06/10/2022, 13.55
GIAPPONE
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La Chiesa dell'Unificazione all'Onu: perseguitati dopo la vicenda Abe

Nell'occhio del ciclone dopo l'omicidio dell'ex premier il gruppo religioso fondato dal rev. Moon ha presentato un esposto al Comitato per i diritti umani. "In Giappone distorta una tragedia nazionale in una bizzarra narrazione che fa dell'assassino una vittima". Denunce di attacchi personali ai propri membri. Intanto la questione resta calda per il mondo della politica a Tokyo.  

Ginevra (AsiaNews) - La Federazione delle Famiglie per l'Unità e la Pace nel Mondo - la cosiddetta Chiesa dell’Unificazione fondata dal reverendo coreano Sun Myung Moon - ha presentato una denuncia formale al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per “una campagna di intolleranza, discriminazione e persecuzione” in Giappone. Il gruppo religioso dal luglio scorso si trova nell’occhio del ciclone per la vicenda dell’assassinio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, colpito a morte da un uomo che nutriva risentimenti per alcune ingenti donazioni compiute dalla madre al gruppo religioso.

La denuncia, presentata dall'ong con sede a Parigi Coordination des Associations et des Particuliers pour la Liberté de Conscience (CAP-LC), chiede che il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite affronti "le sofferenze in corso" dei membri della Chiesa dell'Unificazione in Giappone durante la 136a sessione che si terrà dal 10 ottobre 2022 al 4 novembre 2022.

La denuncia di 22 pagine sostiene che i diritti di questo gruppo religioso in Giappone “sono stati gravemente, sistematicamente e palesemente violati" dopo l'assassinio dell'8 luglio, commesso da un uomo che odiava la Chiesa dell'Unificazione. Accusano alcuni avvocati e i media giapponesi di aver “distorto questa tragedia nazionale in una bizzarra narrazione che fa del presunto assassino una vittima della Chiesa dell'Unificazione, incolpandola per l'assassinio. I membri della Chiesa hanno subito centinaia di attacchi personali, aggressioni, minacce di morte, atti di vandalismo e altre forme di violenza pubblica”.

La denuncia stigmatizza anche gli sforzi pubblici per “nominare e svergognare” i politici giapponesi che hanno partecipato a eventi di organizzazioni collegate alla Chiesa dell'Unificazione. Si appella all'articolo 25 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici - di cui il Giappone è Paese firmatario - che protegge sia il diritto dei cittadini a partecipare al processo democratico sia la libertà dei rappresentanti eletti di “consultare e cooperare con i leader e i membri delle religioni di loro scelta”.

Il tema della Chiesa dell’Unificazione resta molto caldo nel dibattito politico giapponese. Lo stesso premier Fumio Kishida lunedì – aprendo i lavori della sessione del parlamento giapponese – ha detto di voler ascoltare la “dura voce” della gente che critica i legami tra molti esponenti del suo partito e il gruppo religioso. Ma a chi in Giappone ne chiede addirittura lo scioglimento ha risposto che la questione "deve essere valutata con attenzione in termini di libertà di religione".

Da parte sua lo scorso 22 settembre in una conferenza stampa tenuta nella sede di Tokyo Hideyuki Teshigawara, uno dei responsabili della Chiesa dell’Unificazione, rispondendo alle critiche sulla vicenda della famiglia dell’omicida di Abe, ha risposto che il gruppo religioso “prenderà in considerazione la situazione finanziaria dei seguaci e si assicurerà che le donazioni non siano eccessive”, garantendo il rispetto del “libero arbitrio” dei propri fedeli.

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