L'agenda di Dushanbe per affrontare i problemi della sua agricoltura
Nel piano quinquennale del Tagikistan per la sua industria agricola indicate 50 questioni essenziali da risolvere: dalla logistica alle certificazioni di qualità, dalla diversificazione degli sbocchi commerciali ai sistemi di finanziamento per le imprese. L'obiettivo di arrivare a un "brand tagico a livello internazionale":
Dušanbe (AsiaNews) - È stato approvato in Tagikistan il Programma statale per lo sviluppo dell’industria agricola per gli anni 2026-2030, secondo il modello di memoria sovietica dei “piani quinquennali”, indicando 50 questioni da risolvere e le misure proposte per lo sviluppo dell’export agricolo e stimolare i tanti settori interessati.
Tra le tante problematiche, quella che appare più urgente riguarda la realizzazione di centri logistici avanzati, con centri di smistamento, depositi frigoriferi e trasporto con refrigeratori. Con le strutture attuali si perde una parte molto importante della produzione e i guadagni sono molto ridotti, ciò che rende difficili proprio le esportazioni in tempi ottimali. Il governo s’impegna a modernizzare i settori logistici e dei trasporti, con la costruzione di nuovi centri della grandezza di oltre 50mila metri quadri, compresi depositi a freddo, come assicura il direttore dell’Agenzia per le esportazioni Bakhriddin Sirodžiddinzoda.
Le spese per i trasporti sono uno dei principali ostacoli all’esportazione, e rendono il Tagikistan assai poco concorrenziale sui mercati mondiali. Non avendo sbocco sul mare, il Paese dipende molto dai Paesi di transito, e bisogna superare estenuanti burocrazie doganali e di frontiera. Le strutture più necessarie riguardano proprio le zone di confine, dove i controlli dovranno essere automatizzati e semplificati, soprattutto per i prodotti con scadenza ridotta di conservazione, trovando i necessari accordi con i Paesi vicini per formare “corridoi verdi” per giungere alle destinazioni necessarie.
La gran parte della produzione agricola del Tagikistan, inoltre, non riesce ad ottenere gli indispensabili certificati internazionali di qualità (Iso, Haccp, Global G.A.P.), impedendo l’accesso ai mercati europei e del Medio Oriente. Il programma prevede la creazione di appositi laboratori per conformarsi agli standard internazionali, ciò che renderebbe molto più semplice anche il transito alle frontiere, abbattendo molte barriere. Serve inoltre una maggiore capacità di lavorazione dei prodotti, in quanto attualmente i tagichi esportano materie prime e importano prodotti finiti, rendendo tutta l’economia molto fragile e dipendente dai mercati esterni.
Il sostegno finanziario va poi riformulato radicalmente, in quanto gli attuali tassi di interesse sui prestiti si collocano tra il 18% e il 25%, con grandi difficoltà per le piccole e medie imprese soprattutto del settore agricolo. Si prevedono esenzioni e sussidi sulla base di fondi di garanzia, per ridurre i rischi per le banche e ampliare l’accesso ai finanziamenti, con forte sostegno statale alla produzione da esportare. Finora l’economia tagica dipende in gran parte dall’export nei Paesi ex-sovietici della Comunità degli Stati Indipendenti, e si rende necessaria una diversificazione che guardi piuttosto alla Cina, alla Turchia e agli Stati del Golfo Persico, sperando in una normalizzazione della situazione in quest’area.
Le differenze negli standard di quarantena e fitosanitari complicano inoltre il lavoro dei produttori, e causano ritardi o resi dei prodotti alla frontiera. Per affrontare questi problemi, è necessario creare laboratori accreditati per analisi di qualità rapide e implementare certificati fitosanitari digitali, che velocizzeranno il processo di certificazione e i controlli doganali. Lo Stato ha intenzione di conferire particolari premi e vantaggi ai migliori esportatori del 2025, indipendentemente dalla forma di proprietà statale o privata, e già a gennaio si è tenuta a Dušanbe una cerimonia apposita del concorso “Migliore esportatore del Tagikistan”, a cui hanno partecipato 51 diverse compagnie.
L’obiettivo più importante, ribadito più volte dallo stesso presidente Emomali Rakhmon, è quello di “creare un brand tagico a livello internazionale”, che oltre agli standard di qualità metta in evidenza l’originalità della produzione nazionale, con opportune presentazioni alle fiere mondiali e la digitalizzazione dei processi d’esportazione. Il Tagikistan cerca di migliorare i processi produttivi, ma soprattutto di affermare la propria identità.
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