06/05/2026, 11.10
PAKISTAN
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Karachi, polizia contro la marcia per i diritti delle donne

di Shafique Khokhar

Mentre il Pakistan è sotto i riflettori per la mediazione nel Golfo non si ferma la repressione nei confronti della società civile. Fermate per alcune ore un gruppo di attiviste che avrebbero dovuto tenere una conferenza stampa su un'iniziativa in programma il 10 maggio per cui non hanno ancora ricevuto i permessi. Commissione per i diritti umani: "Non è un eccesso isolato, ma uno schema ricorrente".

Karachi (AsiaNews) - Alcune attiviste legate all’Aurat March sono state brevemente fermate dalla polizia ieri a Karachi dopo essersi riunite presso il Press Club per una conferenza stampa programmata, sollevando nuove preoccupazioni tra i gruppi per i diritti umani riguardo alle restrizioni sulla libertà di riunione pacifica e di espressione proprio mentre il Paese è al centro dell’attenzione del mondo per la mediazione tra Stati Uniti e Iran sul conflitto nel Golfo.

L’attivista sociale e organizzatrice della Women’s March, Sheema Kermani, è stata trascinata fuori dalla sua auto, insultata e presa in custodia in maniera brutale come emerge da un video divenuto virale. Le attivste hanno scandito slogan contro il partito al governo nella provincia del Sindh, il Pakistan People’s Party. Hanno dichiarato: “Questa donna di 75 anni è stata considerata una minaccia per l’ordine pubblico. Così vengono trattate le persone legate all’arte, mentre quanti sono coinvolti nel terrorismo sono silenziosamente lasciati fuggire”.

Secondo gli organizzatori, la conferenza stampa doveva iniziare alle 16 e mirava a chiedere il rilascio di un certificato di non obiezione (NOC) per la prossima marcia annuale del gruppo. Tuttavia, poco prima dell’inizio dell’evento, almeno tre organizzatori sono stati “prelevati” dal luogo. Il gruppo ha anche denunciato che l’accesso al press club era stato bloccato, impedendo ai partecipanti e ai media di entrare.

La polizia ha successivamente confermato che diverse attiviste sono state prese in custodia ma poi rilasciate nel giro di poche ore. Il rilascio è avvenuto dopo le istruzioni del ministro dell’Interno del Sindh, Ziaul Hasan Lanjar, che ha ordinato alle autorità locali di liberare i detenuti. Un organizzatore ha dichiarato a Dawn che un totale di sette persone era stato detenuto e successivamente rilasciato.

Aurat March Karachi ha condannato le detenzioni, definendole “tattiche intimidatorie per reprimere il dissenso”, rinnovando la richiesta di poter tenere la marcia di quest’anno a Sea View il 10 maggio, in coincidenza con la Festa della Mamma. Gli organizzatori hanno anche messo in dubbio la base legale delle detenzioni, sottolineando che l’incontro era una conferenza stampa tenuta all’interno dei locali del press club, e non una protesta pubblica. “Prenotare una sala e tenere una conferenza stampa all’interno degli spazi delimitati del press club è consentito anche sotto l’articolo 144”, ha affermato il gruppo, riferendosi alla disposizione legale spesso utilizzata dalle autorità per limitare le riunioni pubbliche.

L’episodio ha suscitato una rapida condanna da parte della Commissione per i diritti umani del Pakistan e di altre organizzazioni della società civile. L’episodio – sostengono – “non è un eccesso isolato, ma parte di uno schema profondamente preoccupante: la negazione sistematica dello spazio pubblico ai cittadini che cercano di esprimere i propri diritti” garantiti dalla Costituzione del Pakistan.

Gli attivisti coinvolti nel movimento hanno sottolineato che l’Aurat March si è sempre definito una piattaforma non violenta a sostegno dei diritti delle donne. Safina Javed, membro del movimento, ha dichiarato che la marcia si ispira alle tradizioni femministe della protesta pacifica per contrastare la violenza di genere e strutturale in Pakistan. Ha aggiunto che l’uso dell’arte, dei cartelli e delle manifestazioni pubbliche mira a riappropriarsi dello spazio pubblico senza ricorrere allo scontro.

Un’altra organizzatrice, Sijal Shafiqu, ha criticato le azioni delle autorità, affermando che gli attivisti sono stati “fermati, aggrediti, trascinati, picchiati e arrestati” nonostante stessero portando avanti un’attività pacifica. Ha messo in discussione la risposta dello Stato a quello che ha definito un movimento volto a sensibilizzare su temi come lo stupro, i delitti d’onore, i matrimoni precoci, le conversioni forzate e l’autodeterminazione delle donne.

L’Aurat March, che si tiene ogni anno in diverse città del Pakistan, ha spesso affrontato ostacoli amministrativi e controversie pubbliche. Mentre gli organizzatori continuano a fare pressione per ottenere il permesso di tenere la marcia a Karachi, l’episodio ha riacceso il dibattito sull’equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà civili fondamentali nel Paese.

 

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