28/08/2021, 10.01
AFGHANISTAN
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Deoband, l'Islam e i talebani

di Alessandra De Poli

La ricercatrice Tasnim Butt dell'Université Libre de Bruxelles spiega ad AsiaNews come il movimento religioso nato nel villaggio di Deoband si sia radicalizzato nel tempo. La visione rigorista dei talebani si intreccia con la cultura pashtun e il tribalismo, mentre la competizione strategica tra al-Qaeda e il sedicente Stato islamico non ha niente a che fare con l'Islam.

Kabul (AsiaNews) - A Deoband, in India, dove nel XIX secolo ha avuto origine il movimento religioso a cui si rifanno i talebani, sono stanchi di essere associati agli “studenti coranici” che hanno appena riconquistato l’Afghanistan e proclamato la nascita dell’Emirato islamico.

“Siamo una scuola religiosa ma siamo anche indiani. Dubitare della nostra integrità ogni volta che i Talebani diffondono il terrore è vergognoso”, hanno affermato alcuni. “Incolpare l'Islam per le loro azioni è ancora peggio”, ha detto un contadino di 60 anni che ha sempre vissuto a Deoband. “Nessuna religione al mondo insegna a uccidere o mutilare; nemmeno l'Islam lo fa. I talebani hanno fatto cose terribili a donne e uomini che vanno contro gli insegnamenti islamici”.

In questa città che al tempo della colonizzazione britannica era solo un villaggio a 150 km dalla capitale indiana, nel 1867 fu fondata la madrasa di Dār al-ʿUlūm (o Darul Uloom), che ancora oggi accoglie ogni anno migliaia di studenti dell’Asia meridionale. Da qui si è diffuso il movimento religioso dei deobandi, che come spiega la ricercatrice Tasnim Butt dell’Université libre de Bruxelles, “all’inizio sorse come movimento riformista e fondamentalista che voleva purificare l’Islam dai prestiti culturali indù”. 

Oggi i deobandi, come movimento religioso e come partito politico, sono attivi soprattutto in Pakistan, nel quale si trasferirono dopo la partizione con l’India del 1947. Il loro legame con i talebani ha origini storiche. Quando nel 1979 l’Unione sovietica invase l’Afghanistan, ai mujahideen si unirono diversi gruppi di combattenti, tra cui i deobandi pakistani. 

“Nei dieci anni di guerra contro l’Urss, in Pakistan migrarono circa 6 milioni di profughi afghani. Dopo il 1989 molti tornarono in patria ma circa 2-3 milioni sono rimasti”, spiega Butt. “I campi profughi erano gestiti da diverse organizzazioni religiose, tra cui quelle deobandi. È qui che si sono formati i futuri leader talebani”. L’istruzione è rimasta fondamentale per l’Islam di Deoband in tutta l’Asia meridionale. Sebbene in Pakistan i deobandi siano solo il 20% dei musulmani sunniti, essi controllano il 60% delle scuole coraniche. 

“I deobandi hanno cominciato a radicalizzarsi a partire dagli anni '80. All'inizio si opponevano ai barelvi, sorti in India nello stesso periodo  [il loro nome deriva dal villaggio di Bareilly]. Contestano quindi l’Islam popolare e sufi, e in particolare la venerazione dei santi, perché secondo loro si tratta del peccato di shirk, cioè di assocciare qualcuno a Dio”, continua la ricercatrice. “Ancora oggi insistono su un ritorno all’Islam delle origini, quello del VII secolo in Arabia Saudita”. Sono quindi salafiti? “La principale differenza sta nella scuola giuridica: i deobandi seguono la madhhab di Abu Hanifa, tant’è che 'deobandi' e 'hanafita' sono sinonimi in questa parte di mondo”. I salafiti invece non seguono nessuna scuola giuridica e vedono nel Corano e negli hadith le uniche fonti di diritto per la codificazione della legge islamica. Tuttavia entrambi sono anti-sciiti.

A questo punto allora è importante ricordare che il rigorismo dei talebani si intreccia con il tratto etnico: “A volte dimentichiamo che la società afghana è fortemente tribale. La lettura della religione che fanno i talebani è così severa perché è legata anche alla cultura pashtun e in particolare al Pashtunwali, un codice d'onore pre-islamico a cui viene data precedenza rispetto alla religione. Per i talebani le donne non hanno diritto all’eredità e non hanno bisogno di studiare. Ma questo non deriva dall’Islam, secondo cui le donne possono ereditare il 50% dei beni di famiglia, deriva dal loro essere pashtun”. Quindi l’ideologia talebana si regge su due pilastri: quello dell’Islam di Deoband e hanafita, e quello della loro origine etnico-tribale pashtun.

La loro vittoria in Afghanistan ora galvanizzerà gli altri movimenti radicali e jihadisti della regione, perché hanno dimostrato che in vent’anni non solo si può vincere la guerra ma anche creare un altro Stato islamico (il primo sarebbe quello sciita della Repubblica islamica dell’Iran), che anche i talebani del Pakistan vorranno replicare nel loro Paese. Alcuni rami di al-Qaeda (da sempre vicina agli "studenti coranici" e in competizione con lo Stato islamico della provincia di Khorasan, Iskp) si sono congratulati per la nascita del nuovo Emirato. Ora è probabile che i talebani cercheranno di sopprimere le cellule dello Stato islamico presenti in Afghanistan. Se e come ci riusciranno è tutto da vedere, ma “in questo caso si tratta solo di competizione ideologica e strategica per il controllo del Paese”, precisa Butt. “L’Islam qui non c’entra niente”.

 

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