07/04/2022, 12.50
ISRAELE
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Israele, la disfida sugli azzimi rischia di affossare il governo

La parlamentare Idit Silman si sfila dalla maggioranza in aperto contrasto con il ministro della Sanità. Al centro della controversia l’ingresso di pane lievitato negli ospedali durante la Pasqua ebraica. Ora alla Knesset il bilancio è di 60 a 60, ma si temono nuove fuoriuscite. La prospettiva del quinto voto in poco più di due anni e il ritorno di Netanyahu.

Gerusalemme (AsiaNews) - Del governo di Israele guidato dal Primo Ministro Naftali Bennett potrebbero restare in pochi giorni solo le briciole. Quelle di pane, attorno al quale è divampata l’ultima controversia di un esecutivo formato da anime profondamente diverse, dalla destra ebraica religiosa agli arabi, uniti dal comune intento alla sua nascita di detronizzare il decennale potere del premier di lungo corso Benjamin Netanyahu. Ma che, alla prova dei fatti, sembra destinato a cadere aprendo la prospettiva di elezioni anticipate, per quella che sarebbe la quinta tornata elettorale in meno di tre anni. Un record.

Ieri la parlamentare di Yamina, lo stesso partito del premier, Idit Silman ha annunciato l’uscita dalla coalizione di maggioranza, determinando così uno stallo alla Knesset ora spaccata in due: 60 deputati a sostegno dell’esecutivo e 60 contrari, sebbene la galassia dell’opposizione sia ancor più frastagliata e incapace, ad oggi, di proporre una alternativa che possa far nascere una nuova coalizione guidata dallo stesso Netanyahu per un clamoroso ritorno al potere dopo 10 mesi. 

Resta il terremoto politico determinato dall’uscita della Silman, che ha colto di sorpresa lo stesso Bennett che - secondo alcune fonti bene informate - non è stato nemmeno avvisato in precedenza dalla parlamentare dei propositi di defezione. Immediato il plauso dell’ex premier che, in caso di ritorno al governo ha già promesso una poltrona ministeriale alla deputata transfuga. 

All’origine della scelta della parlamentare di Yamina, partito che affonda le radici nella destra religiosa e sionista, lo scontro con il ministro della Sanità - il laico di sinistra Nitzan Horowitz - “colpevole” di aver concesso l’introduzione negli ospedali di pane lievitato durante la Pasqua ebraica (Pesach). Una posizione in aperto contrasto con i dettami religiosi ebraici che prevedono solo il pane azzimo, ma fedele ad una sentenza della Corte suprema del 2019 che proibiva alle guardie dei nosocomi di controllare il contenuto dei visitatori in cerca del pane considerato “profano”. A questo si lega un’altra contrapposizione durissima fra i due (ex) alleati di maggioranza sul sostegno della deputata ad una associazione che si batte contro l’aborto. 

Il tema della sanità appare più volte al centro della vita politica della parlamentare ed è un settore nel quale era attiva anche prima dell’ingresso in politica. Fra le proposte di legge da lei sostenute, quella di “congelare” lo sperma dei soldati israeliani per poterlo usare nella fecondazione assistita nel caso di decesso in battaglia. Nella (tardiva) missiva inviata ieri da Idit Silman al capo del governo spiega che non intende sostenere un esecutivo favorevole a scelte che danneggiano “l’identità ebraica dello Stato e del popolo di Israele”. 

Anche in questo caso, come è avvenuto in riferimento all’accoglienza dei profughi ucraini in fuga dalla guerra, sembra aleggiare lo scontro di fondo fra quanti guardano a Israele come a uno stato laico fondato sulla cittadinanza e quanti esaltano il legame e l’identità ebraica. Ora restano da capire gli sviluppi futuri che, secondo accreditati analisti rilanciati dai media israeliani, si snodano lungo quattro diversi possibili scenari: altre fuoriuscite dalla maggioranza di governo e la prospettiva di nuove elezioni; il passaggio all’opposizione del ministro della Difesa Benny Gantz, cui verrebbe affidato il premierato secondo una prospettiva più favorevole per Netanyahu rispetto alla scelta di un rivale interno al Likud; mandato affidato allo stesso Netanyahu (ma questa prospettiva appare poco plausibile); l’attuale coalizione resiste - per meglio dire galleggia gestendo l’ordinario - fino al 2023 con Yair Lapid come primo ministro, fino all’approvazione del nuovo bilancio. 

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