12/03/2007, 00.00
INDIA
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Ogni anno in India per problemi sanitari 77mila donne muoiono di parto

di Nirmala Carvalho
Il governo non riesce a contenere il fenomeno, più grave nelle campagne. Permangono problemi come la mancanza di sangue e di strutture sanitarie. La diffusa violenza contro le donne in gravidanza causa danni e morte ai bambini. L’azione della Chiesa.

New Delhi (AsiaNews) – Nel 2003 sono morte di parto 300 donne ogni 100 mila nascite, secondo quanto comunicato il 10 marzo dal ministero degli Interni. Il perdurare del dato e l’aumento della mortalità in alcune zone dimostrano che il governo ha fallito l’impegno, assunto all’inizio del millennio, di giungere entro il 2007 a meno di 100 morti per 100 mila nascite. Intanto la violenza durante la gravidanza, specie domestica, causa danni e morte ai bambini.

La situazione peggiore rimane nell’Uttar Pradesh, con 517 morti ogni 100.000 nascite. Seguono l’Assam con 490 morti, il Rajasthan con 445, il Madhya Pradesh con 379, il Bihar con 371 e il Karnataka con 228. In Kerala ci sono “solo” 110 decessi su 100 mila nascite. Peraltro in diversi Stati la situazione è peggiorata, come in Andhra Pradesh con 195 morti nel 2003 rispetto alle 150 del 1999, come pure in Assam e in Karnataka dove nel 1999 il dato era di 409 e di 195 morti. C’è stato un peggioramento anche in Stati dove la mortalità è inferiore, come Tamil Nadu (134), Maharashtra (149) e Gujarat (172).

Un terzo delle vittime hanno tra 20 e 24 anni. Il 38% delle morti avvengono per “emorragia”, l’11% per cause infettive e l’8% per aborti.

Fonti del ministero per la Sanità e il benessere della famiglia dicono che il governo ha lanciato una campagna per tutelare la salute delle donne, specie nelle zone rurali, e conta di ridurre la mortalità a meno di 100 su 100 mila nascite entro il 2012.

Wilma Carvalho, medico all’ospedale S. Ignatius di Honavar (Karnataka), spiega ad AsiaNews che “l’anemia è un grave problema per le donne in gravidanza e durante i parti sono frequenti le emorragie”. Le banche del sangue sono insufficienti, anche a causa “delle rigide regole che occorre rispettare per crearne una. Sono anche scarsi i donatori, per cui spesso il sangue è introvabile in caso di emergenza. Nelle zone rurali, poi, le donne spesso non sono attente durante il decorso post natale e le pratiche superstiziose prendono il posto delle cure mediche”.

Mons. John Thakur, vescovo di Muzaffarpur e presidente della Commissione episcopale indiana per le Donne, spiega ad AsiaNews che la Chiesa è attiva per favorire una migliore consapevolezza tra le donne circa la loro salute, collaborando con le autorità sanitarie locali. “La Chiesa – ricorda – da decenni raggiunge la popolazione anche in luoghi remoti, con cliniche mobili e dispensari, senza distinzione di casta e di credo religioso. Lavoriamo senza sosta, anche attraverso enti privati, per portare assistenza sanitaria ai più poveri. I nostri punti di assistenza materna e infermieristica e i ‘Centri per madre e bambino’ portano una necessaria assistenza sanitaria nelle zone rurali”.

Intanto uno studio dell’università John Hopkins pubblicato sull’American Journal of Public Health indica che circa il 20% delle morti di neonati dipendono dalle violenze subite dalle madri durante la maternità. Nel primo anno di vita tra i bambini le cui madri durante la maternità hanno subito violenze domestiche, c’è una percentuale di decessi doppia del normale. Lo studio, condotto su 2.199 donne dell’Uttar Pradesh, dice che durante il periodo prenatale (da 28 settimane di gravidanza a 7 giorni dopo la nascita) il rischio di morte per questi bambini sale a 2,5 volte il normale, ed è 2,3 volte più frequente nel primo mese di vita.

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