17/04/2014, 00.00
SRI LANKA
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La Pasqua "spinga i cattolici a difendere i diritti umani in Sri Lanka"

di Melani Manel Perera
Intervista a suor Deepa Fernando, religiosa della Congregazione della Sacra Famiglia e membro del Justice, Peace and Integrity of Creation (Jpic) e del Christian Solidarity Movement (Csm). Secondo la religiosa a volte i cristiani in Sri Lanka "si dimenticano di essere tutti fratelli e sorelle". Per questo bisogna seguire le orme di Gesù, che "è morto per proteggere i diritti degli altri".

Colombo (AsiaNews) - "Se la Chiesa cattolica in Sri Lanka vuole davvero costruire pace e sviluppo tra gli esseri umani feriti di questo Paese, dovrebbe partecipare al processo di riconciliazione con azioni concrete. Dare suggerimenti o fare richieste al governo non basta. Possiamo iniziare a Pasqua, che è una grande occasione per tutti i credenti di testimoniare 'chi sono i cristiani'". A parlare ad AsiaNews è suor Deepa Fernando, religiosa della Congregazione della Sacra Famiglia e membro del Justice, Peace and Integrity of Creation (Jpic) e del Christian Solidarity Movement (Csm). Per la sua grande esperienza sul campo, maturata prestando servizio tra le comunità del nord colpite dalla guerra civile, la religiosa ha partecipato all'ultima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unchr). Lì a Ginevra è stata approvata una nuova risoluzione contro lo Sri Lanka. Di seguito l'intervista di suor Deepa. (Traduzione a cura di AsiaNews)

Quali sono le sue impressioni sulle sessioni di Ginevra?

La cosa più interessante è stata vedere gli sforzi di ciascun Paese nel mostrare quanto bravi sono nel proteggere i diritti umani all'interno dei propri confini, e sentire poco dopo che tutti loro si macchiano di violazioni ai diritti umani. Torturano, fanno scomparire, o prendono in custodia in modo illegale le persone; compiono espropri forzati; stuprano le donne; distruggono l'ecosistema.

Questa contraddizione è stata particolarmente evidente nel rapporto presentato dalla delegazione dello Sri Lanka e in quelle di rappresentanti della società civile. Il primo sosteneva la necessità di dare più tempo al governo per rafforzare le sue attività; i secondi evidenziavano come avrebbero potuto le autorità migliorare la situazione se a cinque anni dalla fine della guerra nulla era stato ancora fatto. Intanto, proprio in quei giorni, due attivisti cattolici per i diritti umani sono stati arrestati.

Non tutta la Chiesa cattolica è d'accordo con la posizione della comunità internazionale e ritiene inutile la risoluzione. Cosa ne pensa lei come religiosa cristiana?

Durante e dopo la guerra civile i diritti umani sono stati violati, e questo accade anche oggi. Non sono state trovate soluzioni ai problemi che affrontano i tamil: molti di loro non hanno ancora una casa vera; hanno perso ogni bene; vivono in condizioni difficili. Non ci sono giustificazioni o risposte accettabili per questo. Le autorità devono comprende i problemi e trovare un modo efficace per risolverli.

Come cristiana, devo dire che Gesù è sempre stato al fianco degli oppressi. Anche oggi Egli è con chi è vittima delle violazioni ai diritti umani. Per questo la Chiesa cattolica dovrebbe essere con le comunità oppresse. Se non vuole accettare le indagini internazionali, allora la Chiesa avrebbe dovuto agire prima, in modo più attivo e intelligente, per fare pressioni sul governo e attuare soluzioni pratiche, senza lasciare che le vittime ne soffrissero. In questo processo, la Chiesa non può lavarsi le mani rilasciando solo dichiarazioni in cui dà suggerimenti o fa richieste al governo. Essa dovrebbe seguire le orme di Gesù, ascoltare la sua voce.

Secondo lei cosa dovrebbero fare i cristiani per proteggere i diritti umani?

[Quello che dobbiamo fare] ce lo dice la Sacra Bibbia. Ma abbiamo paura per colpa delle parole "diritti umani". E così lasciamo questa responsabilità ad altri. Ma Gesù è morto per proteggere i diritti degli altri. È questo il tipo di amore è quello che professa. Dobbiamo superare le regole stabilite per mostrare il nostro amore. Non ha senso impegnarsi solo nei nostri riti cattolici. Dobbiamo essere sensibili verso chi soffre. È nostra responsabilità dare voce a chi è oppresso. Anche papa Francesco invita spesso ad aiutare i bisognosi. A prescindere dal colore e dal credo dobbiamo sostenere chi è in difficoltà. Noi chiamiamo Dio "il Padre", ma ci dimentichiamo che tutti sono fratelli e sorelle. I cristiani devono farsi avanti e mostrare il loro amore. Questa è la vocazione cristiana.

 

 

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