India-USA: gli agricoltori indiani temono di pagare il prezzo dell’accordo commerciale
Washington ha annunciato la riduzione dei dazi e un aumento degli acquisti di beni americani da parte dell’India, mentre per Delhi diversi prodotti resteranno protetti. L’opposizione e le associazioni contadine temono che l’apertura alle importazioni statunitensi possa mettere ancora più in difficoltà i piccoli agricoltori, già afflitti da debiti e dall’instabilità dei prezzi.
New Delhi (AsiaNews) - India e Stati Uniti a inizio settimana hanno riferito di aver siglato un accordo commerciale, anche se non è ancora chiaro se e come verranno attuati gli annunci fatti in questi giorni. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’intenzione di ridurre i dazi sulle importazioni di beni indiani dal 25% al 18% in cambio dell’interruzione da parte dell’India degli acquisti di petrolio russo e dell’impegno ad acquistare prodotti americani per un valore di 500 miliardi di dollari, inclusi beni agricoli.
Il primo ministro Narendra Modi si è detto “felicissimo” dell’accordo, ma l’opposizione ha criticato l’intesa. Diversi leader politici temono che l’importazione di mais, cotone e soia a basso costo dagli Stati Uniti possa avere conseguenze devastanti per gli agricoltori e i produttori indiani, che nel 2020-21 avevano iniziato una campagna di proteste contro il governo Modi, mostrando quanto il malcontento rurale possa influenzare la stabilità politica.
Rahul Gandhi, leader del Congress, ha accusato Modi di aver “svenduto” gli agricoltori indiani. L’ex deputato Jawhar Sircar ha messo in dubbio la fattibilità dell’accordo: “La nostra spesa di bilancio per il 2026-27 è di 53,5 lakh crore di rupie in totale, tutto compreso. Significa che l’India ha destinato circa l’85% del suo bilancio totale solo a beni provenienti dall'America? O circa il 30% del nostro bilancio annuale per i prossimi tre anni all’importazione di merci americane”, ha detto Sircar, aggiungendo che il governo indiano dovrebbe chiarire la questione.
Martedì 3 febbraio 2026 il ministro del Commercio Piyush Goyal ha dichiarato che l'accordo escluderà i prodotti agricoli sensibili e i latticini, aggiungendo che i dettagli dell’accordo saranno resi pubblici “a breve”.
Negli ultimi anni l’India ha mantenuto alte le proprie barriere protezionistiche, sostenendo che l’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo non può essere trattata come una merce commerciabile. I prodotti lattiero-caseari, per esempio, sono soggetti a restrizioni dovute a preoccupazioni culturali e religiose sulle pratiche di alimentazione del bestiame statunitense, e ci sono forti preoccupazioni riguardo alla possibile introduzione di colture geneticamente modificate. “Abbiamo rinunciato alla nostra secolare opposizione alle colture geneticamente modificate che danneggiano i nostri agricoltori? Ci stiamo arrendendo agli OGM statunitensi?”, ha chiesto Sircar.
In India l’agricoltura impiega tra il 45 e il 55% della forza lavoro indiana, pur contribuendo solo per circa il 18-19% al valore aggiunto del Paese, e si basa fortemente sui flussi di migrazione interna. Oltre l’85% degli agricoltori indiani dipendono da piccoli appezzamenti e da lavoro familiare non retribuito.
A differenza dell’agricoltura industriale americana, quella indiana richiama uno stile di vita in cui mucche e buoi sono venerati come simboli di continuità culturale, non semplici unità economiche. Il settore è da sempre molto fragile, al punto che per i piccoli agricoltori anche un modesto calo dei prezzi può determinare se una figlia o un figlio andranno a scuola o se un prestito verrà rinnovato. In particolare il settore lattiero-casearia è basato su unità famigliari dove uno o due capi di bestiame forniscono un reddito costante per le spese di tutti i giorni. L’agricoltura americana, al contrario, è industriale, orientata all'esportazione e fortemente sovvenzionata.
Il recente bilancio federale per il 2026-27 cerca di affrontare alcune di queste pressioni, ma secondo gli agricoltori non è sufficiente. La ministra delle Finanze, Nirmala Sitharaman, nei giorni scorsi ha proposto uno stanziamento di 1,30 lakh crore di rupie (poco più di 12 miliardi di euro) per il ministero dell’Agricoltura, pari a un modesto aumento del 2,6% rispetto alla stima dell’anno precedente di 1,27 lakh crore.
Il sostegno fiscale agli agricoltori attraverso il programma Kisan Samman Nidhi è rimasto invariato a 63.500 crore di rupie (circa 6 miliardi di euro), senza aumenti. I finanziamenti per la ricerca agricola sono stati ridotti del 4,8%, scendendo a 9.967,40 crore (circa 950 milioni di euro). Il governo ha inoltre stanziato 150 crore (circa 14 milioni di euro) per Bharat-VISTAAR, uno strumento di intelligenza artificiale multilingue creato appositamente per gli agricoltori, e 350 crore (circa 33 milioni di euro) per sostenere colture ad alto valore come cocco, anacardi e sandalo. Il settore dei sussidi ai fertilizzanti ha ricevuto 1,70 lakh crore (circa 16,2 miliardi di euro), con un incremento dell’8,5%.
Il bilancio è stato accolto con critiche da parte di diverse organizzazioni agricole. La Bharatiya Kisan Sangh (l’Unione degli agricoltori indiani) ha affermato che il governo non ha mantenuto le promesse fatte agli agricoltori: non è stato stabilito un prezzo minimo garantito per legge, non ci sono stati interventi sul debito agricolo, così come mancano aiuti specifici per i coltivatori di cotone in Stati come il Punjab, dove le superfici coltivate sono crollate. “Nessun pacchetto per il Punjab, nonostante le risorse idriche dello Stato si stiano deteriorando. I coltivatori di cotone di tutto il Paese sono in difficoltà. Ci aspettavamo misure per salvare il cotone, dato che dei nove Stati produttori di cotone, otto di essi stanno assistendo a suicidi tra gli agricoltori”, ha commentato Sukhpal Singh, presidente della Commissione per gli agricoltori e i lavoratori agricoli dello Stato del Punjab.
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