05/02/2026, 08.24
KIRGHIZISTAN
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Il faticoso cambio dell'inno nazionale kirghizo

di Vladimir Rozanskij

Le tre varianti che avevano superato il concorso nazionale sono state rifiutate dal Žogorku Keneš, il parlamento kirghizo che si è però impegnato a continuare la ricerca. Il nuovo inno, dopo la nuova bandiera, corrisponde alla volontà del presidente Žaparov di affermare l’identità storica e attuale del Kirghizistan e l'aspirazione a svolgere un ruolo di primo piano nel mondo.

Bishkek (AsiaNews) - Continua in Kirghizistan la grande discussione sul nuovo inno nazionale, di cui al Žogorku Keneš sono state ascoltate tre varianti, quelle che avevano superato il concorso nazionale, ma nessuna di esse è riuscita a suscitare l’entusiasmo necessario per ravvivare lo spirito patriottico. Eppure i deputati non rinunciano a proseguire la ricerca, su incitamento dello stesso presidente Sadyr Žaparov che già era riuscito a modificare la bandiera nazionale, anche qui con grandi dibattiti, sostituendo i raggi ondulati del sole kirghiso con raggi verticali, più incisivi e determinati.

Per tutto il 2025 si è quindi cercato di risolvere la questione del nuovo inno, su proposta dello speaker del parlamento Nurlanbek Turgunbek uulu, in risposta a ulteriori stimoli di Žaparov. La prima selezione ha esaminato ben 700 varianti di testo, senza giungere ad alcuna conclusione perché “nessuno di essi corrisponde alle esigenze di contenuto e qualità artistica”. In autunno sono state quindi identificate cinque varianti di testo, che si è cercato di far corrispondere alle proposte musicali raccolte in un altro concorso. Le tre proposte finali sono state presentate senza rivelare i nomi degli autori, per assicurare “la trasparenza e l’obiettività”, come ha spiegato il ministro della cultura Mirbek Mambetaliev.

Il 27 gennaio le tre proposte sono state comunque rifiutate, perché “il nostro scopo non è semplicemente il cambio dell’inno, ma di fare in modo che tutti i kirghisi dai 7 ai 70 anni lo conoscano e lo cantino con entusiasmo, mentre le varianti presentate sono delle marcette per soldatini”, ha commentato Turgunbek. A suo parere “l’inno deve essere un canto libero come la terra del Kirghizistan, dobbiamo smetterla con le marce… l’inno deve essere tale da cantarlo non solo alle manifestazioni ufficiali, ma anche quando siamo a tavola a far festa”.

Il presidente del comitato parlamentare per la legislazione costituzionale, Kurmankul Zulušev, ha sottolineato che tutte e tre le varianti presentate non superano la qualità dell’inno vigente, né per il testo, né per il contenuto e neppure per la soluzione melodica. Uno dei membri della commissione speciale presso il ministero della cultura, il direttore dell’orchestra da camera presidenziale Manas Medet Osmonov, ha raccontato che alle audizioni sono state presentate centinaia di soluzioni musicali in accordo con i testi, ma nessuna gli era sembrata degna di sostituire il vecchio inno. Egli ritiene che della questione se ne debbano occupare i compositori professionisti su apposita commissione, ricordando come fu fatto per il primo inno affidato ai migliori maestri orchestrali, dopo un concorso fallimentare.

In effetti non è molto chiaro il motivo per cambiare un inno conosciuto e amato, composto trent’anni fa dopo l’indipendenza dal passato sovietico. Žaparov aveva spiegato che “bisogna smettere di cantare che finalmente il Paese è diventato libero” riferendosi soltanto all’esperienza del dominio zarista e sovietico, per esaltare invece “i cinquemila anni di storia del popolo kirghiso, per ispirare le future generazioni”. Turgunbek si è limitato ad osservare che “l’inno attuale fa scappare gli uccelli”.

Il nuovo inno, dopo la nuova bandiera, corrisponde alla volontà del presidente Žaparov di affermare l’identità storica e attuale del Kirghizistan, rivolgendosi al futuro di un Paese che intende svolgere un ruolo di primo piano nel nuovo ordine mondiale che si sta creando, un sentimento che accomuna in modalità diverse tutti i Paesi dell’Europa centrale e del Caucaso. I kirghisi appartengono alla grande famiglia dei Paesi turanici, e anche in questo si vogliono rimarcare le differenze nel processo di aggregazione, che non deve diventare di semplice omologazione: se i kazachi vantano la cultura nomade insieme ai kirghisi, che indicano la loro parentela con i mongoli, i tagichi rimangono legati alle origini persiane, gli uzbeki alla preminenza delle grandi conquiste nella Via della Seta e i turkmeni alla loro “originalità turcica”, sarà quindi difficile esprimere tutte queste caratteristiche nelle note e nei versi, o nei colori delle bandiere.

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