19/10/2022, 12.23
HONG KONG-CINA
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John Lee vuole talenti stranieri a Hong Kong. Ma la legge sulla sicurezza fa paura

Primo discorso programmatico del capo dell’esecutivo cittadino. Si seguiranno le draconiane direttive di Xi Jinping. In arrivo nuova stretta sulla sicurezza nazionale. Le scarse aspettative della cittadinanza; i mercati bocciano il nuovo piano immobiliare.

Hong Kong (AsiaNews) – Il governo vuole attrarre talenti stranieri per migliorare la competitività economica della città, minacciata da realtà dinamiche come Singapore. È il punto principale del primo discorso programmatico di John Lee, pronunciato oggi: un obiettivo difficile, tenuto conto che il capo dell’esecutivo cittadino, in carica da luglio, ha detto di voler rafforzare la sicurezza nazionale, uno degli aspetti che secondo gli investitori esteri rende meno attraente l’ex colonia britannica.

Anche per gli effetti delle rigide restrizioni per il Covid-19, l’economia di Hong Kong vive momenti difficili. Nel secondo trimestre dell’anno, il Pil cittadino ha registrato un calo annuo dell’1,3%. Per favorire la ripresa, Lee propone visti di due anni agli stranieri che negli ultimi 12 mesi hanno guadagnato 2,5 milioni di dollari HK (320mila euro) e ai laureati dalle migliori 100 università del mondo con almeno tre anni di esperienza lavorativa.

Questo sforzo dovrà andare di pari passo con l’inasprimento della normativa sulla sicurezza nazionale, ha dichiarato Lee. Proprio l’adozione nel giugno 2020 di una draconiana legge sulla sicurezza, imposta da Pechino per colpire il fronte pro-democrazia, ha spinto più di 200mila cittadini e stranieri a lasciare la città e riparare all’estero.

Molti degli espatriati sono giornalisti in fuga. Come ricordato in questi giorni dalla International Federation of Journalists, 12 tra giornali e siti web cittadini hanno chiuso i battenti dopo l’introduzione del provvedimento sulla sicurezza.

Il 16 ottobre, all’apertura del 20° Congresso del Partito comunista cinese, Xi Jinping ha detto che le misure adottate a Hong Kong hanno riportato stabilità dopo il caos provocato dalle proteste (pro-democrazia) del 2019. Lee ha messo in chiaro che seguirà alla lettera le indicazioni di Pechino, preannunciando nuovi interventi legislativi in ambiti come cybersicurezza e “false informazioni”.

La stretta riguarderà anche le attività di raccolta fondi. È da ricordare che il 26 ottobre si apre la fase finale del processo al card. Joseph Zen Ze-kiun, accusato insieme a cinque noti esponenti del fronte democratico di non aver registrato in modo corretti un fondo umanitario di cui erano amministratori fiduciari. Fino alla sua chiusura nell’ottobre 2021, il Fondo 612 ha assistito migliaia di manifestanti filo-democratici coinvolti nelle manifestazioni del 2019.

L’attesa della cittadinanza per il discorso di Lee era bassa. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dall’Hong Kong Public Opinion Research Institute, quasi il 50% degli intervistati si aspettava poco o nulla dalle parole del premier cittadino.

Anche la Borsa locale ha inviato segnali negativi: al termine delle contrattazioni di giornata l’indice ha perso il 2,4%. Non convince il piano immobiliare di Lee (72mila nuovi alloggi in cinque anni) e il mantenimento delle misure di congelamento dei prezzi delle abitazioni.

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