27/06/2022, 12.56
MALAYSIA
Invia ad un amico

Kuala Lumpur, divorzio farsa su Facebook rischia di rafforzare la sharia

di Steve Suwannarat

Un "talak" islamico tra due celebrità dei social network poi annullato per riappacificazione, ha aperto un dibattito sulla banalizzazione della religione in un Paese dove due terzi degli abitanti sono musulmani. Intanto dal 22 giugno le autorità locali hanno riattivato un comitato per l'applicazione della sharia, attualmente in vigore parzialmente in tre Stati della federazione malese. I timori delle minoranze religiose.

Kuala Lumpur (AsiaNews) – In Malaysia sta suscitando discussioni e anche l’intervento delle autorità la notizia del primo divorzio islamico decretato live su Facebook ad aprile e poi ritirato da una coppia, probabilmente per una riconciliazione. Le reazioni toccano essenzialmente la legalità e la moralità di questo comportamento. Ma restano ampie zone d’ombra sulla possibilità o meno che questo come altri atti del genere possano essere proposti e realizzati in rete, mancando una legislazione specifica che lo ammetta oppure, al contrario, lo proibisca con relative sanzioni.

Se il “divorzio” online tra Noor Aziz Johari (DJ Wong) e la moglie DJ Sal era passato pressoché ignorato, anche se la donna si era rivolta a parenti e esperti di giurisprudenza islamica per avere pareri (tutti negativi) sulla validità del provvedimento unilaterale del marito, così non è stata per la riconciliazione apparente tra i due, che il 19 giugno hanno partecipato insieme a un evento, sempre su Facebook. In molti hanno gridato allo scandalo, altri hanno parlato di una sceneggiata utile a recuperare consensi in rete. Tuttavia il “caso” ha evidenziato la necessità di un approfondimento e c’è chi si spinge a vedervi un atteggiamento offensivo verso la religione islamica, praticata da quasi due terzi dei malaysiani.

Le autorità tendono a minimizzare, ma anche a cercare chiarimenti sulla questione. Il responsabile per gli Affari religiosi del dipartimento del primo ministro, Datuk Idris Ahmad, partecipando a un raduno di personalità religiose nello Stato di Kedah, ha comunicato oggi che attiverà esperti del settore affinché chiariscano in tempi rapidi quanto accaduto. Ha anche sollecitato il pubblico a segnalare alle autorità civili o religiose competenti eventuali altri casi di talak (divorzio attraverso il ripudio) registrati sui social network.

Il ministro Idris ha parlato di probabile ignoranza della coppia, più che di una volontà di danneggiare l’islam, ma ha anche ricordato che dal 22 giugno è stato riattivato il Comitato per il rafforzamento del ruolo delle corti musulmane chiamate ad applicare la sharia, che era stato sospeso nel 2018. Finora la sharia - la legge religiosa islamica - è attuata parzialmente in almeno tre Stati della Federazione malese, ma le pressioni affinché venga estesa ai musulmani in tutto il Paese restano forti, come pure l’opposizione delle minoranze religiose che temono di esserne in qualche modo influenzate.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Pakistan, scricchiola l’accordo con i talebani
10/06/2008
Dopo l’accordo con il governo, inizia la scarcerazione dei talebani
06/06/2008
Il governo si accorda con i talebani: la sharia nel nord del Paese
22/05/2008
Leader musulmano: le Corti islamiche non sono una cura, ma un problema
28/01/2008
Aree tribali: le Corti islamiche sostituiscono la Corte Suprema
25/01/2008


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”