In un film la riscoperta dei 'qiaopi', le lettere degli emigranti cinesi nel sud-est asiatico
L'inaspettato successo di "Dear You", prodotto con un budget ridotto e in un dialetto locale, sta facendo riaffiorare in Cina il ruolo importante che svolsero le lettere con cui per oltre un secolo gli emigranti inviavano denaro e notizie alle famiglie rimaste in patria. Persone che ebbero un ruolo decisivo per l'attuale sviluppo economico, ma che era spesso accompagnato da nostalgia e sofferenze affidate a scrivani locali. Pechino però le rilegge in chiave patriottica.
Fujian (AsiaNews) - Per decenni, nelle città costiere delle regioni del Fujian e del Guangdong, le lettere provenienti da chi era emigrato all’estero erano attese con impazienza dai parenti rimasti a casa. Arrivavano da Singapore, Thailandia, Indonesia, Filippine, Cuba o Malaysia insieme a piccole somme di denaro. In cinese si chiamano “qiaopi”, lettere-rimessa.
Oggi quel mondo, quasi scomparso con l’avvento degli smartphone e delle piattaforme digitali, è tornato improvvisamente al centro dell’attenzione in Cina grazie al film “Dear You”, uscito nelle scorse settimane e diventato in breve tempo un fenomeno culturale inatteso. Girato con un budget modesto di 14 milioni di yuan (1,8 milioni di euro) e in dialetto chaoshan, il film ha incassato oltre 600 milioni di yuan (meno di 80 milioni di euro).
La pellicola ruota attorno ai legami famigliari spezzati e ricuciti dai viaggi per lavoro verso il sud-est asiatico, mostrando come per generazioni il qiaopi abbia tenuto uniti mondi separati dagli oceani.
Il successo del film ha riportato sotto i riflettori figure come Jiang Mingdian, 77 anni, considerato uno degli ultimi redattori di qiaopi ancora attivi nella città di Shishi, nel Fujian. Da quasi sessant’anni Jiang scrive lettere per conto di persone anziane o analfabete.
La sua storia, raccontata da diversi media cinesi nelle ultime settimane, ha riportato all’attenzione l’identità della Cina meridionale, da cui per oltre un secolo milioni di abitanti delle province costiere lasciarono i villaggi per lavorare oltremare. Gli emigranti erano conosciuti come “fan ke”, “viandanti d’oltremare”, mentre mogli e figli e genitori - come si vede nel film - attendevano il loro ritorno.
Tra il 1864 e il 1980, secondo dati citati dagli organi di stampa ufficiali, in Cina arrivarono oltre 30 milioni di qiaopi, accompagnati da rimesse per più di 10 miliardi di dollari. Denaro che contribuì a costruire case, scuole, ponti e strade nelle regioni costiere del sud della Cina molto prima del boom economico successivo.
Molti uomini partivano da giovani promettendo di tornare dopo pochi anni. Alcuni morivano all’estero, altri creavano nuove famiglie nei Paesi di destinazione. Le donne rimaste nei villaggi vivevano sospese in una lunga attesa. Jiang ricorda ancora una frase scritta decine di volte per un uomo separato dalla madre emigrata a Singapore: “Mi manchi moltissimo, ma ti odio”.
Il sistema dei qiaopi funzionava grazie a una rete informale ma estremamente sofisticata di intermediari. In molti casi le agenzie anticipavano perfino il denaro alle famiglie quando i lavoratori all’estero non ricevevano il salario in tempo.
Per gli storici, questi archivi rappresentano oggi una fonte preziosa per comprendere non solo la diaspora cinese, ma anche la nascita di reti economiche transnazionali che hanno collegato il sud-est asiatico alla Cina prima dell’avvento della moderna globalizzazione.
Non a caso nel 2013 gli archivi dei qiaopi sono stati inseriti nel registro “Memory of the World” dell’UNESCO.
Negli ultimi anni Pechino ha iniziato a valorizzare questa memoria anche in chiave politica e identitaria. Le lettere degli emigranti vengono presentate come testimonianza del patriottismo della diaspora cinese e del suo contributo alla modernizzazione nazionale. Durante la guerra contro il Giappone, ad esempio, molti lavoratori all’estero inviarono denaro per sostenere la resistenza cinese, sostengono i media di Stato.
Il successo di “Dear You” riflette anche un rinnovato interesse delle giovani generazioni cinesi per le proprie radici familiari e per la storia delle migrazioni. In città come Xiamen e Fuzhou stanno nascendo mostre immersive, laboratori di scrittura e iniziative culturali dedicate ai qiaopi, con giovani artisti che reinterpretano le vecchie lettere attraverso fumetti e performance.
05/06/2018 09:00




