Islamabad ospita i colloqui Usa-Iran e scansa (per ora) le pressioni degli Emirati
Nella capitale pakistana si aprono i negoziati tra Stati Uniti e Iran per consolidare una tregua ancora fragile. Gli Emirati Arabi Uniti però hanno ritirato 3,5 miliardi di dollari (oltre un quinto delle riserve pakistane) come segnale di pressione politica. L'arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi, Joseph Arshad: "Le guerre causano sofferenze all'umanità, trovare soluzioni attraverso tolleranza e dialogo"
Islamabad (AsiaNews) – Prende il via oggi nella capitale pakistana il tanto atteso dialogo tra Iran e Stati Uniti per un cessate il fuoco. Il primo ministro Shehbaz Sharif, in un discorso televisivo, ha dichiarato che le delegazioni si trovano a Islamabad nel tentativo di porre fine al conflitto in Medio Oriente, ma ha anche sottolineato che si sta entrando in una “fase difficile” e in una situazione che potrebbe rivelarsi “decisiva”, che potrebbe portare le due parti a stipulare un accordo più duratura della tregua di due settimane stabilita finora.
La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, è giunta a Islamabad nelle prime ore di oggi ed è stata accolta dal vice primo ministro e ministro degli Esteri, Ishaq Dar, dal presidente dell’Assemblea nazionale, Ayaz Sadiq, dal capo delle forze armate, Asim Munir, e dal ministro dell’Interno, Mohsin Naqvi. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance è arrivato a Islamabad, insieme a funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale, del dipartimento di Stato e del dipartimento della Difesa.
La delegazione iraniana è arrivata a bordo del volo “Minab 168”, in memoria delle 168 bambine che, secondo le autorità iraniane, sono state uccise in un attacco missilistico il 28 febbraio, nel primo giorno di guerra, quando è stata colpita la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab.
I colloqui sono stati facilitati dal capo dell’esercito pakistano Asim Munir, considerato da molti l’uomo più potente del Paese per il tradizionale ruolo predominante che hanno sulla politica. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar, parlando con i media, ha espresso la speranza che le parti si impegnino in modo costruttivo, ribadendo la volontà del Pakistan di continuare a facilitare il dialogo per raggiungere una soluzione duratura e stabile al conflitto.
Nei giorni precedenti ai colloqui che si aprono oggi, però, il ruolo di mediazione del Pakistan si è intrecciato con crescenti tensioni sul piano economico e diplomatico con gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha infatti richiesto la restituzione di un deposito da 3,5 miliardi di dollari presso la banca centrale pakistana, pari a circa il 21% delle riserve valutarie del Paese.
La decisione, definita da Islamabad una “transazione finanziaria di routine”, è stata accompagnata da critiche diffuse sui social media emiratini, dove diversi utenti hanno messo in dubbio la posizione del Pakistan nel conflitto, accusandolo di privilegiare la diplomazia rispetto alla solidarietà verso uno storico alleato. La natura coordinata di queste reazioni, in un Paese dove i social sono strettamente controllati, suggerisce che le autorità emiratine abbiano deciso di far emergere il malcontento come forma di pressione diplomatica.
Il ritiro dei fondi, che dovrebbe completarsi entro la fine del mese, ha inciso pesantemente sui conti pakistani, già sotto pressione dopo il rimborso di un Eurobond da 1,4 miliardi di dollari. La mossa di Abu Dhabi appare come un segnale politico, un richiamo a tenere maggiormente in considerazione le preoccupazioni di sicurezza del Golfo, che è stato duramente colpito dalle ritorsioni iraniane durante il conflitto.
Il Pakistan potrebbe tamponare l’impatto economico attraverso nuovi prestiti commerciali fino a un miliardo di dollari e grazie a un previsto esborso di 1,2 miliardi dal Fondo monetario internazionale.
Nel frattempo, però, tra la popolazione pakistana si registra un diffuso senso di orgoglio per questo ruolo di mediazione. In vista dei colloqui, le autorità hanno dichiarato due giorni di festa nella capitale Islamabad: le strade si sono svuotate e sono stati dispiegati circa 10mila agenti di polizia e forze di sicurezza.
L’attivista per i diritti umani Anil Adger ha detto ad AsiaNews: “Sarà un evento storico, il primo impegno diretto di alto livello dal 1979, e in questo momento il Pakistan si trova in una posizione unica, poiché il nostro Paese sta svolgendo un ruolo molto positivo nel costruire la pace tra grandi nazioni in guerra”.
Anche l’arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi, mons. Joseph Arshad, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa: “Il ruolo della leadership pakistana negli sforzi per il cessate il fuoco è encomiabile”. Il prelato ha reso omaggio all’impegno delle autorità pakistane durante un seminario cattolico dedicato al ruolo storico del Paese nella mediazione tra Stati Uniti, Iran e Israele: “Il Pakistan ha svolto un ruolo diplomatico responsabile ed efficace e ha compiuto seri sforzi per la pace e la stabilità nella regione”.
L’arcivescovo ha poi aggiunto: “La guerra e il conflitto causano immense sofferenze e distruzione all’umanità, pertanto i leader mondiali dovrebbero trovare soluzioni ai problemi attraverso saggezza, tolleranza e dialogo”. Ha inoltre sottolineato che “per una pace duratura è necessario che tutte le parti promuovano tolleranza, comprensione e rispetto reciproco”.
21/07/2023 11:36





