09/09/2020, 08.50
CAMBOGIA

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In piazza per libertà e diritti: arrestati diversi attivisti cambogiani

In cella sono finiti anche un monaco buddista e un celebre rapper locale. Alla base delle proteste i fermi delle scorse settimane di oppositori e la gestione della questione confini con il Vietnam. Il monito delle Nazioni Unite: rispettare il “diritto alla libertà di espressione e alla associazione pacifica”.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità cambogiane hanno arrestato nei giorni scorsi almeno sei attivisti, fra i quali vi sono anche un monaco buddista e un celebre rapper e musicista locale. Dietro il fermo, l’organizzazione di manifestazioni di protesta e canti contro le dispute in atto da tempo con il Vietnam per la definizione dei confini fra le due nazioni. Ong internazionali e movimenti locali hanno lanciato l’allarme per una crescente repressione dei diritti e della libertà di espressione nel Paese asiatico. 

In una nota il ministero cambogiano degli Interni riferisce che i sei arrestati dovranno rispondere di diversi capi di accusa, fra i quali “istigazione a commettere un reato e creare caos nella società” in base agli articoli 494 e 495 del Codice penale. “Khmer Thavarak e l’ong Mother Nature - prosegue il comunicato - hanno operato per incitare le persone a fomentare instabilità e rivolte sociali con l’uso dei social media e di altri mezzi di informazione”.

L’annoso problema dei 1.228 chilometri di frontiera fra Vietnam e Cambogia è un tema molto sensibile per i cambogiani, che vedono i vietnamiti come la causa dei loro guai nel recente passato (guerra, Khmer rossi, e ora colonizzazione economica). I confini fra i due Paesi non sono mai stati molto precisi. Nel 2006 i due governi hanno tentato di definirli cercando un accordo e ciò è avvenuto a spese di alcuni gruppi di cambogiani, che hanno perso le loro terre in un’area contesa.

Nella provincia di Tboung Khmum è avvenuto il fermo di Khmer Thavarak, affiliato al partito di opposizione (messo al bando) Cambodia National Rescue Party (Cnrp). Dal 7 settembre egli si trova rinchiuso nel carcere di Prey Sar. Nella stessa giornata si è registrato l’arresto di Mean Prommony, vice-presidente della Lega studentesca khmer, e del venerabile Koet Saray; i due stavano organizzando un corteo di protesta che si sarebbe dovuto tenere nel parco della Libertà a Phnom Penh, per chiedere il rilascio del sindacalista Rong Chhun, in prigione dal 31 luglio. 

Dal 4 settembre si trova in stato di fermo anche il 22enne rapper e musicista Kea Sokun, famoso per il suo celebre brano “Terra khmer” in cui critica il governo per la gestione della questione confini con il Vietnam. Egli dovrà rispondere dell’accusa di incitamento alla violenza.

Commentando gli arresti Rhona Smith, relatrice speciale Onu sulla Cambogia, ha sottolineato l’importanza della tutela del “diritto alla libertà di espressione, alla associazione pacifica” che sono protetti “dalle norme e dagli standard internazionali, così come dalla Costituzione”. “Incoraggio le autorità cambogiane - conclude l’esperta delle Nazioni Unite - a garantire che questi diritti siano rispettati e protetti e a creare un ambiente in cui gli individui siano in grado di esercitarli”. Le persone arrestate vanno condotte “prontamente davanti a un tribunale” e “rispettato il loro diritto a un giusto processo”. 

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