30/03/2006, 00.00
Italia – Afghanistan
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Il convertito afghano è arrivato in Italia

"Siamo molto contenti – ha detto il primo ministro italiano – di poter dare il benvenuto ad una persona che si è dimostrata così coraggiosa".

Roma (AsiaNews/Agenzie) – L'Italia ha garantito ieri il diritto d'asilo all'uomo afghano che ha rischiato la pena di morte per essersi convertito dall'Islam al cristianesimo. Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, ha confermato che l'uomo "è arrivato nel Paese durante la notte". Il Parlamento afghano aveva chiesto alle autorità nazionali di non permettere al convertito, Abdul Rahman, di lasciare la nazione.

"Il Consiglio  dei ministri – ha detto l'ufficio del premier italiano – ha approvato la concessione dell'asilo all'unanimità". Poco prima della riunione mattutina del Consiglio, Berlusconi aveva detto che "l'Italia sarebbe stata felice di concedere asilo a Rahman". "Siamo molto contenti – ha aggiunto – di poter dare il benvenuto ad una persona che si è dimostrata così coraggiosa".

Giuseppe Pisanu, ministro dell'Interno, aveva detto martedì 28 marzo che "avrebbe fornito ogni forma di protezione ed assistenza al rifugiato", anticipando l'approvazione della richiesta d'asilo da parte di Gianfranco Fini, ministro degli Esteri.

La detenzione di Rahman, 41 anni, in Afghanistan ha ispirato un appello del Papa Benedetto XVI al presidente Hamid Karzai e gli sforzi delle Nazioni Unite, tesi a trovare una nazione per ospitarlo. Fini si era espresso sulla questione sin dall'inizio: aveva affermato che per l'Italia era "un dovere" esprimere in qualche modo "la sua indignazione" per la vicenda.

Secondo la legge afghana, ispirata all'Islam, la conversione è un crimine: Rahman era stato arrestato il mese scorso, accusato dai suoi familiari per apostasia. Il suo processo è iniziato la settimana scorsa: l'accusa era quella di aver abbracciato il cristianesimo 16 anni fa, mentre lavorava in Pakistan come assistente sanitario per un'organizzazione cristiana impegnata nel soccorso dei rifugiati afghani .

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