Talebani difendono divieto sul papavero, ma tra gli afghani aumentano droghe sintetiche
Durante un incontro tenutosi oggi con funzionari Onu e rappresentanti della comunità internazionale, Kabul ha dichiarato che il calo della diffusione dell'oppio è dovuto al divieto della coltivazione di papavero imposto a partire dal 2023. Un rapporto delle Nazioni unite evidenzia però un aumento nel consumo di metanfetamine e di farmaci sedativi soprattutto tra giovani uomini in diffcioltà economica.
Kabul (AsiaNews/Agenzie) - Questa mattina si sono riuniti a Kabul funzionari delle Nazioni unite, rappresentanti internazionali ed esperti per una conferenza sul contrasto alla produzione e al traffico di droga dall’Afghanistan, nell’ambito del processo di Doha, una piattaforma nata nel 2023 per favorire la cooperazione con i talebani, che formalmente non godono ancora di un riconoscimento internazionale al loro governo. Ma proprio nei giorni scorsi l’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) ha pubblicato un rapporto sul consumo di stupefacenti tra la popolazione afgana, secondo cui le sostanze tradizionali (come l'hashih) restano le più diffuse, ma è in aumento il consumo anche di droghe sintetiche (metanfetamina, Tablet K) e di farmaci (codeina, barbiturici).
Durante l’incontro, il quarto di questo tipo, ospitato dalla Missione di assistenza delle Nazioni unite in Afghanistan (UNAMA), i rappresentanti dell’Emirato islamico hanno sostenuto che il divieto di coltivazione del papavero imposto nel 2023, due anni dopo il loro ritorno al potere, ha ridotto la produzione di oppio nel Paese. I talebani hanno inoltre sottolineato anche la necessità di ricevere mezzi di sussistenza alternativi per gli agricoltori e l’attuazione di programmi di riabilitazione e reintegrazione per le persone con tossicodipendenza.
L’UNODC ha precisato nelle prime righe della pubblicazione che “le restrizioni operative e le limitazioni imposte dalle autorità di fatto hanno impedito un’analisi del tutto completa”, rendendola di fatto parziale soprattutto a causa della forte sottorappresentazione delle donne. I risultati confermano il calo nel consumo di oppio, ma evidenziano anche che le droghe affliggono soprattutto giovani uomini sposati impegnati nel settore agricolo o informale, con bassi livelli di istruzione e spesso con problemi di salute preesistenti. In altre parole, coloro che fanno uso di droghe non sono socialmente emarginati, ma sono più vulnerabili dal punto di vista economico e sanitario. Lo stress legato alla situazione lavorativa e le difficoltà di accesso a programmi di cura sono elementi che favoriscono il consumo di droghe e anche l’automedicazione.
La cannabis resta la sostanza più diffusa, mentre nell’ultimo anno è aumentato il consumo di farmaci come sedativi e tranquillanti, che hanno preso il posto dell’oppio e dell’eroina. Gli intervistati hanno riferito che nella loro percezione nella capitale, Kabul, sono particolarmente diffuse alcune pasticche di metanfetamine, chiamate “Tablet K” e i farmaci come il Pregabalin, un anticonvulsivante che agisce sul sistema nervoso e viene solitamente utilizzato per il dolore neuropatico, l’epilessia o il disturbo d'ansia generalizzato. In alcune province, invece, prevale ancora la percezione che la sostanza più diffusa sia l’eroina.
Il 12% degli uomini intervistati ha riferito di aver combinato più sostanze nell’ultimo mese, mescolando cannabis, oppio e metanfetamina. Allo stesso tempo i costi sono estremamente elevati: una giornata di consumo di metanfetamina può costare il 138% del salario giornaliero di un lavoratore non qualificato o il 67% del salario di operaio specializzato.
Le ragioni citate per l’utilizzo di stupefacenti sono disoccupazione, le difficoltà economiche e la povertà, ma anche il dolore, il disagio psicologico, le tensioni familiari e le cattive condizioni di salute.
Il rapporto evidenzia in più punti come anche gli uomini in Afghanistan abbiano un accesso limitato all’assistenza sanitaria, ma persistono grosse difficoltà anche per le donne. Medici senza frontiere, che gestisce un centro pediatrico nella provincia di Khost, ieri ha riferito di aver dato assistenza per 21.805 parti, aggiungendo che 1.834 neonati sono stati ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale a causa di gravi condizioni di salute. L’organizzazione ha ricordato che l’Afghanistan continua a essere uno dei Paesi che registra uno dei tassi di mortalità infantile più alti al mondo per la mancanza di strutture attrezzate e di servizi specializzati.





