioni di persone. Poiché quanti la utilizzano vivono accanto alle comunità di espressione marathi – la terza lingua madre più parlata in India, dopo hindi e bengali – i due idiomi sono simili sotto alcuni aspetti. Ma il konkani ha origini più antiche del marathi: la sua prima iscrizione conosciuta risale al 1187.
Il Messale è stato presentato dal nunzio apostolico in India, l’arcivescovo Leopoldo Girelli, che ha sottolineato “l’approvazione del progetto da parte della Santa Sede e il carattere universale della liturgia della Chiesa”. All’evento hanno partecipato anche il card. Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Darman e presidente della CCBI, l’arcivescovo Peter Machado, vicepresidente, l’arcivescovo di Bengaluru, Vincent Aind, segretario generale, e il vescovo Peter Paul Saldanha, presidente della Commissione per la liturgia in konkani.
“Il progetto a lungo termine è stato guidato dalla leadership della CCBI e ha visto una stretta collaborazione tra studiosi di liturgia ed esperti linguistici per garantire l’accuratezza teologica e la fedeltà linguistica”, viene sottolineato nel comunicato. Tra i principali collaboratori figurano p. Vijay Machado, il dott. Rudolph Pinto e il dott. Stephen Alathara. La revisione ha richiesto “sedici anni di costante impegno scientifico e pastorale”. Il processo ha comportato stesura, revisione e allineamento con l’editio typica; culminato nel completamento del testo nel gennaio 2026.
(ha collaborato Nirmala Carvalho)
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