25/10/2021, 11.21
ISRAELE - PALESTINA
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Israele dichiara ‘terroriste’ sei ong palestinesi e approva nuovi insediamenti

Secondo il ministro della Difesa Gantz sarebbero legate al gruppo militante Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Una decisione criticata da ong internazionali e attivisti pro-diritti umani. Hrw: attacco “sfacciato” alla libertà. B’Tselem: mossa da “regime totalitario”. Oltre 1.300 nuove unità abitative in Cisgiordania. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Un “attacco sfacciato” e una “pericolosa escalation” che minaccia di “paralizzare” il lavoro della società civile palestinese, nella sua opera di opposizione “all’abuso” israeliano dei diritti umani. Così Omar Shakir, direttore della sezione Israele e Palestina di Human Rights Watch (Hrw), definisce a Middle East Eye la decisione del 22 ottobre scorso del ministro israeliano della Difesa Benny Gantz di dichiarare “organizzazioni terroristiche” sei ong palestinesi. Secondo l’accusa, gli organismi attivi in ambito caritativo e nel sociale avrebbero in realtà intrecciato legami con movimenti militanti, fra i quali vi sarebbe anche il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp).

Secondo una nota diffusa dal dicastero della Difesa, i gruppi sarebbero parte di un “network di organizzazioni” che operano “sotto copertura” nell’arena internazionale a nome dell’Fplp, gruppo di ispirazione marxista-leninista. Nel mirino vi sono anche realtà di primo piano come Addameer e Al-Haq, a sostegno dei prigionieri politici palestinesi e attive da tempo con progetti e collaborazioni con le Nazioni Unite. A queste si aggiungono la Union of Agricultural Work Committees, il Bisan Centre for Research and Development, l’Union of Palestinian Women’s Committees e il Defense for Children International-Palestine.

Per Gantz le ong operano “sotto il manto di organizzazione della società civile”, ma, in realtà, “appartengono” a un gruppo terroristico, il cui scopo è quello di “distruggere Israele”. Tutte le organizzazioni finite nel mirino del governo sarebbero controllate dall'Fplp e usano “elementi coinvolti in attività terroristiche”.

Fra quanti hanno accolto con sorpresa la decisione vi sono gli Stati Uniti, il cui dipartimento di Stato avrebbe contattato la controparte israeliana per chiedere maggiori informazioni. In una (rara) critica verso lo Stato ebraico, il portavoce Ned Price ricorda la necessità di rispettare “i diritti umani, le libertà fondamentali e una società civile forte”. “La decisione del ministero della Difesa israeliano - aggiunge l'attivista palestinese Amir Makhoul, 10 anni trascorsi nelle carceri israeliane - è un colpo chiaro e diretto alle ong pro-diritti umani, che denunciano casi di abusi subiti dai palestinesi alle istituzioni e ai tribunali internazionali”. Critiche giungono anche dagli attivisti israeliani di B’Tselem, che parlano di “mossa” tipica dei “regimi totalitari” voluta da un governo “che non è di cambiamento”, ma di “continuità” rispetto al precedente nella politica di “apartheid” in atto da anni fra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano. 

Ieri, intanto, le autorità israeliane hanno annunciato la costruzione di 1.300 nuove abitazioni nei territori occupati della Cisgiordania, che si vanno ad aggiungere alle 2mila già approvate ad agosto. Secondo quanto riferisce il ministero dell’Edilizia e degli alloggi, le nuove case verranno edificate in sette diversi insediamenti a partire dalle 729 nella cittadina di Ariel, nel nord. Il parlamentare israeliano Mossi Raz, di Meretz, al quotidiano Times of Israel sottolinea che “la costruzione di insediamenti o al di fuori di Israele finisce per danneggiare il Paese”. Hagit Ofran di Peace Now avverte che l’approvazione di nuove abitazioni complica i residui sforzi per la creazione di uno Stato palestinese e per i palestinesi stessi è la pietra tombale sulle residue (e scarne) speranze di pace fondate sulla soluzione a due Stati. 

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