05/10/2021, 08.49
BIELORUSSIA
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Il governo bielorusso difende i sacerdoti cattolici

di Vladimir Rozanskij

Chiesto al giornale statale Minskaja Pravda di evitare la pubblicazione di articoli satirici contro la Chiesa cattolica. Intervento del nunzio apostolico a Minsk, mons. Ante Jozič. Sacerdoti dipinti come collaborazionisti del nazismo; infangata la memoria dei martiri di Rositsa.

Mosca (AsiaNews) – Il ministero bielorusso dell’Informazione ha chiesto alla redazione del giornale statale Minskaja Pravda di prendere misure per evitare la pubblicazione di materiali analoghi alla recente satira e violenta critica alla Chiesa cattolica. Il 7 settembre scorso il giornale aveva messo in prima pagina un’illustrazione con una feroce caricatura dei sacerdoti cattolici, dipinti come collaborazionisti del nazismo, accanto a un articolo dal titolo “La mutazione della fede, le croci possono essere varie”, in cui il simbolo cristiano veniva sostituito da una svastica.

Il ministero ha inoltrato la sua richiesta il primo ottobre. La direzione della Minskaja Pravda ha garantito al governo che rispetterà tutte le raccomandazioni, come comunica il sito BelaPAN. “La redazione ha tenuto un incontro con i dirigenti dell’amministrazione regionale, durante la quale sono state messe a punto le misure necessarie a evitare altri casi simili”, si legge nella nota. Al ministero hanno anche precisato che l’articolo in questione è stato analizzato insieme agli esperti della Commissione per gli affari religiosi e le nazionalità, secondo i quali “una tale pubblicazione, secondo il nostro unanime parere, non permette di preservare la concordia interconfessionale e la pace nel nostro paese”.

Dopo le proteste dei vescovi cattolici bielorussi, e un intervento del nunzio apostolico a Minsk, mons. Ante Jozič, un gruppo di cittadini ha domandato al governo d’intervenire. Nella richiesta si evidenziava che “tali pubblicazioni rivolte contro i rappresentanti del clero sono inaccettabili, offensive e preoccupanti non soltanto per i preti cattolici, ma per tutto il popolo bielorusso. Secondo i richiedenti, “cose del genere appaiano su un mezzo d’informazione statale a noi sembra un tentativo di incitare all’ostilità religiosa nei confronti della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli”.

 

Gli autori della petizione esigono che si verifichi la violazione delle norme sulla libertà di coscienza e di associazione religiosa, e anche il reato previsto dall’art. 130 del codice penale bielorusso, che parla di “incitamento all’odio e al conflitto razziale, nazionale e religioso”. Tale crimine è contemplato anche dalla Convenzione per la sicurezza nazionale della Repubblica di Bielorussia.

Nella caricatura erano rappresentati soprattutto i sacerdoti Jurij Kašira e Antonij Leščevič, brutalmente uccisi dai nazisti nella strage di Rositsa del 1943 per essersi rifiutati di abbandonare i propri parrocchiani. La chiesa della Trinità del villaggio di Rositsa, nella regione di Vitebsk, è anche oggi meta di continui pellegrinaggi. All’epoca i nazisti hanno effettuato un’azione dimostrativa contro i partigiani che si nascondevano nelle campagne circostanti, cercando di isolare una zona di oltre 40 kmq, bruciando 300 alberi al confine tra Bielorussia e Russia e distruggendo anche i centri abitati.

Le truppe tedesche hanno raccolto gli abitanti di Rositsa nella chiesa; i prigionieri hanno atteso per cinque giorni il “verdetto” del tribunale nazista, sostenuti dai due sacerdoti locali, gli unici che potevano entrare e uscire dalla chiesa e portare cibo ai fedeli, oltre ai conforti spirituali. Gli occupanti nazisti hanno spedito i giovani nei lager, per poi bruciare vivi nelle stalle di fronte alla chiesa anziani, malati, bambini e donne incinte. I sacerdoti potevano salvarsi, ma decisero di morire arsi vivi con i parrocchiani. A Rositsa morirono in tutto 1.528 persone.

P. Jurij e p. Antonij sono stati canonizzati nel 1999 come martiri, e due volte all’anno si radunano i pellegrini, a febbraio per l’anniversario della strage e ad agosto per la festa patronale, inchinandosi alla grande croce eretta in memoria dei caduti. L’offesa alla croce sul giornale statale è risultata quindi molto dolorosa per la memoria dei cattolici.

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