03/12/2015, 00.00
INDIA
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L’esempio di san Francesco Saverio “importante per il dialogo interreligioso” in India, anche con i musulmani

di Nirmala Carvalho
Il santo gesuita è il patrono delle missioni e pioniere della diffusione del cristianesimo in Asia. Sacerdote: “Per i cristiani è importante entrare in contatto con i musulmani, lavorare insieme e confrontarsi sui problemi dell’India”. Rimanere fermi negli insegnamenti della Chiesa cattolica, non cedere alle polemiche o compromettere la propria fede in cerca del dialogo a tutti i costi.

Mumbai (AsiaNews) – La Chiesa cattolica celebra oggi la memoria liturgica di san Francesco Saverio, missionario gesuita spagnolo considerato un pioniere della diffusione del cristianesimo in Asia. P. Victor Edwin sj, esperto di islam, di relazioni tra cristiani e musulmani e del dialogo interreligioso, commenta ad AsiaNews: “Al cuore della sua missione in quanto gesuita tra i musulmani [incontrai da lui lungo il viaggio verso Goa – ndr], vi era il tentativo di trasmettere il messaggio di seguace di Cristo e il desiderio di aiutare i suoi amici musulmani ad amare e incontrare Gesù”.

Secondo il sacerdote gesuita, l’esempio di san Francesco Saverio “è importante per il dialogo tra cristiani e musulmani. Entrato poi in comunicazione con le persone dell’India, ha allargato le braccia soprattutto ai fedeli indù”.

A proposito dell’apertura di spiragli di dialogo con i musulmani, p. Edwin sj dice: “Questo tema è molto importante. Nel nono e 10mo secolo i teologi cristiani di origine araba sono entrati in contato con i fedeli musulmani per aiutarli a sviluppare il sistema di pensiero fondato sulla ‘ragione’. Io credo che sia davvero importante per i cristiani entrare in contatto con i musulmani per lavorare e collaborare con loro, confrontandosi sui problemi che affliggono i musulmani in India, come l’analfabetismo, la povertà e la violenza”.

“Non sto sostenendo – aggiunge – un atteggiamento paternalistico, ma piuttosto suggerisco di lavorare con loro sugli sforzi intellettuali come facevano i pensatori del nono e 10mo secolo”.

P. Edwin sj ha conseguito un dottorato alla Jamia Millia Islamia, una delle maggiori università islamiche del Paese. Riguardo la sua personale esperienza con i colleghi islamici, dice: “Il dialogo profondo e le riflessioni sulla religione non possono evitare questioni teologiche serie. Bisogna rimanere all’interno degli insegnamenti della Chiesa, anche se siamo a conoscenza delle complessità storiche delle relazioni tra cristiani e musulmani”.

Il sacerdote ritiene che le “polemiche non devono trovare posto nel nostro dialogo. In passato hanno solo riscaldato gli animi, senza mai emanare luce. In futuro le polemiche non saranno differenti. Le polemiche sono state modello per generare pregiudizio e faziosità. Non devono più fungere da esempio per il dialogo futuro”.

P. Edwin sj conclude: “Allo stesso tempo si potrebbe dire che anche compromettere la propria fede non porta al dialogo. Se le polemiche rappresentano una difficile spensieratezza, il compromesso implica superficialità. Nel dialogo dobbiamo rimanere radicati nella nostra fede e aperti allo Spirito di Dio che opera in noi”.

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